Parto naturale: come alleviare il dolore

Il parto è attesa, gioia, emozione, curiosità… La prospettiva del dolore che, come tutti ben sanno, lo accompagna può preoccupare la futura mamma al punto da prendere in considerazione anche metodi farmacologici in grado di annullarlo.

Il parto è un evento naturale e fisiologico e quindi tutti gli interventi di medicalizzazione possono andare a intralciare o addirittura bloccare i delicati meccanismi che portano alla nascita del bambino.

Ci sono alcuni casi in cui l’aiuto farmacologico può essere davvero determinante, ma nella maggior parte dei casi è più vantaggioso lasciar fare a madre natura. Esistono però dei metodi totalmente naturali, non farmacologici e privi di rischi, che possono aiutare la futura mamma a gestire al meglio la sensazione dolorosa nel pieno rispetto della naturalità della nascita.

IL CALORE:
Il calore dilata i vasi sanguigni e favorisce il rilassamento, permettendo ai muscoli di sciogliersi e rilasciare le tensioni, promuovendo un senso di benessere e diminuendo la percezione del dolore.

E’ indicato per l’iniziale travaglio e per quei travagli con un moderato livello di percezione dolorosa.

Alcune strategie per sfruttare i benefici del calore sono:

– avvolgere una bottiglia piena di acqua calda in un asciugamano e poi applicarla sulle zone dove se ne sente maggior beneficio, eventualmente eseguendo un massaggio;

– avvolgere la borsa dell’acqua calda in un asciugamano e applicarla sulle zone dove viene maggiormente percepito il dolore;

– scaldare del sale grosso da cucina in padella e avvolgerlo in un asciugamano, poi applicarlo sulla cute;

– scaldare un asciugamano, precedentemente inumidito, nel forno a microonde, poi avvolgerlo in un altro asciugamano e usarlo per fare un impacco;

– applicare delle compresse imbevute di acqua calda;

– farsi massaggiare dal getto caldo della doccia.

Gli impacchi vanno applicati dove se ne percepisce maggior beneficio, cioè nella zona in cui viene maggiormente avvertito il dolore, di solito sulla schiena, in area lombo-sacrale, sulle spalle o in area pubica, facendo attenzione che la fonte di calore non sia a diretto contatto con la pelle per non bruciarla.

Si possono utilizzare le compresse o l’asciugamano scaldato, ma anche la bottiglia piena di acqua calda, per eseguire dei massaggi o delle pressioni, in modo da sommare i benefici dell’applicazione di uno stimolo tattile a quella di uno stimolo termico.

Può essere di aiuto applicare gli impacchi caldi al perineo in periodo espulsivo, per facilitarne la distensione e l’elasticità, riducendone il dolore dovuto allo stiramento.

Per quanto riguarda l’uso della doccia calda o tiepida, procurandosi uno sgabello di plastica da sistemare sotto la doccia e assumendo sullo sgabello la posizione accovacciata, si può dirigere il getto d’acqua, non bollente, sulla schiena, in zona lombo-sacrale, sui fianchi o direttamente sulla pancia, unendo i benefici dell’acqua calda a quelli del massaggio del getto sulla pelle.

IL FREDDO:
il freddo costringe i vasi sanguigni e rallenta gli impulsi in entrata al cervello, addormentando la zona su cui viene applicato.

Poiché il freddo penetra molto più profondamente del caldo e poiché i recettori per il freddo sono più numerosi rispetto a quelli per il caldo, la bassa temperatura viene raccomandata soprattutto per il dolore acuto e molto intenso, come quello del travaglio avanzato .

Il freddo, inoltre, rinvigorisce e risveglia i sensi, quindi è adatto anche nel caso in cui ci si senta molto stanche, accaldate o prive di energie.

Gli impacchi freddi andrebbero applicati durante la contrazione sulla cute in corrispondenza della zona in cui viene maggiormente percepito il dolore, esercitando una ferma pressione o eseguendo un massaggio, come per gli impacchi caldi.

