Nucleare? No, mai. Ioduro di potassio? No, per ora

E’ difficile decidere cosa fare per ridurre i rischi dell’inquinamento radioattivo provocati dal disastro di Fukushima perché spesso i dati ufficiali, soprattutto giapponesi, sono discordanti tra di loro: in queste circostanze si cerca di non creare allarmismi (sociali e poi economici) a scapito di una informazione veritiera ed esauriente.

Certamente c’è una nube radioattiva che sta sorvolando i cieli d’Europa dopo aver percorso migliaia di chilometri e che non si fermerà presto, perché la centrale distrutta continua ad emettere fumi. Non possiamo prevederne l’evoluzione futura: dipenderà molto dai venti, da altre eventuali scosse telluriche, dall’intervento dei tecnici. E’ incredibile che la salute di milioni di persone sia davvero così precaria. Mi vengono i brividi immaginando se un incidente simile si fosse verificato in Francia (dove è stato riscontrato pochi mesi fa un difetto nei sistemi di emergenza in 34 dei loro 58 reattori): in che condizioni ci troveremmo?

Sono troppo alti i rischi degli “incidenti nucleari”: un delicato eufemismo perché in realtà una fuga di materiale radioattivo da una centrale si deve descrivere con queste parole: cancro, leucemia, malformazioni dei neonati, alterazioni genetiche, sterilità, anemia, infezioni per molti, molti anni. E come non pensare alle troppe le incognite, dallo smaltimento delle scorie, alla individuazione di luoghi cosiddetti sicuri per la loro collocazione.

La tecnologia che produce l’energia nucleare è incontrollabile e non ci resta che stare col fiato sospeso a seguire l’evoluzione di quanto è accaduto a migliaia di chilometri dalle nostre case.

I dati finora trapelati, per quanto frammentari, hanno confermato la liberazione di alcuni radioisotopi, iodio 131 e cesio 137, mentre non c’è certezza della dispersione di radioisotopi più pesanti e per certi versi anche più pericolosi, plutonio e zirconio.

I venti hanno disperso il materiale radioattivo prevalentemente nell’area orientale e nord orientale, verso l’Oceano Pacifico e gli Stati Uniti. Nel loro movimento le masse d’aria sono andate gradualmente depauperandosi del contenuto iniziale di radioattività, per cui sono arrivate da noi ad una concentrazione di radioattività estremamente bassa, anche se non sappiamo cosa succederà nei prossimi giorni.

Si stanno effettuando misure giornaliere, in particolare degli isotopi Cesio 137 e Iodio 131. È stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale. Tutti i risultati delle misure effettuate sino ad oggi non hanno evidenziato anomalie rispetto a quanto rilevato precedentemente all’incidente.

Lo iodio 131 ha una emivita breve, cioè rimane nell’aria, nell’acqua, nelle catene alimentari per una decina di giorni ma può causare il carcinoma papillare della tiroide nei bambini e negli adolescenti. Dopo “l’incidente” di Chernobyl furono soprattutto i bambini che all’epoca avevano da 0 a 4 anni ad ammalarsi, soprattutto abitanti nelle aree limitrofe alla centrale nucleare ma anche in Bielorussia, ma non in Polonia, dove è stato somministrato lo ioduro di potassio.

Questo farmaco è usato per saturare la ghiandola tiroide e prevenire l’incorporazione nella ghiandola di iodio radioattivo. Va somministrato prima o immediatamente dopo l’esposizione, e può ridurre il rischio futuro di cancro alla tiroide. Non è un “antidoto contro le radiazioni”, non protegge contro l’irraggiamento esterno o contro altre sostanze radioattive oltre allo iodio.

Può avere effetti collaterali: reazioni allergiche (rash, orticaria, difficoltà di respiro, senso di oppressione al petto, gonfiore della bocca, del viso, labbra o lingua), confusione, febbre, battito cardiaco irregolare, sapore metallico in bocca, ulcere della bocca; intorpidimento o formicolio delle mani o dei piedi, eruzioni cutanee, dolori di stomaco, stanchezza insolita, debolezza, reazioni di ipersensibilità allo iodio e disturbi sia in senso ipo che iper della tiroide. Ma sono effetti trascurabili se si tiene conto che va assunto quando il rischio è di sviluppare un cancro della ghiandola, a causa della contaminazione radioattiva.

Ad oggi i valori registrati in Italia non indicano la necessità di farmaci per i bambini sani. Non è, quindi, raccomandata alcuna misura terapeutica o preventiva, ma allego i dosaggi dello ioduro di potassio sperando che non debbano mai servire (vai all’articolo originale).

Dott. Eugenio Serravalle

http://www.associazioneitalianatiroide.org/

http://www.salute.gov.it/dettaglio/principaleFocusNuovo.jsp?id=20&area=giappone

http://www.arpat.toscana.it/notizie/2011/gli-ultimi-dati-di-radioattivita-rilevati/

http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/Archivio/Documenti_Home_Page/Documenti/emergenzanuclearegiappone.html

http://www.fda.gov/Drugs/EmergencyPreparedness/BioterrorismandDrugPreparedness/ucm072265.htm


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