Mamme cattivissime?

Eccolo:
il nuovo libro “choc”,
l’ennesima provocazione,
il libro che non mancherà di far discutere,
… ecc., ecc.

Il solito autore in cerca di pubblicità che usa il più trito degli stratagemmi per far parlare del proprio lavoro: che se ne parli anche malissimo… purché se ne parli!…e si venda qualche copia!

E allora voilà la filosofa Elisabeth Badinter (oh mi Signur! povera filosofia…) che spara a zero contro il modello fisiologico della relazione mamma-bambino, contro le sane abitudini plurimillenarie, contro i bambini, contro tutti i dati della ricerca scientifica, contro il buon senso, contro…

E tuttti a cascarci, nel trappolone. È ovvio che le tesi della signora sono indecenti e cialtronesche, ma forse è proprio quello che lei stava cercando: lo scandalo, l’oltraggio, la reazione indignata, in poche parole “la pubblicità” al libercolo.

Non è certo il primo libro su questa lunghezza d’onda, e non sarà l’ultimo. Forse è davvero troppo facile provocare in questo modo… E giù tutte le riviste femminili a segnalarlo, a commentarlo, a pubblicizzarlo.

Chi scrive non intende certo fare una recensione di questo libro; questo comporterebbe l’acquisto di una copia, proprio l’esatto contrario di quello che noi auspichiamo. Ci è più che sufficiente ciò che è riportato da chi lo ha letto. Farne una recensione poi significherebbe riconoscergli una qualche dignità, un qualche merito, un qualche spessore.

Che bello invece se l’uscita di titoli come questo fosse accolta dall’indifferenza generale, dal silenzio stampa, dall’assenza di recensioni, un po’ come quando passa per la strada un ubriaco che farnetica: può essere un po’ imbarazzante ma si fa finta di non vedere, si alzano gli occhi al cielo, lo si scansa.

In fondo vale sempre il detto “Non metterti a discutere con un idiota. La gente potrebbe non accorgersi della differenza”.

Anita Molino


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  • marty

    sto leggendo il libro in questi giorni. Nonostante alcune posizioni siano discutibili, non lo liquiderei in modo così scontato. Parla anche della difficoltà di essere mamme in una società che spesso fa di tutto (e mi sembra che anche in Italia ne sappiamo qualcosa) per rendere più difficile il loro essere madri e lavoratrici, madri e cittadine.

  • Bellissima “non recensione”!!!

  • Luisa

    Ho letto questo libro in lingua originale quando destò scandalo in Francia.
    Lo so, il turpiloqui non è bello, ma consentitemi una citazione Montalbanesca asteriscata: è una Min+++ta”.
    non merita un commento….

  • Fulvia

    Marty, molti libri parlano delle difficoltà di essere madre oggi, però supportano le mamme nel loro ruolo con dati scientifici e ricerche di decenni piuttosto che slogan propagandistici. Così è facile “fare presa” proprio sulle mamme che hanno il nervo scoperto ed evidentemente è fatto apposta. Personalmente mi fido di chi mi porta dati concreti di chi fa leva sulla mia fragilità

  • Quanto hai ragione Anita! E non a caso c’è chi lo consiglia come “antidoto” al mio libro!

  • Tiz

    Io credo che non si dovrebbe MAI parlare male di un libro senza averlo prima letto… Non so se questo libro sia da demonizzare come avete detto, se contenga qualcosa di buono e molto o poco di pessimo… preferisco farmene un’idea da sola quando e se riuscirò a leggerlo. Ma scrivere una “non-recensione” così è come decidere di non andare al cinema perché la critica ha affossato un film… e magari sconsigliarlo agli amici pur non avendolo visto.
    Senza rancore (spero)
    Tiz

  • tiziana catanzani

    Suggerirei a tutti invece di leggerlo, è meno banale e scontato di quello che sembra. Con tanto di riferimenti scientifici. Non si può criticare senza prima conoscere. Le censure non aiutano la cultura ma diffondono solo oscurantismo e prese di posizione coi paraocchi. E innalzamento delle barricate. Che è proprio quello di cui nessuno, donne in testa, ha bisogno in questo momento storico. Un po’ di approfondimento critico non guasterebbe a nessuno

    • redazione

      Qualche voce sembra salvare il libro della Badinter, criticando nel contempo le censure mosse da questo sito. Bisognerebbe leggerlo il libro prima di parlarne, sostengono, anzi è un libro che andrebbe letto perché “meno banale e scontato di quello che sembra”.
      Dunque, noi siamo veramente un po’ perplessi. Tutti coloro che lo hanno discusso e recensito hanno riportato che le idee della “filosofa” in sintesi erano di questo tenore:
      – Basta con queste storie dell’allattamento materno. Il latte artificiale va altrettanto bene e la mamma non è più schiavizzata dal bambino. Evviva le mamme che preferiscono il biberon e sbeffeggiamo quelle pazze fanatiche della “Leche League” che hanno ridotto le mamme a scimpanzè.
      – Basta con queste storie delle pappe preparate dalla mamma. I prodotti industriali vanno altrettanto bene e la mamma non è più schiavizzata dal bambino. Meglio ancora: viva la cucina a base di prodotti surgelati e precotti per tutti. Non sia mai che la donna butti il suo tempo ed energie nella cura dell’alimentazione della famiglia.
      – Basta con queste sciocchezze dei pannolini lavabili. Molto meglio utilizzare gli usa e getta, con tanti saluti a tutte le considerazioni relative ai costi, all’impatto ambientale, energetico, alla salute del bimbo ecc.
      – Basta con queste paturnie relative al lavoro. La realizzazione professionale ha la priorità sulla funzione di mamma, che quindi ha tutte le ragioni per affrancarsi dalla schiavizzazione del bambino. Basta quindi con i congedi parentali: sì al ritorno al lavoro il più in fretta possibile (tanto qualcuno ci sarà a sorvegliare il pupo).
      – Basta con queste limitazioni alla libertà della mamma. La mamma non deve rinunciare a nulla: serate, cinema, manicure. Si comporti come la nascita di un figlio non abbia modificato in nulla il suo status ontologico.

      Bene, quanto riportato ci sembra sufficiente, ampiamente sufficiente. Delle due l’una: o queste idee e queste affermazioni sono contenute nel libro oppure sono invenzioni (o incomprensioni) dei recensori che lo hanno letto.
      Nel primo caso ci paiono largamente bastevoli per giudicarlo: come tanti altri libri esalta un’ideologia cinica ed edonista che non tiene in alcun conto le esigenze naturali dei più piccoli (tanto non sono in grado di esprimersi né di pubblicare libri sui loro diritti). Non dovrebbe nemmeno destare meraviglia la nostra valutazione, giacché tutti i libri pubblicati nella collana Bambino Naturale offrono una prospettiva opposta a quella della filosofa francese.
      Nel secondo caso invece, cioè se tutti coloro che lo hanno letto professionalmente lo hanno travisato ed equivocato, allora ci dispiace per la Badinter, il cui lavoro ha tratto in inganno così tanta gente!

