Parto cesareo, più rischioso e più caro

Giro di vite della Sanità britannica sulla pratica dei cesarei programmati.

Gli interventi, oltre a comportare maggiori rischi rispetto al parto naturale, risultano troppo onerosi.

Ogni operazione grava sulla spesa sanitaria per una cifra di 800 sterline (900 euro), che potrebbe essere investita sul fronte delle malattie cardiache e oncologiche.

Per questo motivo la Gran Bretagna, dove il 25% delle donne ricorre al cesareo (il 9% in più rispetto al 1980) ha deciso di tagliare sugli interventi programmati (esclusi, come ovvio, i cesarei d’urgenza) e di incentivare il parto naturale.

Oltre al discorso prettamente economico pesa la valutazione degli esperti, secondo cui il cesareo potrebbe comportare maggiori rischi per la salute del bebè (a carico dell’apparato respiratorio) oltre a minacciare il buon avvio del rapporto e dell’attaccamento madre-figlio.

Le reazioni al provvedimento applicato in alcune strutture ospedaliere del Paese non hanno tardato a manifestarsi.

Molte donne rivendicano il diritto al cesareo programmato perché lo ritengono – erroneamente – più sicuro e ne sostengono l’effetto preventivo sull’icontinenza post parto.

Queste convinzioni sono dure a essere eradicate, tanto che nel nostro Paese – ad esempio – il tasso di cesarei si aggira intorno al 40%.

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