Alcune strategie per sfruttare i benefici del freddo sono:

– massaggiare la zona più dolente con una bottiglia tolta dal frigo;

– applicare una busta di minestrone o piselli surgelati su schiena o fianchi;

– rotolare due lattine fredde sulla zona lombare, ai fianchi della colonna vertebrale;
applicare delle compresse imbevute di acqua fredda.

Per rendere l’applicazione dello stimolo termico più efficace, è consigliabile alternare uno stimolo caldo a uno freddo e viceversa, in modo che i recettori nervosi della cute non si adattino ad un’unica sensazione, riducendone il beneficio.

Emanuela Rocca


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  • Calenda Maia

    Buongiorno

    a integrazione di quanto scritto sopra, sempre sul capitolo “trattamento del dolore del parto” segnalo anche :

    . il massaggio con la palla medica

    . il travaglio in acqua (che non è il parto in acqua, ma si andrebbe OT)

    . l’agopuntura

    . la TENS

    Sul fatto che l’analgesia in travaglio rallenti tutto, ho dei dubbi nel senso che le ostetriche con cui ho parlato (della ASL di Udine) mi hanno riferito di usare la peridurale di loro iniziativa proprio perché permette di sbloccare alcune distocie dinamiche. Cioè in pratica quando la donna ha dolore ma non c’è dilatazione, il rilassamento conseguente all’analgesia favorisce il travaglio. Questo mi è stato confermato da anestesisti specializzati in analgesia in travaglio di parto.

  • emanuela.rocca

    Presto tratterò anche altri metodi di analgesia naturale, compresi i massaggi, il travaglio nell’acqua, l’agopuntura e il tens, e molti altri…oggi desideravo partire dal caldo e freddo, ma c’è talmente tanto da scrivere, che non potevo esaurire l’argomento in un solo articolo!!!
    Riguardo al fatto che l’analgesia talvolta slocca deille distocie, l’ho accennato anch’io quando dico “Ci sono casi in cui l’aiuto farmacologico può essere davvero determinante”, ovviamente non ho approfondito la questione perchè nello specifico stavo trattando dei metodi naturali, però sono d’accordo sul fatto che in alcuni casi specifici può aiutare. Mi premeva sottolineare che il parto è un evento fisiologico e purtroppo spesso si “abusa” di interventi farmacologici che vanno ad “intralciare” il naturale corso degli eventi!!!!

  • Calenda Maia

    D’accordissimo se parla dell’abuso di ossitocina o di altre manovre, ma dell’epidurale non mi risulta che se ne faccia abuso anzi, dal quel che so viene lesinata nella stragrande maggioranza degli ospedali perché occorrono anestesisti specificamente formati a questo, e nei travagli molto lunghi e spossanti si preferisce la morfina.
    Immagino che si tratti sempre di valutare il bilancio costi/benefici per ciascuna donna che travaglia.

    Secondo me non va male insistere sulla capacità della donna di sostenere il dolore, ma mettersi nell’ottica per cui il personale può e deve offrire un sostegno anche farmacologico è la condizione perché il parto sia vissuto con serenità.