      Anita Molino

  • tiziana catanzani

    Confermo il mio suggerimento di leggerlo di persona, prima di criticarlo. Come afferma qualcuno prima di me, è come non andare a vedere un film al cinema solo perché la critica lo ha stroncato (e sappiamo bene che non sempre le critiche sono scevre da interessi). Proprio perché non considero le donne come delle stupide credulone e abboccatrici, credo che ognuna/o abbia un suo cervello funzionante e possa farsi una sua idea su quanto legge, sia in positivo che in negativo, senza anatemi e roghi censori. Lo ripeto, ci sono degli spunti su cui riflettere, non è un libro che morde, non trasmette malattie, non contagia. Con buona pace di chi pensa il contrario, la Badinter è e resta una filosofa che usa l’argomentazione filosofica e sociologica (e svolta con logica) per sostenere le sue idee; senz’altro tali idee (e sottolineo idee) possono essere condivisibili o meno ma contengono al loro interno delle argomentazioni di non c’è da aver paura. Se sono risibili, ridicole ok, ridiamoci sopra ma insomma senza pensare che chiunque legge possa cascarci come uno sprovveduto! O forse sono le tesi argomentative a spaventare tanto? K. R. Popper, nel suo principio di falsificabilità ,affermava che una teoria scientifica può dirsi veramente valida solo se è possibile falsificarla con la sperimentazione. Trasponendo questo principio allo scalpore che sta suscitando questo libro, posso dire (da filosofa) che, quanto più la tesi del “naturale” (che poi, cos’è che possiamo considerare naturale nella nostra società?) può essere criticata, tanto più risulta efficace e pregnante. Altrimenti si rivela un dogma, ed è proprio per dogmatiche che non si vuole passare, no? Suvvia, apriamoci un pochino con serenità, i libri non sono mai veleno! ( ” Mi apro alla chiusura” ci ha insegnato sul finale Harry Potter quando ha consapevolmente scelto il bene scartando il male che aveva sperimentato) . Meditiamo!

  • gioia

    quindi non posso decidere a priori che un libro non mi piace; devo prima leggerlo tutto? la casa editrice ha varie armi per darmi informazioni sul libro: bastano e avanzano per permettermi di dare un giudizio. io per esempio non vado a vedere i cinepanettoni: sono abbastanza sicura che siano una boiata, perché dovresi spendere tempo e soldi inutilmente?

  • Giulia

    Cara Anita, pur essendo come sai una mamma stile “Gonzales” e filone BN mi associo all’opinione di Tiziana Catanzani….ho ricevuto il libro questa sera da un caro amico per il mio compleanno e ho seriamente intenzione, quando il tempo me lo consentirà, di leggerlo. Certo potrò dissentire, potrò invece trovare cose su cui riflettere….anche una tesi o un’opinione diversa dalla nostra può farci pensare, ragionare……o semplicemente smuovere il nostro cuore. Ma chiudersi così drasticamente al diverso in maniera a volte “talebana”, scusate il termine, può fare così paura come certe posizioni troppo estreme. Altrimenti se intraprendiamo guerre di religione non faremo altro che tornare ai tempi dell’inquisizione e ricominceremo a bruciare i libri di chi non la pensa come noi…o sbaglio. Ritengo Tiziana una persona molto valida per quanto ha scritto (vedasi libro con P.Negri della Bonomi). Grazie dell’attenzione.

  • Luisa Maria Orsi

    Premetto che quando vedo buttata a sproposito la parola censura mi viene l’orticaria,
    pare che qui io possa essere titolata ad esprimere un parere visto che il libro l’ho letto.
    E, con buona pace dei diritti del lettore (vedi Daniel Pennac) l’ho portato a termine nonostante non mi sia piaciuto affatto.

    Il mio giudizio collima comunque con quello dell’articolo.

    Sarò poi una persona terra terra (come si usa dire nella mia Puglia), ma non ritengo utile la filosofia applicata alla maternità.

    La maternità è natura, istinto, sentimento.
    Teorizzare qualcosa di diverso è legittimo, ma per favore non sdoganiamo tesi bizzarre perchè sottolineate da qualche riferimento vagamente definito scientifico.
    Una lettura medica minoritaria idonea ad affermare una tesi qualunque si reperisce con enorme facilità.
    Ad esempio, ho letto un libro anni fa sull’ inesistenza dell’AIDS, con una abbondante letteratura medica a supporto… non per questo ne suggerirei la lettura ad un amico o ridurrei la prevenzione sulle malattie sessualmente trasmissibili

  • Giulia

    Spero Cara Maria Luisa che non ti riferisci a me quando parli di uso del termine censura……preciso che pure io sono dell’idea che la maternità è istinto…..ma non per questo non possono esistere libri sul tema no???? Altrimenti neppure quelli che esplicano il modello di maternage proposto dal BN dovrebbero esistere. Per fortuna, a questo punto per qualcuno purtroppo, viviamo, almeno in parte, in un mondo democratico in cui ognuno può dire o scrivere la sua opinione, possiamo dissentire, possiamo esprimere le nostre contro idee ma sparare scusate il termine “popò” sugli altri….no. Se iniziamo a dare dell’idiota a chi non è della nostra “corrente” ci mettiamo dalla parte del torto….se sono loro, ipotesi, che scrivono cose dando degli idioti a noi che lo facciano pure…ma se poi noi replichiamo nella stessa maniera, scusate ragazze mie, ma passiamo a quel punto anche noi dalla parte di chi sbaglia. Posso tifare per Gonzales, Elena Balsamo, Maria Montessori e tantissimi altri ottimi pensatori ed autori di testi splendidi…..ma posso anche leggere, se ne ho tempo e vogli, opere di chi la pensa diversamente…anche per farmi un’idea di cosa realmente scrivono…altrimenti come faccio a criticare, in modo corretto, il loro pensiero. E’ quello che ha fatto in modo molto etico la Honegger nel suo libro Facciamo la nanna……Estivill l’ha letto….non l’ha bollato senza sapere il suo contenuto. E con questo RIPRECISO…..non è detto che dopo la lettura di Mamme cattivissime? io cambi il mio pensiero ma almeno potrò dire di sapere dove l’autrice dissente dal mio modo di vedere, sentire e vivere la maternità

