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Comunicazione: come dire della separazione ai bambini

mamma e papà separatiInnanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno letto, approvato e mosso diverse critiche; queste ultime forse fanno meno piacere ma certamente inducono maggiormente alla riflessione ed all’introspezione, quindi ben vengano.

Non immaginavo certo quell’enorme numero di visite… la “mission impossible” sarà confermare quest’attenzione.

Proviamoci!

Seguendo l’ordine che ci eravamo dati oggi sarebbe utile parlare della comunicazione.

Come spiegare ai bambini la triste decisione della separazione?

Ricordo nitidamente quel tormentato sabato pomeriggio d’inizio estate ed ogni volta che volutamente o meno si riaffaccia ai miei pensieri provo le stesse sensazioni; un dolore straziante che necrotizza l’anima, negli occhi del Pescatore la delusa impossibilità di cambiare le cose, il peso del tradimento, la responsabilità di avergli cambiato la vita; in peggio.

Di contro, e non parlo per alleviare le mie, o eventuali future sofferenze simili alle mie (scrivo per evitarle…) lui mi fronteggiava con una maturità agghiacciante ma rassicurante, una tristezza tanto lucida quanto misurata, una dolcezza infantile ma seria.
Sembrava un gigante di fronte alle mia adulta insicurezza… quando un genitore impara dai figli.

Per questo, se nonostante tutti i tentativi fatti (fino a sentirvi esausti, ricordate..?), vi ritroverete a dover comunicare questa triste novità, il mio suggerimento è: fatelo insieme, mamma e babbo, senza nascondere le emozioni, anche perchè tanto non ci riuscireste. Fatelo pure piangendo ma dite loro la verità senza bugie né inutili indoramenti; la pillola sarà comunque insopportabilmente indigesta.

Trasmettetete loro la sensazione di sicurezza e di amore che vi chiederanno anche senza parole, certamente con lo sguardo.

La comunicazione è spesso non verbale: specie i bambini si esprimono attraverso il comportamento, gli atteggiamenti, il corpo e non è sempre facile, né noi in ogni occasione siamo predisposti a cogliere tali segnali; tristezza, stanchezza, rabbia, delusione, insoddisfazione spesso ci impediscono tale percezione e putroppo talvolta non riusciamo nemmeno nell’intento di maschararle.

Questa nostra incapacità, unita alla naturale predisposizione dei bambini di percepire e sentire le tensioni ed il disagio ancorchè nessuno li abbia messi a conoscenza di alcunché, è come il “cacio sui maccheroni”!

Non mancano poi le situazioni dove ciò che cerchiamo di trasmettere o che ci viene trasmesso non viene affatto recepito o addirittura sortisce effetti diversi, se non a volte proprio opposti, a quelli originali…

Mi viene in mente l’esempio di una coppia di conoscenti dove il marito faceva vedere alla consorte un sacco di nuove abitazioni e questa non percepiva il suo bisogno di affrancarsi dalla sistemazione di quel momento; così come un’altra coppia dove il marito se le inventava di tutte per cercar di stimolare un’evoluzione della sfera sessuale senza purtroppo riuscirci.

Si obietterà da una parte: entrambi i mariti potevano parlare chiaro; si ribatterà da quella opposta: entrambe le mogli potevano chiedersi se c’era qualcosa che non andava.

Sì, perché comunicare non è mai facile ed è universalmente noto quanto sia odioso spiegare cose ovvie o far qualcosa solo perché ci è stato richiesto; d’altronde, anche l’ovvietà come molte altre cose è soggettiva, insomma… non se ne esce.

Con la rivelazione della separazione inizia un viaggio senza ritorno, nel quale ciò che si proverà sarà forse meno dirompente perchè già rodati dal dolore, ma porterà verso sensazioni che nessuno, prima, avrebbe mai pensato di poter vivere.

Questo perchè in fondo ci piace o abbiamo bisogno di convincerci che siamo un po’ più nobili e meno meschini degli “altri” oppure solo un po’ più capaci nella gestione del crogiolo “emozioni, sentimenti, situazioni” che si verrà a creare e di cui non abbiamo la benchè minima idea.

Tutto questo ha un nome ma ne parlerei la prossima volta…

Intanto aspetto le vostre voci, babbi e mamme…

Alessandro Giannoni

Commenti

Comment from Mammola1982
Data 5 aprile 2011 alle 08:27

Sono contenta di leggerti di nuovo, pensavo che i commenti ti avessero fatto scappare.

