Bambini prematuri e “Kangaroo Mother Care”

Spesso nominata a proposito di cure neonatali dedicate ai piccoli prematuri, la Kangaroo Mother Care (KMC) è sovente considerata come un accessorio o un “di più” che l’ospedale e il reparto concedono di effettuare ai genitori e ai bambini ricoverati nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN).

Niente di più errato.

La KMC è impropriamente tradotta in italiano come Marsupio Terapia, il nome corretto per definirla dovrebbe essere “Marsupio Care”.

La KMC non è, infatti, una terapia nel senso letterale del termine ma ha il significato più ampio del “prendersi cura”: prevede tutte le azioni che possono favorire il benessere del neonato ricoverato in TIN, è un atto di vera e propria umanizzazione delle cure neonatali.

Nata nel 1978 in una clinica ostetrica di Bogotà (Colombia) per sopperire alla carenza di culle termiche insufficienti ad accogliere i tanti bambini prematuri, la KMC nell’ultimo decennio si è progressivamente diffusa anche nel mondo occidentale.

La KMC si fonda su tre elementi essenziali: il contatto pelle a pelle prolungato tra la madre e il bambino, l’alimentazione con latte materno esclusiva e la dimissione precoce dall’ospedale.

I modi possibili per praticare la KMC sono principalmente due: quello continuo e quello intermittente.

La forma continua è possibile praticarla solo per i bambini che hanno superato i grossi problemi legati alla sopravvivenza, mentre quella intermittente è auspicabile in tutti i casi in cui la KMC continua non sia possibile.

I cambiamenti repentini di ambiente sono stressanti per il bambino molto piccolo, ed è anche per questo che fin dall’inizio la KMC, proposta comunque gradualmente ai genitori, non dovrebbe durare meno di 60 minuti.

Successivamente i cicli di KMC dovrebbero durare almeno due ore: questo tempo permette alla mamma e al bambino di adattarsi l’uno all’altra e fa in modo che gli ormoni in gioco nel contatto pelle a pelle stimolino la produzione di latte materno e la mamma possa provare ad attaccare al seno il bambino.

Durante la KMC il bambino viene lasciato nudo sul petto della madre con indosso un semplice pannolino. La mamma sta ferma, seduta su una sedia o una poltrona mentre il bambino è messo in posizione verticale tra i suoi seni. La pancia del piccolo è a contatto con il petto materno.

È importante che l’ambiente nel quale si fa la KMC sia calmo e caldo e che la madre sia affiancata dal compagno o da qualcuno che la sostenga e le dia sicurezza.

La KMC rappresenta un valido aiuto per favorire l’empowerment della madre e della famiglia rendendoli partecipi delle cure date al proprio bambino.

Nelle nostre realtà, purtroppo, la KMC è generalmente proposta ad orari che tengono conto non solo delle esigenze dei genitori e del neonato ma anche delle esigenze di organizzazione del reparto.

L’ideale in realtà sarebbe che i reparti di Terapia Intensiva accogliessero i genitori idealmente come parte integrante dello staff, in quanto solo loro riescono a fare di una cura una care, e possono dare ai bambini ciò che i macchinari e le incubatrici non possono dare loro: l’affetto, il calore di un corpo che contiene, sostiene, abbraccia, ama.

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Alessia Motta e Raffaella Doni


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