  • Giulia

    Anzi a questo punto svuoto il sacco senza polemiche nè rancore.
    Qualche mese fa, nato da poco il piccolo Stefano che ora si avvia per i 10 mesi, ho rischiato l’esaurimento perchè mi sentivo una mamma inadeguata…in che senso? Rispetto al modello proposto dal BN. Non sempre riuscivo a portare il piccolo (per scarsa pratica mia magari e quindi lui si innervosiva durante le mie prove), ho dovuto abbandonare i pannolini lavabili (a cui ora vorrei tornare), quando piangeva pensavo di essere io la causa del suo malessere. Perchè? Perchè quello che viene proposto è un modello a cui, se si è aderenti, si risulta essere la mamma che avrà un figlio felice, non disadattato da grande, capace di creare legami e relazioni stabili. Ma forse non è proprio così…mi spiego meglio. Per un figlio è meglio avere una mamma che si sente una pessima mamma perchè non è al 100% in linea con un “modello” proposto e che quindi è insicura di sè (e questo come insegnate voi il cucciolo di uomo lo percepisce subito) o è meglio avere una mamma che, con i suoi limiti, ci mette tutto l’amore e le buone intenzioni per essere il meglio per il figlio? mi sono fatta tante di quelle paranoie mentali dopo la sua nascita sapendo già che sarei dovuta tornare al lavoro, paranoie per il nido, perchè mi sembrava che lo avrei abbandonato…..mi stavo deprimendo e per cosa? Per nulla….ora sono ancora a casa, abbiamo trovato per ora una soluzione provvisoria (e che non potrà diventare purtroppo definitiva) con mio marito e ci alterneremo nella cura di Stefano lui la mattina e io il pomeriggio. Cerchiamo di regalargli più giorni possibili con noi…..ma ora ho smesso di pensare che se metterò mio figlio al nido diventerà un piccolo Hitler (tra l’altro ha i capelli biondissimi e sembra proprio un tedeschino). non possiamo fare altro (vi assicuro che le ho tentate tutte con la mia azienda…dal telelavoro, a spostare gli orari di lavoro quando lui dorme, ripartire le ore su 6 giorni invece di 5, saltare le pause pranzo e fare un continuato…ma bocciate tutte…..e alla faccia dell’azienda etica e family friends che si definisce essendo una banca di credito COOPERATIVO con tanta di carta dei valori che se Don Guetti sapesse cosa succede in talune di queste aziende si rivolterebbe nella tomba). Non lo parcheggiamo per ora in quei nidi a ore privati, sulla cui affidabilità avrei qualcosa da discutere (avendone visto uno anche dal punto di vista igienico). Sarà tra qualche mese, un nido comunale, con operatrici che hanno fatto un percorso di studi apposito (alcune anche universitario), che non credo passino la giornata a picchiare o umiliare i bambini…certo non sarà la mamma o il papà….ma ogni mese in più che con sacrifici e rinunce siamo riusciti a tenere Stefano con noi è un regalo che ci siamo reciprocamente fatti. Non socializzerà sicuramente (prima dei 3 anni dicono i bambini sono egocentrici) con gli altri bimbi…ma mi ha fatto pensare il vedere che quando gioca qui a casa per terra con me dopo un po’ si stizzisce, inizia a “rognare”, mentre l’altro giorno che ho passato la giornata da una carissima amica con il bimbo di 14 mesi, sono stati ore assieme per terra a condividere i giochi di Gabriele, anche a portarseli via uno con l’altro ma quasi sempre con il sorriso sulle labbra. Vorrei quindi che, nel fare crociate contro x o y e nell’atteggiarsi a volte come il Vangelo in tema di educazione, non si rischi di compiere invece un’opera negativa nei confronti delle mamma…si sa che il periodo immediatamente dopo la nascita è delicatissimo e se l’autostima della mamma è minata alla base proprio allora…si rischia davvero grosso. Si rischia di fare danni non da poco…..anche nei confronti del bimbo, magari non meno gravi di quelli provocati dal’adozione di metodi che disapprovo quali quelli alla Estivill.
    Anita e tutti quelli che lavorano per il BN sanno quanto io apprezzi i testi e i contenuti ma come mi ha detto una carissima persona con cui ho seguito un percorso di accompagnamento prenatale a distanza, in tutto quello che si fa e nel proprio modo di vivere la parola che deve orientare sempre è EQUILIBRIO!!!!

  • Luisa Maria Orsi

    La parola censura mi pare del tutto inappropriata, oltre che fastidiosa.

    La censura (cit dizionario della lingua italiana Devoto Oli) è “Controllo preventivo di organi dello stato delle opere da diffondere o da rappresentare il pubblico”

    Ovviamente tutti coloro che gravito attorno a Bambino Naturale sono contro qualunque forma di censura e a favore della libertà piena di espressione.

    Fatta questa doverosa premessa, difendiamo orgogliosamente la facoltà di esprimere le nostre opinioni in modo trasparente, senza sottrarci al confronto leale e corretto con i lettori

  • tiziana catanzani

    Non possiedo un Devoto Oli ma un comunissimo Zingarelli e al punto 4, oltre al significato già citato, cito testualmente, indicato come significato figurato ” Critica severa, biasimo, riprensione”. Basta inoltre cliccare su un qualsiasi dizionario on line, se non se ne ha sottomano uno cartaceo, per leggere, tra gli altri più letterali, anche questo significato. Anche il Devoto Oli,son certa, indicherà l’uso del significato figurato (che però non è stato citato). Quindi il sostantivo censura è utilizzato, nel contesto dell’argomentazione, in modo del tutto appropriato. Forse risulterà ad alcuni lettori fastidioso o urticante ma è senz’altro appropriato.

    • redazione

      No, non lo è, appropriato: censura sarebbe stato non parlare affatto dell’uscita di questo libro, censura sarebbe stato vietare a voi lettori di esprimere opinioni dissonanti rispetto a quanto sostenuto nel nostro editoriale. E comunque auspicheremmo che non si entrasse in polemica anche sulle accezioni dei termini utilizzati e sulle fonti linguistiche a cui si attinge. Grazie.

  • Giulia

    mi spiace di aver fatto degenerare così la discussione….: – (

  • Giulia

    a proposito vedo il termine censura usato se non erro la prima volta nel messaggio
    Comment from Luisa Maria Orsi
    Data 25 settembre 2011 alle 08:13
    quindi è stata auto usata??

    • redazione

      Giulia, che dici??? Non preoccuparti, qui non è degenerato nulla, si stanno scambiando opinini, nulla più. E nulla di personale 🙂

    • redazione

      No, appare nel primo commento, non auto-utilizzato, ma davvero, vi prego. Andiamo oltre i termini e le rivendicazioni…:))

  • Giulia

    sì sì non la mettiamo sul personale…..e ci scambiano idee e opinioni. buona notte a tutte.

  • Calenda Maia

    Non è la prima volta che leggo dei critici affermare che non vale la pena leggere il tal libro oppure vedere il tal film.

    Ma leggere l’affermazione orgogliosa di una non-recensione “perché non voglio nemmeno posare gli occhi su questa orrida cosa” ha, anche ai miei occhi, il sapore della censura. O meglio l’immagine che affiora alla mente è il sacro zelo dei frati dell’Inquisizione che processando Galileo, si rifiutavano di poggiare gli occhi sul canocchiale.

    Io inviterei i membri della redazione a riflettere molto, molto, molto bene sull’intervento di Giulia delle 10:32. E’ precisamente il malessere di cui parla Elisabeth Badinter.

    • redazione

      Carissima Calenda,
      la redazione riflette molto molto molto bene sul malessere di cui parla l’amica e lettrice Giulia OGNI GIORNO. Abbiamo collaboratori che se ne occupano di professione. L’affiancamento della madre nella cura ottimale dei figli è nostra priorità tanto quanto i bisogni primari e imprescindibili dei bambini. Proprio per questo motivo, per la delicatezza e l’urgenza della questione “malessere materno” mal digeriamo le sterili provocazioni di certa letteratura ed editoria. Il libro è stato letto da una nostra collaboratrice, che è anche intervenuta in questa sede. Se noi avessimo voluto “censurare” – e il termine torna – questa come altre opere del genere, non avremmo mai parlato di Estivill, o di questa novità editoriale che non mancherà di certo di sortire l’effetto-vendite desiderato. Nessuno è genitore perfetto, nessuna madre è sempre “integerrima” e coerente. Ogni giorno facciamo i conti con le difficoltà che il nostro ruolo e la società fuori ci impongono. Essere genitori consapevoli e amorevoli costa fatica, nessuno l’ha mai negato. Le contraddizioni esistono, nessuno l’ha mai negato. Fare il bene dei propri bambini è una sfida quotidiana, nessuno l’ha mai negato. Ma francamente non so fino a che punto sostenere il sacrosanto diritto all’autoaffermazione – per non parlare (come giustamente afferma Anita Molino) di individualismo ed edonismo – torni utile anche alle madri… Infine ogni individuo adulto è libero di decidere per sé; ognuno di noi-voi può decidere che l’impostazione della Banditer è giusta per sé. Ma negare i bisogni dei bambini e la loro imprescindibilità, scusate, lecito non è.