Grazie della risposta e di questa nuova condivisione.

I miei ricordi di allora sono vaghi e fumosi, non ricordo come mi e’ stato detto e se mi e’ stato detto.
Anzi, nella mia testa c’e’ solo l’assenza. Forse papa’ se n’e’ solo andato e mamma ha fatto finta di niente

Comment from Vlad
Data 5 aprile 2011 alle 09:09

Ben tornato alessandro!
La comunicazione è spesso non verbale: direi piuttosto che spesso siamo noi ‘adulti’ a volerci ostinare a credere a qualcosa di diverso da quello che abbiamo davanti: le parole. tante potrebbero essere le cause. Ma l’aria che si respira quando una coppia si separa, non e’ mai fresca. Cioe’, la situazione che si vive in casa, i comportamenti della coppia stessa, gli sguardi, le attenzioni, sono già cambiati da tempo. Quando la coppia si divide i bambini o i figli, a mio avviso, si trovano già davanti ad un risultato che aspettavano da tempo. Come dici tu comunicare non e’ facile, più complicato e’ rendersi conto di quello che si comunica… decisamente più distruttivo, a volte, di qualsiasi ‘arma batteriologica’ esistente… porre attenzione ai fatti, alle parole, ai termini che si usano… Una cosa che personalmente ho dovuto imparare proprio alla separazione dei miei genitori. Perche’? Semplice: ognuno di loro comprendeva per le stesse parole, significati diversi (con risultati, ognitanto catastrofici. Fu cosi’ che mi portai verso una lettura piu’ approfondita di Albisetti e di altri autori, forse proprio per capire, comprendere, studiare, approfondire una cosa che io davo per scontato: saper comunicare agli altri. Non era affatto cosi’ anzi mi resi conto che in tanti anni tutti mi avevano insegnato, io avevo studiato e appreso tante cose, ma in effetti, la mia comunicazione verbale era soggetta all’egoismo personale e non alla situazione. la mia comunicazione seguiva ‘un solo pensiero’ ed era un po ‘chiusa’… la mia comunicazione era basata ‘sulla mia persona’, povera di fantasia, di alternative, di confronti…e di ‘modalità diverse’ per presentarle. Eppure io non ero cosi’, non mi riconoscevo più. E dopo uno scompiglio generale personale, mi resi conto che non era ‘troppo’ la comunicazione’ che non conoscevo o la fantasia a mancare; ma più semplicemente usavo male queste cose mischiando l’una con l’altra con la mia convinzione. Per regalare un fiore, non abbiamo bisogno di convincerci, ma solo il desiderio di condividere la sua fragranza con qualcuno.

Comment from Luca
Data 5 aprile 2011 alle 14:28

Ho letto il tuo articolo con apprensione…
Sono un “probabile” papà separando, nel senso che oggi sto ancora sperimentando una ingombrante difficoltà comunicativa con la mia partner per così dire, con la quale ho avuto un meraviglioso “bimbo” di 10 anni. Abbiamo anche iniziato un percorso di mediazione familiare, giunto ormai a metà strada, senza per altro vedere ancora alcuna luce in fondo al tunnel. La cosa che pero’ mi spaventa piu’ di tanti altri aspetti che una separazione comporterebbe e’ il momento in cui rendere partecipe il piccolo “bimbo”, che solo vorrebbe avere i suoi genitori vicini sempre. Non riesco a pensare a come si potra’ sentire… Io, per fortuna, non ho mai dovuto provare una tale sentimento, ma sono certo che mi sarei sentito morire dentro, come se in quell’istante un intero pianeta fosse caduto solo sulla mia testa… Sto cercando di leggere e ho letto tanto sul fatto che tutto puo’ essere elaborato e cerco di ripetermi come un mantra propiziatorio cio’ che le mediatrici ripetono “stiamo tutti lavorando per costruire un futuro migliore”. Ma non riesco a togliermi dalla mente quel momento in cui vedro’ negli occhi di mio figlio il pianeta che sta cadendo sulla sua testa…

Comment from angelo
Data 5 aprile 2011 alle 16:19

la verita meglio non nasconderla mai

Comment from Barbara
Data 5 aprile 2011 alle 17:55

Appena posso commento

Comment from alessandro.giannoni
Data 5 aprile 2011 alle 20:17

@ Mammola1982. Grazie a te per avermi letto di nuovo. No, i commenti non mi hanno fatto scappare perchè tutto sommato sono più quelli di apprezzamento che di biasimo, quindi mi hanno incoraggiato a continuare. Quando sarà il momento di smettere forse lo capirò anche dai commenti…

Comment from alessandro.giannoni
Data 5 aprile 2011 alle 20:30

@ Vlad. Felice di trovarti ancora.
Si, i bambini arrivano prima, sentono prima, anticipano le sensazioni, proprio come gli animali prima di un terremoto.
Anche se può sembrare paradossale, saper comunicare a volte può essere più importante di quello che si vuol comunicare; almeno questo è il mio modesto punto di vista.
Grazie del tuo contributo; mi ritrovo spesso nel tuo “scompiglio generale”… E spero di regalare presto anche io un fiore!!