  • Tullia

    Buongiorno, è vero, a volte si abusa, ma l’analgesia epidurale correttamente praticata non rappresenta, a mio avviso, un abuso di medicalizzazione, ma un’opportunità che viene offerta alle donne di alleviare significativamente(senza eliminarli) i dolori del travaglio. Non ritengo che questa opportunità vada resa disponibile solo in casi straordinari, credo sia giusto e legittimo che ogni donna scelga se partorire con dolore o meno, anche una donna che vivesse un travaglio e un parto pienamente fisiologici: come dimostrano gli studi e come sanno benissimo da sempre gli operatori esperti della materia, anche nella piena fisiologia il dolore può essere fortissimo e intollerabile. Io non ho difficoltà a concordare sul fatto che l’esperienza del dolore nel travaglio possa svolgere una sua funzione simbolica e psicologica, l’ho sperimentato io stessa nel mio parto; ma questo non è necessariamente vero per tutte le donne e soprattutto non può essere imposto dal sistema sanitario che attualmente, a differenza di quanto dice chi parla di anestesie di massa, non garantisce di fatto la partoanalgesia; né è giusto che una cultura favorevole alla naturalità (condivisibilmente, a mio parere) demonizzi la tecnica dell’analgesia in modo acritico, solo perché di tecnica si tratta e non di natura, dal momento che di altre tecnologie non ha problemi di avvalersi (ad esempio Internet). E’ purtroppo ancora molto diffusa la disinformazione sull’uso dell’epidurale che ne scoraggia la scelta, specie verso donne gravide che sono vulnerabili perché da un lato non sanno quanto forte è il dolore che le aspetta, dall’altro temono di nuocere al piccolo. L’epidurale correttamente praticata non nuoce al bambino, non nuoce alla madre, non nuoce al travaglio e al parto, ed è quanto ti confermano gli anestesisti, i ginecologi, le ostetriche esperti nella sua pratica. E’ un’opzione che deve essere disponibile a ogni donna perché lei e nessun altro scelga per se stessa. E bisogna anche dire che la sua efficacia non è lontanamente paragonabile alle varie analgesie non farmacologiche qui menzionate o non menzionate. Che pure meritano tutto lo spazio per essere illustrate e, per chi lo desidera, scelte.

  • Anna

    vorrei aggiungere il metodo di “rilassamento” come il training autogeno e (questo non è rilassamento, ma q.sa di più profondo) il TIP: training ipnotico di preparazione al parto, che insegna alla donna a vivere il momento del travaglio e del parto senza l’ansia che siamo abituati a vedervi collegata, spezzando così il circolo ansia-dolore-ansia-contrazione! lo insegno alle donne e l’ho utilizzato x il mio parto…FANTASTICO!!!

  • emanuela.rocca

    Cara Tullia, sono completamente d’accordo con te sul fatto che l’analgesia epidurale dovrebbe essere garantita in ogni ospedale e che ogni donna abbia il diritto di scegliere in piena libertà e serenità se farla o meno, senza sentirsi demonizzata o sminuita.
    L’informazione deve sempre essere garantita in maniera obiettiva per tutte le donne, il che vuol dire che andrebbero spiegati obiettivamente sia i benefici che i rischi e le controindicazioni (e spesso non avviene nè per gli uni nè per gli altri, infatti la disinformazione in alcuni casi ne scoraggia la scelta, ma è vero anche che in altri casi ne incoraggia l’abuso). Io non sono contraria all’epidurale e sono stata la prima in alcune occasioni a consigliarla. Per noi ostetriche è più “semplice” (sul piano del coinvolgimento emotivo, dell’empatia…) assistere una persona che vive un travaglio in epidurale piuttosto che il contrario, perciò credo di essere molto obiettiva quando consiglio o sconsiglio un’epidurale sulla base dell’andamento del singolo travaglio e delle forze e delle energie della singola donna.
    Riguardo al fatto che l’epidurale non nuoccia nè al bambino, nè alla madre, nè al travaglio, avrei qualche riserva, perchè per esperienza ho visto parecchi casi in cui il travaglio si è bloccato e si è dovuti ricorrere prima ad interventi farmacologici (ossitocina) e poi operativi (parto con il forcipe o la ventosa), o travagli che hanno rallentato parecchio ritardando la nascita, o ancora mamme che poi hanno dovuto subire le conseguenze di un’epidurale non riuscita perfettamente (cefalee dovute al foro della dura madre, lombalgie, mancato blocco segmentario-presenza di una zona non anestetizzata, blocco unilaterale-una metà del corpo non anestetizzata…)o ancora bimbi sonnolenti che si addormentano al seno rendendo difficoltoso l’allattamento… Alcuni studi, che per ovvi motivi non sono particolarmente conosciuti, hanno dimostrato come ancora a distanza di parecchi giorni dalla nascita nel sangue del bambino vi fossero tracce di anestetico e hanno messo in relazione l’effetto del farmaco con un atteggiamento sonnolento del bambino, i cui riflessi risultavano meno attivi rispetto a quelli dei bimbi nati senza epidurale.
    Sul fatto che l’effetto dell’epidurale sia maggiore rispetto a quello dei metodi naturali, non ci sono dubbi, ma l’obiettivo di un metodo naturale non è quello di eliminare il dolore. I metodi naturali ci permettono di gestire il dolore al meglio delle nostre potenzialità e grazie ai propri mezzi, ci aiutano a rendere sopportabile un dolore che, non lo nascondo, può arrivare ad essere decisamente intollerabile. Questo dolore, però, oltre alla sua funzione simbolica e psicologica, ha anche una funzione fisiologica, perchè aiuta a regolare la secrezione ormonale che regola l’andamento del travaglio (ossitocina, adrenalina, endorfine) e aiuta la donna a muoversi e trovare le posizioni o i movimenti che l’aiutano a rendere il dolore sopportabile, proteggendo sè stessa(riducendo i traumatismi alle strutture osteoarticolari e agli organi interni) e il bimbo (che trova i diametri migliori per scendere attraverso il canale del parto)…
    Ti ripeto, non sono contraria all’epidurale, ma riguardo al dolore del parto ci sarebbero pagine e pagine da scrivere e, così come è giusto informare sui metodi farmacologici, è altrettanto giusto informare sui metodi naturali. Questo sito si chiama Bambinonaturale e uno degli obiettivi degli autori credo sia quello di dare spazio alla naturalità degli eventi che ruotano attorno a gravidanza, parto e allattamento, perciò mi sono dedicata a questo argomento tralasciando il capitolo “epidurale”!