  • Calenda Maia

    “Il libro è stato letto da una nostra collaboratrice, che è anche intervenuta in questa sede. ”

    Scusate, ma allora qualcuno di voi lo ha letto! Perché non dirlo e affermare che ne rigettate comunque il contenuto? Sarebbe stata una critica ben più rispettabile. Così invece affermate di non averlo letto e di non volerlo leggere… sperando con questo di “dare l’esempio”?

    Fino al 1963 c’era l’Index Librorum Proibitorum, devo sinceramente confessare che con questo atteggiamento, mi pare di confrontarmi ad un clima analogo.

    • redazione

      Semplicemente perché la nostra collaboratrice, dopo aver letto l’editoriale, ci ha confermato le sensazioni che – giustamente – avevamo tratto dalla recensione fatta da altri professionisti che si erano – forse – premurati di leggersi l’intero libercolo. Non abbiamo nulla da nascondere, cara lettrice, e ribadisco: qui siamo ben lungi dal clima inquisitorio di cui ci accusi. E ribadiamo altresì che in determinati casi non val la pena “leggere per intero” quanto si rivela già di per sé poco promettente. In questo caso ben oltre il “poco promettente”, assai deleterio per i motivi che abbiamo enunciato e spiegato già ampiamente e che non è più necessario ribadire. Accogliamo i dissensi, nella libertà di espressione delle opinioni, ma non vi è altro da aggiungere.

  • Calenda Maia

    Ci mancherebbe, io per prima percorro il web proprio per rintracciare le diversità di vedute (Tiz mi conosce, sono iscritta nel loro forum con cui ho avuto piacevoli scambi di conversazione, e nel mio blog sto raccogliendo diverse testimonianze di parto in casa, solo per fare un esempio).
    Quello che mi lascia basita è una scelta editoriale – ripeto in Questo post – che mi verrebbe da qualificare da “cattivo maestro”. Intendo per cattivo maestro quello che insegna ai suoi allievi a non leggere, a non verificare i fatti e confrontare le opinioni per farsi una sua idea. Mi fa piacere vedere che i vostri lettori sono comunque andati al di là di questa cosa, ma comunque non vi fa onore. Cari saluti

    • redazione

      Forse ci fa onore non perder tempo – o almeno, più tempo del dovuto – dietro la cattiva produzione editoriale che fa leva sulla provocazione (e che infatti irretisce oltre le normali aspettative), e la coerenza che ci fa rifiutare (a priori, a naso?) quanto palesemente a scapito del soggetto che – al di là di tutto – a noi sta a cuore: il bambino. Se abbiamo deluso qualcuno, ci sta. Noi stessi siamo “vittime” di giudizi sommari, di gente che non ci legge, che non conosce i nostri autori, che si sente minacciata dal messaggio e dalla filosofia che coerentemente portiamo avanti grazie ai nostri collaboratori e preziosi autori. Vittime altresì di attacchi personali. Ma quando nel lavoro editoriale ci si mette la faccia accade. Noi andiamo avanti per la nostra strada, senza ulteriori perdite di tempo. Chi ci apprezza, continuerà a farlo. I delusi ci abbandoneranno, com’è nella normalità delle cose. Ma la coerenza e l’onestà intellettuale pagano sempre. Onestà intellettuale di cui – crediamo – deficiti chi lucra e provoca sulla pelle delle madri e dei bambini.

  • Luisa Maria Orsi

    Vorrei rispondere brevemente

    1) Collaboro con Bambino Naturale e ho letto questo test

    2) L’ho letto in lingua originale qualche tempo fa mentre ero in vacanza.

    3) La mia impressione, dopo una serena lettura è che il libro veicoli concetti distanti dalla naturalità, strumentalizzando qualche appiglio scientifico

    3) ritengo che ogni mamma abbia diritto al proprio stile di maternage, ma mi riservo il diritto di opinione rispetto a stili che non condivido

    4) La delegittimazione dei gruppi di sostegno “peer” che in alcuni tratti si legge è a mio avviso ingiusta, ingiustificata e disfattista.

    Non ritengo che la Leache Leage sia un mostro sacro non criticabile, ma ogni critica finalizzata non a migliorare una struttura (vi ricordo di volonarie) ma a svilirne i meriti mi pare assolutamente da stigmatizzare.

    5) trovo che il titolo scelto per la versione italiana sia assolutamente “paraculo”. Una operazione di marketing sulle spalle dell’emotività delle donne. Per questo ho apprezzato la scelta di Anita di sconsigliarne la lettura (soprattutto dopo averlo letto)
    Nell’editoria c’è spazio per tutti, non è un problema di metter becco sulle scelte di altri. E’ antipatico che si utilizzi la naturale fase di ipersensibilità delle donne (scegliendo titoli ad hoc) per vendere di più

    Avrei da entrare ancora nel merito per ore… ma chi mi segue sa che lavoro con due figli aggrappati alle gambe e purtroppo non ho molto tempo.

    Vi lascio con i 10 punti di Daniel Pennac sui diritti del lettore

    1

    Il diritto di non leggere

    2

    Il diritto di saltare le pagine

    3

    Il diritto di non finire il libro

    4

    Il diritto di rileggere

    5

    Il diritto di leggere qualsiasi cosa

    6

    Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)

    7

    Il diritto di leggere ovunque

    8

    Il diritto di spizzicare

    9

    Il diritto di leggere ad alta voce

    10

    Il diritto di tacere

  • Tiz

    Io ho “Come un Romanzo” di Pennac qui accanto da qualche mese per scrivere un post nel mio blog. Bellissimo il decalogo, ma non dice nulla riguardo al diritto di criticare senza avere letto un libro…
    Il tuo ultimo commento è quello che avrei preferito leggere come recensione a questo libro/caso.
    Come mi ha risposto qualcuno prima, nemmeno io vado a vedere i vari “Vacanze di natale…” perché so che il genere non mi piace (e scondo me fa del male alla nostra società…); però non ne scrivo un post di critica nel mio blog. Magari potrei scrivere un articolo sul genere di film e allora è comprensibile. Questo libro rientra in un filone che probabilmente è lontano anche dal mio sentire, quindi, avendo già poco tempo per leggere dubito che lo acquisterò mai. Però, ripeto, mi sarebbe piaciuto leggere una critica “seria” come quella che hai appena fatto tu, Luisa e non uno sbeffeggiamento stile Gekina… non sopporto lei quando fa così, che critica a priori qualcosa solo perché “sta di là” e mi scoccia parecchio quando lo stesso errore lo commette chi, invece, è più affine al mio pensiero, come voi. Per questo mi sono permessa di criticare. Buona giornata!