Comment from alessandro.giannoni
Data 5 aprile 2011 alle 22:53

@ Luca. Tu sei il mio target, il profilo per il quale scrivo. Ho seguito anch’io un percorso di terapia di coppia; non che sia stato inutile ma inutile è stato averci riposto assetate speranze di soluzione… fidati! La cosa che spaventa me è come ti sentirai tu; e non perchè non mi interessino le sorti del tuo campione.
Lui se sentirà ancora la stessa sicurezza, lo stesso amore e le stesse attenzioni di cui lo avete certamente sempre circondato non faticherà troppo a riprendersi; tu si.
Lui non si sentirà morire perchè ancora non conosce il significato della morte, tu si.
Lui non vedrà crollare il suo mondo perchè voi, spero con non troppe difficoltà, sarete sempre lì, ma lui non sarà sempre lì con te e quindi se c’è un mondo che crollerà sarà il tuo.
Tu puoi fare ancora in modo di non vedere quegli occhi; tutto quello che potevo dare come suggerimento è scritto in questi articoli, pensaci…
Io sono nessuno ma se avrai bisogno di me ci sarò. Buone cose…

Comment from Barbara
Data 6 aprile 2011 alle 12:48

Caro amico Alessandro,
oggi ho legalizzato la mia separazione maturata con il tempo, definitiva.
Come iniziare questo confronto tra genitori separati,non ne ho idea,il tempo per ascoltare le emozioni dei figli e le proprie non c’è mai stato il parto gemellare mi ha straziato mentalmente e fisicamente e mio il mio ex-marito mi ha praticamente abbandonata con queste due creature che cominciavano a vivere e a chiedermi chiedermi chiedermi……
Io ho provato un gran senso di solitudine non ho avuto la depressione post parto perchè non me lo sono potuto permettere e perchè l’amore per i miei figli ha prevalso per fortuna ma il marito dov’ era?
Come faceva a non sentire il bisogno di stare con i suoi cuccioli?
Con il passare del tempo lui si è sempre più allontanato lasciandoci soli nelle nostre sofferenze,gioie,insicurezze, soli senza poter condividere insieme le “emozioni”di tutti i giorni,di questo si vive e lui dov’era?
Ha prevalso l’egoismo per lui!
Io ho dovuto annullarmi per poter dare il massimo hai miei figli non ho potuto fare diversamente non c’è una regola di vita io ho dovuto fare così ed ora che i miei bimbi sono grandi sono pronta ad affrontare questa situazione insieme a loro che sono sicura capiranno,ogni cosa ha suo tempo,non si torna indietro si va sempre avanti.
Ci sentiamo presto
Grazie di questo spazio riflessivo e maturo che tu hai creato per quei genitori che hanno voglia di capire e di condividere momenti difficili e sofferenti.
L’importante è non sentirsi soli!!!!!!!!!!!!!

Comment from Luca
Data 6 aprile 2011 alle 13:02

Grazie per quello che scrivi e per la tua disponibilità. Come puoi immaginare e’ solo benvenuta. Come ti ho scritto in coda all’altro tuo articolo credo molto nel ruolo di papà, un ruolo su cui esiste poca storia da cui attingere, perchè pochi, a mio avviso, sono i papà che si rendono conto di esserlo e soprattutto di che cosa ciò implichi operativamente. Mi verrebbe anche da dire che si divertano facendolo….
Credo che la mediazione (non terapia ndr) possa avere l’unica valenza di tentare una gestione extragiudiziale e di buon senso, più che di ricomposizione della relazione (e forse non desidero nemmeno che accada), ma so già che potrà essere molto in salita, stante l’inclinazione mammo ed ego-centrica della mia attuale compagna di “vita”…
Condivido anche il fatto che qualora una separazione fosse inevitabile, avrò modo di percepire tutto il dolore derivante dal cambiamento e dal senso di vuoto che mi accompagnera’ per un certo tempo.
Credo pero’ che come per tutte le cose esistano sempre due facce della medaglia: da un lato il fallimento della mia relazione e l’associato dolore, dall’altro un riconquistato controllo, per lo meno di alcuni aspetti, della mia vita che ora non mi sento nemmeno spinto a percorere essendo in una sorta di stasi quiescente ormai decennale. Certo sono cosciente che potrebbe esserci davanti a me un futuro radioso, ma anche un inferno e in fondo mi rendo conto che non ho poi tutta questa possibilità di decidere/scegliere e, men che meno, di essere tutelato nelle mie aspettative. E’ questo che mi fa sentire certamente solo. Benvengano dunque momenti / spazi virtuali come questo in cui se non altro e’ possibile espimersi liberamente. Grazie. Lu