  • Tullia

    Grazie Emanuela della risposta. Certamente il sito ha questa impostazione e il tuo articolo è la sede corretta per illustrare le analgesie non farmacologiche. Ma tu menzioni nell’articolo gli interventi di medicalizzazione e i metodi farmacologici, dunque non sono stata off topic commentando sull’epidurale ma mi sono riallacciata a quel che tu stessa hai scritto 🙂 Apprezzo la tua posizione favorevole al diritto di scelta (e di capire, da quanto qui scrivi, che sei un’ostetrica) e mi fa sempre piacere dialogare su questo tema che io sento come delicato e importante. Concordo con te su tutto tranne qualche punto:
    dici che in certi casi è incoraggiato l’abuso di epidurale: quali, in italia? come scrive Calenda Maia, a me risulta vero piuttosto il contrario, l’epidurale è assai poco praticata, sia per scelta degli ospedali che, a volte in modo ingiustificato e perfino illegale, per scelta dei singoli operatori.
    premetto che io ho partorito tre mesi fa con un’epidurale parzialmente inefficace. prima del parto mi sono lungamente e ampiamente informata. dalle letture di studi ufficiali, colloqui con diversi anestesisti, ginecologi, ostetriche mi risulta che il numero di parti operativi con epidurale e senza non sia significativamente diverso, questo era vero in passato con tecniche di somministrazione e dosaggio diverse e più obsolete;
    la fase dilatativa non si allunga ma al contrario tende ad abbreviarsi, e in caso di aumento dell’intervallo tra le contrazioni (che non significa comunque necessariamente rallentamento della dilatazione), il ricorso all’ossitocina sintetica in un travaglio con epidurale efficace non vedo quale controindicazione comporti, dal momento che la donna non sente il dolore;
    è la fase espulsiva che tende a rallentare a causa di un’epidurale: ma l’espulsione per una donna occidentale che poco usa il perineo, a meno che non sia una danzatrice del ventre, può risultare impresa difficile con o senza epidurale, e qui io credo che le donne vadano preparate al parto vaginale con un lavoro sul perineo molto più serio di quello normalmente proposto nei corsi preparto, sia per un’espulsione più efficace che per un recupero più rapido in puerperio.
    Le controindicazioni dell’epidurale che menzioni esistono ma la percentuale di incidenza di quelle più serie è molto bassa; mia figlia è nata con Apgar 9/10 e si è attaccata al seno all’istante. Come dicevo sopra, per me l’epidurale ha fatto cilecca, per malposizionamento del catetere ha avuto effetto solo su metà corpo per un’ora e dopo più niente (l’anestesista ha tentato di raddrizzare il catetere ma ha fatto peggio). Posso dirti che in quell’ora mi sono riposata, ho preso fiato, è stato come avere dell’acqua nel deserto e non ho avuto problemi a muovermi e continuare a travagliare all’impiedi come ho fatto per tutto il tempo.
    La funzione fisiologica del dolore che mi descrivi, è invece tema del tutto nuovo alle mie orecchie: in pratica a quanto dici, se capisco bene, il dolore serve alla donna per mettersi nelle posizioni migliori per partorire? Chi ha studiato e dimostrato questa cosa? (non è una domanda retorica, è una domanda piena di desiderio di conoscenza 🙂 )