    • redazione

      Cara Tiz,
      mi spiace, davvero, se il nostro è parso uno sbeffeggiamento al pari di quello della persona da te menzionata. Forse sarebbe più consono “moto di rabbia” verso – lo ripetiamo – l’ennesimo tentativo di lucro (evidentissimo e spudorato) su mamme in difficoltà e piccoli indifesi. Moto di rabbia e sdegno mitigato dall’ironia…

  • daniela

    io ho letto il libro.l’ho trovato interessante. molto interessante.credo che le tesi e le idee che pone siano molto importanti. tutto quello che fa discutere e crescere una donna lo accetto e ne sono molto felice. riflettere sul rapporto tra maternità e l’essere donna fa sempre bene a tutt*. (il titolo non banale del libro è il conflitto , la femmina e la madre..non per altro!!!). ps comunque la Badinter non entra a casa nostra e ci nutre i nostri figli col bibereron… quindi stiamo serene 🙂

  • Mi permetto una domanda provocatoria, per caso l’autrice del libro appartiene alla generazione nata tra il ’30 e il ’50? perchè purtroppo simili atteggiamenti di rifiuto di ogni espressione d’affetto, che si trovano comunque dappertutto, sembrano essersi concentrati in modo particolare tra le persone nate in quegli anni: non se ne capisce bene il motivo, fatto sta che molto spesso sono proprio quei nonni che passano con i bambini la maggior parte del tempo. Quale che sia la causa, teniamo gli occhi aperti.

  • CloseTheDoor

    Il malessere delle mamme di cui parla Elisabeth Badinter è lo stesso di tantissime mamme che si sentono ingabbiate in una visione della maternità per cui “o fai così, oppure il tuo bambino diventerà un piccolo Hitler”. Visione ben sintetizzata da Giulia più su. Visione per cui una donna vede messo in conflitto il proprio benessere (meglio sarebbe: la sua sopravvivenza psicofisica), e il “meglio” a cui ha diritto il bambino.

    Qualcuno conoscerà il detto “il meglio è nemico del bene”: l’ho fatto mio dopo aver conosciuto la babysitter di mia figlia, una signora di 40 anni che ha dovuto rinunciare a lavorare dopo aver sviluppato una malattia autoimmune. Come? “Lavoravo 8 ore al giorno, ero sfinita, ma tornata a casa continuavo ad allattare i miei figli, li ho allattati fino a 2 anni, anche se mi sentivo svenire”.

    E’ saggio tutto questo? Si può dire che una mamma sana sta meglio con suo figlio, o diventa *automaticamente* una madre anaffettiva, come mi sembra insinui il Cx Studi San Gabriele più su?

    Cito una testimonianza dal sito di Wonderland, penso che la conoscerete

    ” Nella mia città l’ospedale è in mano alle “ostetriche fanatiche” come le chiamo io, donne che in nome dell’OMS e della Lega del latte propugnano una maternità schiavista in cui se il bimbo piange tu gli dai la tetta. Punto.
    “E il bello è che tra queste ostetriche c’è pure la figlia di una femminista storia della città, pure lei grande sostenitrice della naturale schiavitù della mamma ai bisogni del suo corpo e del suo frutto, perché sono gli uomini che hanno medicalizzato il parto e viziato il nostro sacro rapporto con la vita… ma io dico… e il nostro cazzo di diritto ad avercela una vita, anche se (incaute e improvvide) decidiamo di procreare?!

    (http://quellochelemammenondicono.blogspot.com/2010/04/quello-che-le-mamme-lo-dicono.html#comment-8928091784598871165)

  • Paola

    Io abito in Francia e questo libro qui è stato un grande successo, perché purtroppo moltissime madri francesi (direi la maggioranza) aderiscono a questa visione dei bambini come rompiscatole di cui liberarsi al più presto.
    E la Badinter è più spregevole di quello che scrive nel suo libro.
    Nelle numerose interviste per la promozione del libro non faceva altro che rimpiangere i vecchi tempi in cui le aristocratiche mandavano i figli a balia in campagna o il fatto che in Inghilterra mettano i bambini abbastanza presto in collegio.
    E si vantava pure che lei si è laureata e ha preso la licenza per insegnare dopo il parto. Bell’exploit, non si è mai occupata dei figli!

  • Giulia

    direi che leggere il libro non vuol dire necessariamente aderire alla visione della Badinter. anzi rendersi conto di quello che dice e magari proprio dissentire in tutto e pr tutto…

  • Giulia

    io non voglio dire che seguire un figlio in tutte le sue esigenze equivalga ad annientarsi……..ma se una mamma dà di matto il figlio non ne guadagna..è giusto sensibilizzare l’opinione pubblica sulle esigenze dei bimbi ma essere consci che certi modelli di maternage sono praticabili con supporti e aiuti pratici alle mamme.io x 5 mesi ho allattato stefano di gg e notte ogni 2 ore massimo e avere qualcuno che facesse TUTTO il resto sarebbe stato comodo. certo mio marito mi ha preso la donna delle pulizie ma la governante non abbiamo potuto permettercela ; – )

  • Paola

    Io conosco la situazione francese e so che il libro viene letto per confortare la propria visione dei bambini e soprattutto ho visto i tappeti rossi stesi alla Badinter durante la sua promozione e il denigramento costante della Leche league. Chi non aderisce a questa visione, non perde tempo e soldi per leggerlo. Qua la parola d’ordine è non colpevolizzare il tipo di madri del libro.
    Appena qualcuno cerca di parlare di allattamento su qualsiasi media, subito arriva il commento “ma il latte artificiale è adatto anche lui ai bebè” e la solita sequela di bugie.