Comment from alessandro.giannoni
Data 6 aprile 2011 alle 17:15

@ Barbara. Oggi non deve essere stata una giornata allegra…
Per usare le tue parole non so dov’era lui, forse non lo sapeva nemmeno lui dov’era o dove voleva andare.
Spero solo che sia più presente d’ora in avanti, per i tuoi gemelli ma anche per lui.
Non so gli anni dei tuoi bambini ma li chiami cuccioli quindi non possono essere troppo grandi; se perde le emozioni, le gioie, le soddisfazioni di questi anni, considerato che sembra averne perse già abbastanza, non avrà un’altra occasione e potrebbe pentirsene amaramente quando, tra qualche anno, i tuoi bimbi ormai grandi potranno farlo sentire quasi un intruso. Grazie a te di esserci in questo spazio…

Comment from Peperita
Data 7 aprile 2011 alle 11:29

Nel commento di Luca leggo, ancora una volta, la capacità di centrare un aspetto importante delle tematiche della separazione…
Mentre il ruolo di madre sola è in qualche modo “storico” (prima della gestione del divorzio abbiamo imparato ad essere vedove o mogli di migranti) quello di padre “solo” è tutto da costruire

La mia speranza è che i padri come voi (Alessandro e Luca) siate sufficientemente forti da riuscire ad imporre un nuovo modello culturale, che sia da esempio nel futuro
In bocca al lupo

Comment from alessandro.giannoni
Data 7 aprile 2011 alle 22:06

@ Luca. Come ha detto Peperita, che ringrazio per il suo commento incoraggiante, siamo noi l’inizio della storia del babbo, i primi modelli di riferimento per la generazione futura.

Questo a mio avviso si riscontra e si amplifica nella separazione ma è frutto della fulminea emancipazione della donna dal secondo dopo guerra in poi.
Non voglio nè sono in grado di elencare pro e contro di questa evoluzione dell’universo femminile ma per quanto riguarda noi, volente e nolente, l’aspetto più importante e originale è la nostra generazione di babbi.

Un nuovo modo di interpretare il ruolo di babbo, più consapevole (dovuto anche all’aumentare dell’età alla quale si diventa genitori), fattivo, dinamico, operativo, presente ed emotivo; giusto per fermarmi qui.

Non me ne vogliano le nuove madri ma credo che gran parte di ciò che hanno acquistato i babbi lo hanno perso loro ed oggi, in virtù di ciò, a me personalmente, e sottolineo personalmente, l’antico adagio “la mamma è sempre la mamma” va un po’ stretto!

Perdona la schiettezza ma se credo poco nella terapia di coppia ancor meno nella mediazione e credo che se arriverete alla separazione il dolore ed il vuoto ti accompagneranno per un periodo “certamente” lungo e probabilmente più di quanto ora tu possa immaginarti.
Perdonami ancora ma il riappropriarti di alcuni aspetti importanti della tua vita non colmerà il vuoto venutosi a creare con la perdita della famiglia e, quanto al futuro radioso… beh, te lo auguro di cuore ma qui fuori di radioso c’è solo il sole ed il sorriso dei bambini…
Grazie a te Luca.

Comment from Mammola1982
Data 8 aprile 2011 alle 08:50

Io invece vi auguro un futuro radioso, anche perche’ ai vostri figli non puo’ che rendere felici.

Posso proporvi un argomento?