  • emanuela.rocca

    Cara Tullia, ti spiego cosa intendo quando dico che a volte la disinformazione sull’epidurale ne incoraggia l’abuso. Spesso chi dovrebbe informare obiettivamente riguardo a rischi e controindicazioni,non lo fa o almeno non lo fa in maniera completa, glissando su cose come quella che è successa a te (il blocco unilaterale) o non menzionando il fatto che se viene bucata accidentalmente la dura madre la donna soffre di una forte cefalea che la costringe per alcuni giorni in posizione supina. Alcuni anestesisti danno maggior risalto ai benefici dell’epidurale, tralasciando i rischi e questo secondo me spinge alcune donne ad una scelta poco informata e poco obiettiva. Infatti è ovvio che mentre una persona è in travaglio e le si prospetta una tecnica che elimina il dolore entro 20 minuti, costei darebbe consenso positivo senza riserve…Non so da dove tu mi scriva, ma ti assicuro che nella realtà della mia regione (la Liguria) il tasso di epidurali è molto alto…
    Per quanto riguarda l’allungamento della fase espulsiva, concordo sul fatto che una maggior coscienza perineale potrebbe aiutare nelle spinte, ma una fase espulsiva in epidurale rischia in alcuni casi di eliminare totalmente la sensazione di premito posteriore sul retto che ci indica dove, come e quanto spingere e le spinte eseguite sotto la guida dell’ostetrica non sono efficaci quanto le spinte eseguite rispondendo ad una sensazione fisica!!
    Per quanto riguarda la funzione del dolore che ti ho descritta, è molto vicina alla funzione che il dolore ha in ogni caso: se metti un dito su una fiamma, il dolore ti avverte che c’è qualcosa che ti sta provocando un danno e ti spinge a togliere il dito dalla fiamma. Il dolore spinge all’azione. Allo stesso modo il dolore del travaglio (provocato da stiramento e allungamento dei legamenti uterini e compressione delle strutture adiacenti e circostanti l’utero, tra le altre cose)ci spinge a muoverci per trovare la o le posizioni in cui il dolore è più sopportabile e gestibile o il movimento che allevia questo dolore. Così facendo noi lavoriamo insieme alle forze del travaglio e ne favoriamo il fisiologico andamento, perchè troviamo la posizione o il movimento che favoriscono la forza della contrazione verso il basso o ad esempio il miglior posizionamento del bambino nel passaggio attraverso le strutture osteoarticolari del bacino. Mi dici che hai da poco partorito, avrai notato che supina a letto sopportavi meno il dolore rispetto allo stare in piedi o al movimento!!! Ci sono numerosi testi che parlano dell’argomento, ma si tratta perlopiù di testi per gli addetti ai lavori. Ti menziono fra tutti Piera Maghella, educatrice prenatale dell’Active Birth Movement di Londra e fondatrice del MIPA (movimento internazionale parto attivo) o Verena Shmid, ostetrica insegnante della Scuola elementale di arte ostetrica, prova a vedere se sul web trovi qualcosa, è molto interessante!!!!
    L’argomento è ampio, se vuoi mi fa molto piacere parlarne e approfondirlo!!!

  • emanuela.rocca

    Cara Anna, grazie per il tuo interessantissimo contributo, è un metodo davvero efficace e sono contenta che tu contribuisca a diffonderlo!!!