  • stelan

    Sono mamma primipara attempata (36 anni) e ho avuto una splendida bimba che ora ha quasi 5 mesi. Alla nascita non c’era modo di farla attaccare al seno nonostante gli sforzi delle infermierie e delle ostetriche e il mio, ovviamente…il primo giorno di vita stette 8 ore senza mangiare (nella frenesia di farla stare al seno a tutti i cosi) e a piangere dalla fame. Dopo 3 giorni di pianti alla fine le infermiere si videro obbligate a darle del latte artificiale con una siringa. Cosa che continuai a fare io una volta a casa sempre cercando di offire il seno prima di tutto. Alla fine iniziai un allattamento misto ed eravamo tutti soddisfatti (io, perhè intanto la mia piccola riusciava ad attaccarsi al seno)e lei, che sembrava molto rasserenata e finalmente soddisfatta dopo una settimana di pianto quasi ininterrotto! Così decisi di iniziare a toglierle i biberon visto che al seno allattava bene. Con molto rammarico però lei iniziò a rifiutare il seno. Ed eccomi scivolare nel baratro della frustazione. Andai a gruppi di allattamento e mi dissero che forse aveva reflusso, ma il biberon non lo rifiutava. Così chiamai a 2 volontarie della Leche Legue e finirono per massacrarmi dandomi dell’incosciente per avee iniziato un allattamento misto e dando dell’incopetente alla mia pediatra…io, che ero ancora provata psicologicamente dal post-parto mi sono sentita un verme! Peccato che alla fine la mia piccola ha iniziato a rifiutare anche il biberon! Morale della favola, dopo prove e esami viene fuori che effettivamente si trattava di reflusso per una immaturità dello sfitnere gastroesofagico. Da fine luglio ha ripreo a mangiare bene sia al seno che al biberon. E sì, perchè alla fine il biberon non l’ho tolto! Non l’ho tolto perchè mia figlia si è abituata ad allattare asdraiate a letto e quando sono fuori casa, se sono seduta non sempre riesco a farla mangiare e quindi le do il bibe. Al contrario di quello che vogliono far credere le telebane della Leche Ligue la mia ciccina preferisce il seno al biberon, perchè quasi tutte le volte che inizio a darle il bibe lei poi cerca il seno quindi nel mio caso non è vero che se si da il biberon poi rifiutano il seno. Ah, poi, orrore degli orrori da un mesetto prende anche il ciuccio! Poi, il massimo della blasfemia…uso pannolini usa e getta! All’inizio volevo utilizzare i lavabili, ma poi ho visto che non ce la facevo con mia figloia perchè sto sola in casa tutto il giorno, il mio compagno lavora, la famiglia è lontana e mia figlia ha vissuto in braccio a me i primi due mesi di vita, quasi 3. Non avevao tempo neanche di andare in bagno, figuriamoci di mettere lavatrici extra per i pannolini. Ecco, sto leggendo il libro della Badinter. E’ ovvio che è un libro molto sensazionalista, ma è stato utile per conoecere le origini della Leche Ligue e come sospettavo fortemente è nato in seno a un gruppo ultracattolico americano. Non avevo dubbi che si poteva trattare solo di telebane ultracattoliche…
    Mia madre non mi ha allattato neanche una volta perchè quando sono nata era di “moda” dare il biberon…mi sono laureata, non ho istinti matricidi e non ho comportamenti borderline, ah e non mi sono neanche mai ammalata da piccola, forse perchè fino ai 5 anni non sono andata all’asilo, ma mi lasciavano a casa di una vicina!!!
    Il contrario del libro della Badinter è “un regalo per tutta la vota” di Carlos Gonzalez, il gran visir delle telebane! MA come si permette duidire che tutte le donne dovrebbero rimanere a casa almeno per i primi 3 anni di vita del figlio? Non si tratta di una questione di carriera o di realizzazione personale, ma più beceramente di una questione di soldi! La maggior parte della famiglie non ce la fanno ad andare avanti con un solo stipendio. Infatti, da ciò ho appurato che nella mia città, la maggior parte delle donne che hanno abbraciato questa filosofia pseudo-hippy di maternità e che puntanoil dito indigante contro tutte le altre che non la pensano e agiscono come loro sono nella maggior parte dei casi, colte signorine di buona famiglia che possono permettersi ampiamente il loro stile di vita senza grossi patemi economici. Come si dice in qualche post sopra, la parola d’ordine dovrebbe essere equilibrio, perchè la maternità è qualcosa di troppo grande e intimo per poterla inquadrare con regole e stili di condatta rigidi, nè da una parte, nè dall’altra.

  • Giulia

    Cara Paola, io il libro l’ho ricevuto in regalo per il compleanno e la persona che me l’ha regalato sa benissimo che visione ho ma conosce pure il mio spirito critico e la mia curiosità intellettuale…ed è per questo che me l’ha regalato. Non reputo per me cone Giulia che sia una perdita di tempo leggere le nemmeno 200 (se non erro) pagine del libro. La Lega del latte ha tantissimi meriti e per me non va denigrata…assolutamente. quando mi “criticano” perchè allatto ancora, il bimbo non prende biberon nè ciuccio, si addormenta al seno o in braccio a mio marito mi verrebbe da sbattere in faccia a certa gente certi libri…..ma poi penso che quando la gente non vuole capire…è inutile insistere. Le energie non le spreco per le battaglie contro i mulini a vento. Vivo come sento e credo meglio per me e mio figlio la maternità….seno a richiesta, dorme nel lettone, sta tantissimo in braccio….ma non mi sento un’assassina perchè mi tocca rientrare al lavoro…..gli estremismi in un senso o nell’altro…sono lo stesso pericolosi. Altrimenti tutte le persone che hanno debiti (es.mutuo o affitto da pagare) nell’ottica di qualcuno, non dovrebbero mettere al mondo figli perchè sanno già che devono rientrare al lavoro quando il bambino è piccolo? E non sono una che abbandona il figlio…..no no. Ha quasi 10 mesi ed è successo forse 3 volte in questi mesi che lui stesse senza di me per più di un’ora. L’ho portato con me a visite mediche per problemi che ho avuto dopo il parto, dalla psicologa, all’ufficio personale della mia azienda quando sono andata a parlare per il rientro. Dalla parrucchiera no perchè c’erano prodotti chimici (tinture) che stava usando su altre clienti…ma non mi sono sentita un mostro a lasciarlo un’ora a mia mamma quando sono andata a tagliarmi i capelli corti per poterli gestire rubando meno tempo a lui (e mi permetto di farmi bagno o doccia solo quando mio marito è in casa)……..non sarò una santa….ma non sono nemmeno un mostro no?!?!?

  • Giulia

    cara Stelan, io ho letto Besame mucho..è uno dei libri più belli che abbia mai avuto tra le mani…è dalla parte dei bambini e secondo me non è talebanesimo..non trovo un punto in cui condanni chi non può fare come indica…sono affermazioni vere purtroppo x noi mamme che dobbiamo rientrare al lavoro e le sposo anche se x questioni economiche mi toccherà metterlo al nido..ma qs è la dura realtà….come principi sono anch’io dell’idea di Gonzales.

  • Paola

    Stelan, poi mi spieghi che cos’è un dito indigante? Io non sono laureata e certe parole non le conosco.
    La Badinter non fa bene i compiti, perché quello che dice della Leche League in realtà l’ha preso dal sito di un gruppo americano che non ha niente a che vedere con LLL e poi LLL non ha niente di religioso.
    Informati meglio prima di credere alle sue panzane. In Italia forse non si sa, ma la cara Badinter, oltre a essere una sedicente filosofa (perché tutti quelli che insegnano filosofia si proclamano filosofi adesso) è la proprietaria di Publicis, una grandissima agenzia pubblicitaria che da quando è stata vietata la pubblicità del latte finto per i neonati fino a sei mesi ha perso tanti bei soldini.
    Come al solito è una questione di portafogli, delle donne e dei bambini non gliene frega niente. D’altronde se le importasse qualcosa, la sua agenzia non darebbe la solita immagine degradante della donna che pubblicizza qualsiasi prodotto con il seno di fuori.
    Quanto alla storia dei tre anni, ti assicuro che non è solo una questione di soldi, c’è gente più che benestante qua in Francia che per niente al mondo resterebbe a casa con i figli, a tre mesi subito all’asilo, non sia mai che prendano brutte abitudini.
    Con tua figlia fai quello che ti pare, ma tutta questa aggressività puzza di coda di paglia. Se fossi tranquilla con le tue scelte, non avresti bisogno di attaccare chi non la pensa come te.
    Giulia, non posso parlare a nome delle “talebane” della LL, ma sono sicura che non gettano la croce a chi deve fare scelte obbligate.

