Latte materno da mucca clonata: gli italiani dicono no

E’ recente la notizia della creazione di una mucca in grado di produrre latte materno.

In Argentina sono stati inseriti geni umani nel DNA bovino di capi destinati a produrre latte umano per le esigenze dei bambini non allattati al seno.

La notizia è stata resa nota dal National Institute of Agrobusiness Technology e ha destato non poche perplessità.

Coldiretti riferisce che ben 3 italiani su 4 si dicono scettici rispetto all’utilizzo di latte biotech per il nutrimento dei propri figli. Una percentuale del 75% rispetto al 65% del resto d’Europa.

La mucca transgenica non convince, afferma Coldiretti, la quale aggiunge che come alternativa al latte materno i consumatori si stanno avvicinando al latte d’asina, che per composizione e proprietà nutritive si avvicina molto al latte materno.

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  • Non sono contraria per principio allo sviluppo scientifico e tecnologico, e lungi da me battaglie di retroguardia in nome della naturalità.
    Ci sono precedenti che emotivamente colpiscono di meno rispetto al latte materno. Fin dagli Anni ’80 una varietà del batterio Escherichia Coli fu modificata introducendovi il gene che nell’uomo codifica l’insulina, ormone indispensabile per utilizzare gli zuccheri, prodotto da cellule del pancreas. Da allora i malati di diabete dispongono di una insulina identica a quella umana, mentre prima dovevano iniettarsi insulina di origine suina o bovina. Questa “trovata” scientifica non fece scandalo, e immagino che nessuno vorrebbe ritornare indietro
    Eppure anch’io ho letto con allarme la notizia della mucca. Penso che sarà una grandissima risorsa per quelle situazioni in cui non è possibile allattare, perché suppongo sarà meglio del latte formulato (può tuttavia essere essere che quello d’asina resti il più competitivo), ma allo stesso tempo sarà un passo in più verso la progressiva perdita della competenza del corpo materno, e verso il distacco definitivo del neonato dal corpo della madre.
    In un ipotetico futuro, in cui un animale potrà produrre un latte quasi identico a quello materno, cosa impedirà di arrivare alla dismissione totale dell’allattamento?
    L’idea che la vita nasce dentro il corpo delle donne, che la donna incinta è un’unità inscindibile con il figlio che porta in grembo si affievolisce sempre più e le madri stanno velocemente perdendo la fiducia nelle proprie capacità di essere procreatrici e nutrici della prole.
    Il cucciolo d’uomo, per ragioni evoluzioniste, nasce prematuro rispetto agli altri mammiferi, e per sopravvivere ha bisogno del corpo della madre che lo scalda, lo nutre, lo tocca. Non è solo un fatto di gradi centigradi, di proteine e lattoferrina.
    L’evoluzione scientifica ci sostiene, e per fortuna disponiamo di sale operatorie ben attrezzate, culle termiche, biberon e sostituti del latte umano. Ma essere allattati è un’esperienza sessuale nella vita degli umani, e allattare lo è nella vita di una donna, così come fare l’amore, essere gestante, partorire e andare in menopausa. Questo la tecnologia non lo sa sostituire.
    Ecco, in sintesi è un problema culturale quello che davvero mi preoccupa.