  • Tullia

    Cara Emanuela, non conosco il caso della Liguria, ma so che in molti ospedali l’epidurale non è resa affatto disponibile; in altri è solo a pagamento; in altri ancora, è teoricamente garantita ma può venire “negata” dalla valutazione di un’ostetrica. Forse dove tu lavori accade il contrario; certo in altri paesi, come Francia e USA, c’è l’eccesso opposto, ossia le epidurali di massa che forse effettivamente scoraggiano a priori una donna a considerare l’ipotesi di farne a meno.
    Io credo che l’equilibrio sia davvero difficile e delicato.
    Trovo molto interessante quel che mi dici sulla funzione del dolore. Senza aver letto la Maghella né la Schmid (lo farò) tendo a credere che questa possa essere tutt’alpiù una teoria, non supportata però da dimostrazione scientifica, per quanto plausibile. Tendo a credere che la vera ragione del dolore del parto sia ignota alla scienza, insomma è un po’ il mistero della vita, come quello della morte.
    Trovo interessante anche l’ipotesi evoluzionistica dello sviluppo del cervello e delle dimensioni del cranio in parallelo con l’acquisizione della postura eretta e della riduzione delle dimensioni del bacino, secondo cui l’umano è un mammifero che nasce prematuro per consentire alla madre di non morire di parto, ma abbastanza maturo da sopravvivere lui stesso e dunque abbastanza grande da rendere il parto doloroso. Questo lo stesso non spiega però, in prospettiva evoluzionistica, il dolore: c’è da ritenere che se si sono selezionati gli umani nati con dolore, questo dolore una funzione ce l’ha effettivamente avuta nel momento della selezione. Ma ciò è avvenuto miliardi di anni fa, noi siamo geneticamente fermi a quel momento ma culturalmente cambiamo ogni giorno da qualche migliaio di anni: per cui in pratica la nostra identità genetica contiene certamente moltissimi elementi non più necessari alla nostra identità culturale. E ciò è vero pure in una prospettiva epigenetica, perché le modificazioni ambientali sui geni ci impiegano milioni di anni ad affermarsi mentre le modificazioni culturali sull’individuo agiscono nell’arco di una generazione.
    Ma mi sono allontanata troppo. Un punto che credo importante, che ho maturato in seguito a letture e tanti confronti personali e soprattutto in base alla mia esperienza, è che ritengo che la piena fisiologia del parto in sé rappresenti una sfida difficilissima per una donna, anche in condizioni idilliache di assistenza e contesto. Io ricordo bene come atroci le ore di doglie naturali per giungere ai 4 cm di dilatazione, vissute in piena attività, cambi di posizioni, uso del respiro e della voce, rotazioni del bacino… tutto utilissimo e sacrosanto ma non capace, da solo, di farmi sentire meno smarrita di fronte alla grandezza della natura; una natura né cattiva né buona, semplicemente più grande di me. Noi occidentali per lo più non siamo preparate ad affrontare questo momento e non basta un corso preparto né una tecnica di meditazione, da sola, a renderci pronte. Si tratterebbe semmai di compiere un lavoro esistenziale più lungo e profondo. Evviva chi vuole e può farlo, ed è giusto proporlo. Ma gran parte delle donne ‘normali’ tra lavoro, condizioni economiche e culturali, non hanno né gli strumenti né lo spazio energetico e concreto che intraprendere questa scelta. A loro dunque è giusto offrire lo strumento della tecnica farmacologica così come gli abbiamo offerto il frigorifero, la lavatrice, l’automobile, l’elettricità… così come si fa l’anestesia dal dentista. Perché appunto ‘fisiologico’ non significa, non nel 2011, ‘necessario’. Concordo quando dici che un’epidurale può rendere meno consapevoli delle spinte, ma anche il dolore naturale può farlo… esperienza personale. Ci vuole perciò la vera preparazione perineale ‘e’ una tecnica partoanalgesica ben condotta, ovviamente con le informazioni sui pro e i contro che raccomandi (l’ospedale dove ho partorito, Forlì, le dava molto bene e chiaramente). Un caro saluto