    • redazione

      Vi prego, tutte, di mantenere toni e registri più neutri. Stiamo solo scambiando opinioni, per quanto su argomenti spinosi che stanno a cuore a tutti noi. Grazie…

  • stelan

    Ciao Giulia, anche io ho letto Besame e la sensazione che ho avuto è che no da altre possibilità alle donne che nolenti o volenti non possono applicare i suoi diktat sulla maternità. Vivo a Barcellona, la città di Gonzalez e pochi hanni fa è stato denunciato dalla Società Spagnola di pediatria perchè su una rivista di cui è consulente consigliava alle madri di non pulire i denti ai bebè…
    Anyway, sono un medico e mi occupo di ricerca oncologica e non nascondo e nè mi vergogno di dire che ogni tanto il lavoro mi manca e quando mi figlia me lo permette guardo la posta del lavoro. Sono felicissima di stare a casa con lei e ho la fortuna di poterci restare per 9 mesi, meglio delle 16 settimane di maternità che danno qui in Spagna, ma ti dico anche che tra un po’ avrò la necessità di tornare alla mia vita di prima, però arricchiata dalla presenza di mia figlia. Anzi, sono curiosa di sapere come sarà! Sono contenta che la mia bimba vada al nido tra qualche mese (tra l’altro ho la fortuna di avere il nido in ospedale). Sono curiosa di vedere come si relazionerà con altri bimbi e le cose che imparerà. Sono anche curiosa di vedere come reagiremo tutte e due visto che adesso viviamo in simbiosi. A BArcellona non abbiamo famiglia nè io nè il mio compagno per cui sto tutto il giorno sola con lei! Giulia mi ha fatto sorridere quando parlavi della doccia solo quando c’è tuo marito perchè i primi 3 mesi per me è stato lo stesso e non ti dico che sofferenza no potersi docciare durante il giorno con il caldo che faceva. Però adesso siamo migliorati perchè me la porto in bagno e la metto sulla sdraietta cos’ mentre mi doccio le parlo e le dico un sacco di sciocchezze e lei ride!

  • stelan

    Redazione, questo vi sembra una recensione con toni e registri neutri? “È ovvio che le tesi della signora sono indecenti e cialtronesche, ma forse è proprio quello che lei stava cercando: lo scandalo, l’oltraggio, la reazione indignata, in poche parole “la pubblicità” al libercolo.” Mi fa sorridere…

    • redazione

      l’editoriale ha dato la giusta definizione – a nostro parere – alle tesi e ai toni dell’autrice del libro. Il nostro invito è quello di confrontarsi senza dover utilizzare il medesimo registro. E fino ad ora ci siamo riusciti tutti :).

  • valeria

    Secondo me l’articolo si commenta da sé. Ringrazio chi l’ha scritto perchè fa già capire tutto, veramente. Specialmente la fine. E viva la Badinter, che invece pensa. Stop.

    • redazione

      mi chiedo, cara lettrice,
      come allora tu sia arrivata solo a commentare un articolo, o a leggere un sito, di persone non-pensanti…

  • valeria_palazzolo@yahoo.it

    Anche le persone non pensanti scrivono idiozie. Hitler ha scritto Mein kampf. E il rogo dei libri è una pratica fascista. Ribadisco, vi commentate da sole. Le tesi e i toni, per quanto rudi, non si commentano con la censura. Che è un’arma di chi ha paura. Saluti.Definitivi.

    • redazione

      Addio, Valeria, senza rancor.

  • Io vorrei esprimere da mamma tutta la mia solidarietà femminile a Giulia e a ciò che ha voluto condividere con noi il 25 settembre alle ore 10.32 Non credo che BN proponga un modello o un metodo. Credo che cerchi di proporre alternative che ognuno con la propria testa può accettare in toto o in parte o per nulla. Io quando sono diventata mamma per la prima volta mi sono sentita come te e ogni giorno mi chiedo cosa ho sbagliato nei giorni/anni precedenti…l’importante è accedere alle informazioni a 360° e poi scegliere quello che è meglio per noi e per la nostra famiglia. Qualcuno leggerà questo libro, qualcun altro no, siamo tutti accettabili nelle nostre diversità di esseri umani..

  • Giulia

    grazie Alessandra del commento…so che tu sai benissimo quanto apprezzo il lavoro tuo, di Anita e degli altri che collaborano al BN.

  • Gualtiero

    allora: a naso, sarei molto più vicino alle vostre posizioni che a quelle della Badinter (non in teoria: sono papà di due bimbi, 4 e 2 anni)
    ciò premesso, vedo che molti interventi sono fatto non avendo letto il libro.
    Vedo che gli stessi intervebti redazionali, dopo aver aperto le danze, proseguono basandosi su “quello che han detto molti che hanno letto il libro”.
    Dirò allora la mia:
    intervenire su di un libro -con pretesa di farlo seriamente- senza averlo letto è da cialtroni.
    E’ da cialtroni.
    E’ da cialtroni.
    E’ chiaro il concetto? Spero lo sia.

    • redazione

      Con questa replica ci auguriamo di porre fine a un confronto che tanto si sta rivelando sempre più sterile. E lo diciamo con grande rammarico, perché oltre a pubblicare l’editoriale abbiamo ampiamente argomentato le ragioni della nostra presa di posizione. Che ognuno resti sulle proprie posizioni, specie chi ci viene a trovare solo per attaccarci per il mero gusto di farlo. Perché francamente è questo il motivo. Per noi cialtrone è chi lucra spudoratamente sulle difficoltà altrui e su temi seri come la crescita dei figli. Lo abbiamo straribadito, ma ai detrattori ciò non interessa. Ed è evidente che chi ci attacca lo fa senza neppure conoscere i nostri libri, altrimenti – ben lungi dal darci dei “cialtroni” e dei “non pensanti” – si sarebbe altrettanto indignato dell’ennesima uscita del libro-sensazione che vola semplicemente sulle ali della polemica e della provocazione. Quello che è stato fatto qui. E a noi questo non interessa affatto. Non vi garbiamo? Liberissimi. Le nostre ragioni le abbiamo illustrate in maniera convincente. Liberi di volare sulle ali della Badinter, quindi. Non v’è, ohimè, null’altro da aggiungere.

  • stelan

    Bravo, hai ragione. Io da madre primipara attempata e molto ansionsa mi sono letta lo scibile sulla maternità a 360 gradi…e quante menate si leggono in giro…

  • Stefi

    Mamma mia quanto si vede che siamo nel paese dei mammoni!!! E da quanto leggo qui siamo proprio noi mamme che li facciamo diventare così: vogliamo essere mamme perfette a costo di essere infelici, frustrate e con i sensi di colpa. E tutta questa energia negativa si riverserà, inevitabilmente, sui figli. Quindi a parer mio meglio un po’ di sano egoismo (che sia qualche uscita, qualche pappa pronta o anche ammettere di essere in difficoltà o che il figlio ci sta mettendo in crisi) piuttosto che una insana aspirante mamma perfetta!

    • redazione

      Cara Stefi, mamme consapevoli, non perfette…è diverso.

  • Alexandra

    wow, che dibattito!
    Come scritto in un altro commento di Alessandra Bortolotti sullo stesso libro, io non l’ho ancora letto. Ma, incuriosita, sono andata a cercare un pò di resoconti ed altri commenti.
    Non bisogna, in effetti, farsi prendere dall’ingannevole titolo italiano (il vero titolo è “il conflitto: la donna e la madre”), né da quello che possono essere interpretazioni un pò rapide.

