Bambini, il pediatra: l’Italia non è posto per voi

Triste il quadro del nostro Paese dipinto dai pediatri al 67simo Congresso della Società italiana di pediatria (Sip).

L’Italia non è un Paese adatto ai bambini“. Quali sono i motivi?

Innanzitutto sono ancora poche le strutture e i pubblici esercizi che offrano servizi ad hoc per i più piccoli: dal seggiolone a tavola a un angolo per l’allattamento e il cambio del pannolino.

Per non parlare degli asili nido: rispetto al 33% europeo dei bambini accolti nelle strutture per l’infanzia, l’Italia è ferma a un esiguo 22%, con tutte le difficoltà che l’impossibilità di accedere ai nidi comporta per le mamme lavoratrici (l’opzione dei nidi aziendali in Italia è una rarità).

Le nostre città, specie le metropoli, risultano invivibili per i più piccoli: dall’aria irrespirabile, al traffico congestionato, pochi spazi per circolare a piedi o in bicicletta.

E all‘insalubrità dell’aria si aggiunge quella di molti alimenti, di origine spesso ignota, oppure coperti o riempiti di sostanze chimiche e cangerogene o responsabili di sempre più allergie alimentari.

I bambini sono, poi, oggetti – più che soggetti – del marketing delle aziende di prodotti per l’infanzia. Alimenti ben lungi dall’essere salubri, troppo infarciti di grassi e zuccheri, pubblicizzati in modo massiccio sulle reti più seguite dai piccoli (gli spot relativi a merendine e snack ipercalorici coprono il 55% dell’intera programmazione pubblicitaria, e solo lo 0,6% reclamizza verdure).

Le cattive abitudini alimentari si traducono nel tasso di obesità infantile più alto in europa, conseguenza del consumo di quantità inadeguate di grassi, zuccheri, ma anche di proteine (già a partire dal latte formulato messo nel biberon).

Oltre al fatto che i nostri figli sono tendenzialmente molto sedentari: si consideri che il 70% dei bambini va a scuola in macchina, quando un tempo era abitudine recarvisi a piedi o in bicicletta.

Infine il bambino – forse perché soggetto non votante – non è al centro dell’interesse politico, così come non lo è la famiglia: solo l’1,2% del PIL è rivolto alla spesa per le famiglie (contro il 2,2% medio europeo).

Non c’è quindi da stupirsi se il nostro tasso di natalità, nel 2010, sia stato il più basso al mondo.

C’è davvero di che preoccuparsi…

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