Comment from Barbara
Data 9 aprile 2011 alle 07:35

Tanto per fare due chiacchere………..
Io sono una di quelle mamme che chiede il coinvolgimento continuo del padre dato che lui è pigro nel dare gratuitamente i sentimenti anche ai propri figli oltre che a me ma ormai separata definitivamente.
Mondo femminile…mondo maschile credo che sia importante prendersi semplicemente le proprie responsabilità al momento opportuno il babbo ha un ruolo comunque che non può essere sostituito con quello della madre e viceversa a volte mi ritrovo costretta a fare anche la “babba” ma mi scomoda devo tirar fuori una parte di me che non vorrei ma nella vita ci si abitua a tutto e ciò che a volte può sembrare anomalo diventa poi normale,anche i figli si adeguano,anche se con fatica e stress ai cambiamenti che i loro genitori gli propongono,hanno solo noi!!!!!!!!!!!!
Siamo il loro modello di vita!
Cerchiamo di dargli comunque un esempio il più dignitoso possibile!!!!!!!!!!!!!
La mamma è sempre la mamma qualcuno commentava nella bacheca!!!!!!!!!!
Ma non amo i proverbi per principio ogni caso a sè, lasciamo parlare la psicologia non i detti popolari!!!!!!!!!!!

Comment from alessandro.giannoni
Data 9 aprile 2011 alle 08:47

@ Mammola. Ricambio l’augurio aspettando la tua benvenuta proposta… Saluti.

Comment from Mammola1982
Data 9 aprile 2011 alle 13:12

Ciao Alessandro,
Grazie della disponibilita’ all’ascolto!

Mi piacerebbe che tu ci raccontassi delle altre figure maschili nella vita dei tuoi figli! Hanno i nonni?
Si sono maggiormente legati a loro?

Io a dire il vero di argomenti ne avrei davvero tanti, ma molti riguardano il papa’ quando i fihli non ci sono… Come vivi la loro assenza?

Comment from Mammola1982
Data 9 aprile 2011 alle 13:14

@ Luca
Perche’ non commenti piu?

@ Peperita: tu sei mamma?

Comment from pina orsini
Data 10 aprile 2011 alle 08:03

le cose sono piu’ semplici di quello che pensiamo. l’ importante è comunicare ed i bambini nella loro purezza capiscono tutto.e l’ importante è non far sembrare sbagliato nessuno, in quanto un patner puo’ essere il piu’ ignobile dei patner, e purtroppo questo non e’ raro, ma per i bambini e’ per loro un terminale importante, e diffamandolo davanti a loro, si rovina il loro equilibrio e la loro stabilità. So benissimo che non è facile, ci sono passata anche io, ma la vita non sempre è facile, e dobbiamo imparare a mettere davanti non le nostre emozioni ma quelle dei nostri figli che in ogni caso pagano per i nostri errori, quindi non mi sembra il caso di infliggere altre cose. spero di essere stata chiara.

Comment from Peperita
Data 10 aprile 2011 alle 14:56

Ciao Mammola,
sono mamma di due bimbi di 9 anni e 28 mesi :)

Comment from rosa
Data 11 aprile 2011 alle 14:39

Quello che dice “pina orsini” è assolutamente giusto. Spero che il suo commento non si perda tra gli altri.

Mi permetto di aggiungere una cosa: in molti pensano che educare significhi trasmettere ai nostri figli il nostro modo di comportarsi, le nostre convinzioni, le nostre buone maniere, nella speranza che diventino “bravi come noi“, dei nostri piccoli cloni.
Questo porta anche a pensare che ai figli debbano essere dette certe cose piuttosto che altre o ad immaginare che non si rendano conto di ciò che quotidianamente vivono in quanto “non glielo abbiamo mica detto!!”.
Cominciamo a pensare che educare significhi riuscire a fargli vivere le più varie esperienza, a farli esprimere, a far uscire nei giusti modi ciò che già hanno dentro, aiutandoli a condurre il complicato veicolo bipede comunemente chiamato “uomo”: perché dentro ad un bambino (uomo), c’è già tutto.