    Nel suo primo e discussissimo libro, “l’Amour en plus”, Badinter aveva la fama di aver affermato che l’istinto materno non esiste. E invece non è neanche lontanamente quello che dice. Non se la prende minimamente contro l’essere madre in sé, ma contro la PROPAGANDA e la costruzione di un IMMAGINARIO COLLETTIVO (già allora basato sul concetto di “natura”) nel quale la donna può essere solo ed esclusivamente madre. C’è una bella differenza! Anzi, quello che scrive dell’amore materno (e paterno), e della capacità umana ad accudire i propri cuccioli è molto bello ed incoraggiante.
    In effetti, più che filosofia, si tratta di sociologia, ma che sia l’una o l’altra, è importante tenerlo a mente, perché analizza fenomeni di società, d’immagine identitaria collettiva, fenomeni che hanno peso sulle persone, ma non intende entrare nei comportamenti personali, meno che mai criticarli.
    Allo stesso modo, mi sembra di capire(sempre dalla lettura dei vari commenti, interviste e recensioni) che abbia contestato, non la ricerca di un modo più ecologico di accudire i bimbi, in sé, ma la costruzione di una “ideologia” della “mamma naturale”, che tenderebbe a colpevolizzare le donne per tutto quello che indubbiamente ha reso la vita più facile e gestibile: pannolini usa e getta, omogeneizzati, ecc., o per tutto quello che non sia impegno a 100% nel “fare la mamma”. Basta vedere come si arrabbiano alcune mamme quando si sentono “accusate” della “non-ecologicità” dei pannolini usa e getta, per capire quanto infatti possa essere vissuta male questa cosa.

    Concordo pienamente con quello che scrivete qui, ovvero che ciascuna sia libera di vivere la propria maternità come meglio crede, nel fare e nell’essere, ma anche in questo sito ci si inalbera contro i “datori di lezioni e consigli” di ogni tipo, e Badinter mi sembra non fare tanto diversamente, anche se per una cappella diversa e con l’evidente segno delle lotte degli anni 70.
    Non si può negare che discorsi del tipo “se la mamma è naturale, il bimbo … (non ha coliche, non ha displasia dell’anca, non ha problemi di questo o quest’altro tipo …) ” possano pesare di brutto su mamme che già si destreggiano con difficoltà tra tutte le cose nuove che tutt’ad un tratto hanno preso il possesso della loro vita.

    Inoltre, ho l’impressione che in Italia, molto più che in Francia, l’immagine della “Mamma” sia di enorme importanza, e che anche solo l’idea che si possa pensare che una non sia una buona madre sia decisamente angosciante. Ho anche notato che qui, al contrario di molti altri paesi, basta anche solo che qualcuno dica “non la penso così” o “faccio diversamente”, perché l’interlocutore si senta contestato, “accusato”, e si scateni lo stress, con espressioni di rabbia niente male.

    Tornando ai singoli punti:

    In un’intervista, Badinter specifica chiaramente che non ha nulla contro l’allattamento, anzi, tutt’al contrario, ma solo contro i “diktat” che prendono la loro autorità dalla “natura”, facendo della donna nella sua relazione con il proprio bambino, non più una persona, ma un “blocco mosso solo da processi ormonali”, da “imperativi primari”, con i terrore che se non li rispetta, fa un danno al proprio figlio. Tutto ciò, senza riguardo alla profonda complessità della propria personalità, costruitasi con una storia di emozioni, cultura,scelte, etc.

    Idem per il lavoro: non contesta la scelta delle singole donne di “tornare a casa”, ma solo contro l’ideologia che lo considera come “obbligo” della “buona madre”, con una riflessione sulle conseguenze a lungo termine del ritorno alla dipendenza dal marito. E che ne sarà del pari stipendio, se si fa pesare tutto il bisogno di tempo per accudire ai figli sulle donne, invece di imparare a condividerlo con i papà? Anche lì, bella differenza.

    Quanto al considerare che le donne si debbano liberare dai bambini come banali “rompiscatole” per pensare a se stesse … due punti:
    1) Badinter spiega in un’intervista (a ragione, basta leggere la letteratura transalpina per convincersene), che la cultura francese ha SEMPRE considerato la donna SEPARATAMENTE dal ruolo di madre, sia nelle classi sociali agiate, in cui erano votate a ruoli mondani, anche intellettuali, sia nelle classi laboriose, sia borghesi, sia più povere, in cui lavoravano (la moglie del negoziante alla cassa, le domestiche, le operaie, lavandaie, le contadine …) Io sono francese, e effettivamente sono cresciuta in questa cultura, con una mamma appassionata dal suo lavoro e non per questo meno appassionata dai suoi bimbi – e un papà che ha condiviso equamente con lei tutte le fatiche del caso, lavando pannolini e alzandosi di notte con i biberon quando è finito l’allattamento al seno. Credetemi o no, ma crescere con dei genitori che ce la mettevano tutta nel loro essere parte del grande mondo, che sapevano dare il senso dell’importanza di quello che stavano facendo, che non ci avevano come unico centro di attenzione ed interesse, non solo non è mai stato fonte della benché minima frustrazione affettiva, ma ci ha resi a nostra volta persone felici, equilibrate, affettuose e capaci di pienezza nel vivere ogni cosa, personale o professionale che sia.
    Anch’io sono tornata a lavorare, inserendo la mia cucciola al nido a 8 mesi, e riprendendo il tempo pieno quando ha compiuto un anno. Senza il minimo dubbio ha fatto bene a tutte e due, lei è letteralmente sbocciata, vedo e sento che ha trovato molte cose di cui aveva bisogno, e anch’io ne avevo bisogno.
    2) Chi riesce a sostenere che occuparsi di uno o più bambini piccoli sia esente da rompimenti di scatole? Che non trovare neanche più un attimo per depilarsi le gambe e sentirsi un pò bella non sia deprimente? Che rinunciare a cose nelle quali ci si sentiva competenti e utili non sia frustrante? In molti siti le mamme si lamentano che i papà siano poco implicati, ma si veicola anche una cultura che fa sì che non possano implicarsi.
    Il fatto di tornare a pretendere, sotto coperta della meravigliosa relazione affettiva che c’è tra mamma e bimbo, che tutte le incombenze concrete siano a carico delle mamme, invece di essere condiviso con il papà e, quando opportuno, affidato a terzi, è fuorviante ed ingannevole quanto, innegabilmente, pericoloso per le pari opportunità delle donne nel mondo fuori da casa. Oltre ché distruttivo, secondo me, anche per gli uomini.

    Leggere “XY – l’identità maschile” della stessa Badinter, e “Modi bruschi, antropologia del maschio” di Franco La Cecla: mentre il secondo lamenta la perdita e la crisi dell’identità maschile mediterranea, e ne illustra (secondo me) la terribile povertà, Badinter propone una visione molto più ricca, che finalmente riconosce ai maschi il possesso di quelle qualità dette “femminili”, spesso illustrate dai vari panegirici su “noi donne” che poi in realtà sono l’alfabeto base della capacità umana ad amare, a dare e ricevere tenerezza, universale e assolutamente indipendente da sesso o genere.

    Quindi, Ok per i pannolini lavabili, purché li lavi lui.

    Adesso smetto. Potrei continuare a riflettere per ore su questo tema, ma basta …

  • non per difendere il libro in questione che non ho letto e attualmente non mi interessa, ma trovo molto curioso che si parli di “tentativo di lucro su mamme in difficoltà e piccoli indifesi” su un sito che è contornato da pubblicità di libri e ha un “carrello” per gli acquisti sulla sinistra.

  • ops, volevo dire destra!

    • redazione

      Cosmic,
      sono i NOSTRI libri, in cui diciamo e difendiamo esattamente quello che trovi sul sito. Se avessimo come priorità il lucro e la fama pubblicheremmo ben altro, proprio come chi pubblica certi titoli shock