Adesso, come qualcun altro ha detto in precedenza, dovrete perdonare anche la mia di schiettezza… Credo che in chi scrive, ed in alcuni commenti, ci siano davvero idee confuse. Nella convinzione di essere “l’inizio della storia del babbo” e “i primi modelli di riferimento per la generazione futura“ c’è sicuramente molta confusione e, onestamente, non può che nascondersi un desiderio di autoreferenza. Dico così perché l’alternativa è l’ignoranza: e, a parte qualche frase raccolta qua e là (probabilmente in modo involontario) e riportata senza cit. per mancata conoscenza, non mi pare poter pensare ciò.
I “babbi” come li intendi tu (perché io penso che un “babbo” nasca al concepimento e non al momento della separazione, ma forse sono troppo romantica) sono nati da tanto tempo, direi da oltre 40 anni: e molti di loro hanno svolto e svolgono tuttora il loro ruolo in modo dignitoso anche nel nuovo stato civile di “separato”. E non solo accudendo al meglio i figli che rappresenta solo la punta dell’iceberg.
Pertanto non credo possa ritenersi da iniziare nessuna storia, e credo che non ci sia nessun modello a riferimento per la generazione futura su queste pagine ma solo il sentirsi raccontare di un‘esperienza vissuta, raccontata in modo parziale per ovvi motivi.
Ma oggi va di moda fare outing, va di moda rivendicare nuovi diritti in ragione di una emancipazione femminile (che hai precedentemente tirato in ballo e nulla c’entra con il ruolo di genitore separato) vissuta dall’altra parte della barricata. D’altra parte ti va stretto il detto “la mamma è sempre la mamma”… come se togliere autorità alla figura di madre portasse giovamento al padre..

Per “peperita”: nella tua speranza che “i padri come voi (Alessandro e Luca) siate sufficientemente forti da riuscire ad imporre un nuovo modello culturale, che sia da esempio nel futuro”… a cosa ti riferisci? Cosa manca secondo te nella cultura del “babbo” fino ad oggi?

Comment from alessandro.giannoni
Data 11 aprile 2011 alle 23:02

@ Mammola. I miei bambini hanno entrambi i nonni ed il maschio è molto legato anche ad uno zio che gli ha trasmesso la la passione della pesca; da qui il soprannome.
Questi legami non hanno subito modificazioni o intensificazioni dopo la separazione perchè comunque la figura del babbo non è mai venuta a mancare nemmeno per un giorno.
Ciò è stato possibile anche per la vicinanza materiale tra me e loro che comunque ha il suo prezzo da pagare nei risvolti che si creano tra i genitori; questo per accogliere parzialmente l’obiezione che mi mosse Rosa tempo fa e alla quale risponderò appena possibile.
Nonni e nonne sono state figure fondamentali nella mia vita e spero che questo possa ripetersi anche per i miei figli.
La loro assenza la subisco non la vivo, come nemmeno lontanamente avrei potuto immaginare.
E’ soprattutto la sera, dalla fine del lavoro in poi, che questa si fa sentire impietosa e grave; vuoi perchè ogni mattina accompagnando lentamente la piccola all’asilo mi cibo avidamente di quel ritaglio di tempo con lei, esattamente come prima della separazione; vuoi perchè ogni pranzo lo consumo con il maschio, passando con lui oltre un’ora, anche questo proprio come ante separazione.
Sono passati ormai quasi 2 anni ed un antidoto alla loro assenza non l’ho ancora trovato, nè dubito lo troverò.
So che sono nelle ottime mani della loro mamma, so che sono a meno di 50 m. da me, come so che sono solo e tale mi sentirei anche in qualunque altra circostanza…
Non ci sono amicizie, non ci sono svaghi, non ci sono donne che colmino questo vuoto; o almeno, se ci sono io non le ancora trovate.

Comment from alessandro.giannoni
Data 11 aprile 2011 alle 23:11

@ Pina Orsini. Oserei dire che ciò di cui parli, il non far passare per sbagliato l’altro-a, è la cosa più difficile da mettere in pratica e sono completamente d’accordo sulla fondamentale necessità di anteporre le emozioni dei bambini alle nostre.
E’ tristemente vero; loro hanno già pagato caro i nostri sbagli.
Ma tu, voi, ci riuscite sempre?
Io, pur cercando di fare del mio meglio, purtroppo no…

Comment from Mammola1982
Data 15 aprile 2011 alle 11:29

Ciao Alessandro,
Grazie della risposta.
Il nonno materno non c’e’ quindi?
Mio nonno, secondo me, ha in parte contribuito a tenere lontano mio padre.
Non e’ una critica, io a mio nonno devo tutto!!

Adesso aspetto con ansia il prossimo articolo!!!

Comment from alessandro.giannoni
Data 15 aprile 2011 alle 23:14

@ Rosa. Non è per scortesia se non ti ho ancora risposto ma farlo richiede molto tempo, vista la complessità del tuo commento… Prometto che lo farò!

Comment from alessandro.giannoni
Data 18 aprile 2011 alle 08:18

@ Mammola 1982. Accontentata!!! Grazie per la tua assiduità…

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