  • emanuela.rocca

    Cara Tullia, le ragioni del dolore del parto sono decisamente note alla scienza e la teoria che ti ho esposto sulla funzione del dolore è decisamente scientifica e dimostrata!!!
    Concordo sul fatto che oggi ogni ospedale dovrebbe garantire il diritto di ogni donna di ricevere un’analgesia epidurale e non a pagamento. Però non condivido quando dici che la maggior parte delle donne “normali” tra lavoro, condizioni economiche e culturali, non ha nè gli strumenti nè lo spazio energetico e concreto per intraprendere la scelta del parto coi metodi naturali…secondo me questa affermazione sminuisce le capacità e i mezzi che ogni donna ha geneticamente in sè per affrontare un evento doloroso e faticoso come il parto. Facendo l’ostetrica, io vedo moltissime donne partorire, di ogni estrazione sociale, di diverse culture, di varie situazioni economiche e culturali, e in realtà la maggior parte di esse ha sia gli strumenti che gli spazi energetici per farlo e chi arriva in fondo all’impresa viene completamente ripagata dal senso di vittoria e dalla soddisfazione che ne consegue, per aver portato a termine un’evento così faticoso e doloroso coi propri mezzi e le proprie energie. Alla base di questo senso di appagamento la natura ha posto una forte secrezione di endorfine, ormoni naturali simili alla morfina che produciamo durante il travaglio e dopo il parto e che ci aiutano ad affrontare il dolore e la fatica. Questo per dirti che secondo me ogni donna ha in sè le potenzialità per affrontare il parto senza farmaci, se preparata adguatamente e ben supportata dal punto di vista psicologico e, soprattutto, se lo vuole!!!! Io ho avuto il mio primo bimbo a 19 anni e avevo una paura del parto terribile, ho partorito con l’epidurale e ho avuto un buon parto. Poi ho approfondito durante il corso di laurea in ostetricia le cause del dolore del parto, la fisiologia del parto, i meccanismi neurologici ed ormonali e le tecniche farmacologiche, assistendo tanti parti sia in epidurale sia no. Mi sono laureata con una tesi sul dolore del parto e se non fosse stata supportata da dimostrazioni scientifiche non l’avrebbero accettata. In seguito ho partorito altre due volte e l’ho fatto senza epidurale, sperimentando su me stessa le tecniche naturali che fino a quel momento avevo visto mettere in pratica dalle donne e avevo studiato sui libri. Sono stati due bei parti, molto faticosi e dolorosi, come per tutte, ma ne ho un ottimo ricordo e un gran senso di soddisfazione. Io mi considero una donna “normale”, di media estrazione sociale, lavoro tantissimo per contribuire al mantenimento della famiglia, mi cresco i bambini e penso alla casa, senza nemmeno avere alcuni fattori di tranquillità come ferie-malattia-permessi-aiuti perchè non sono dipendente. Non ho nemmeno la certezza di lavorare il mese successivo…oggi sì, domani chissà… Eppure ho potuto partorire senza farmaci facendo appello alle mie risorse e alle mie potenzialità, come, credo, possano fare tantissime donne che lo vogliono fare, perchè secondo me un fattore essenziale è il volere una cosa. Se poi una donna non vuole affrontare il dolore, questa è una sua scelta e un suo sacrosanto diritto che nessuno dovrebbe toglierle. Però non mi piace si parli di “non poter” partorire senza farmaci, di “non riuscire” a partorire senza farmaci, perchè quello è applicabile solamente ad alcuni casi specifici come ad esempio un travaglio molto lungo o una distocia per cui la dilatazione non procede…Per il resto ogni donna ha le potenzialità sia fisiche che psicologiche per partorire coi propri mezzi e le proprie risorse e senza farmaci ed è una qualità che andrebbe esaltata perchè ci rende speciali ed uniche. Bisognerebbe aiutare le donne a tirar fuori queste potenzialità, a credere nelle peoprie capacità e nelle proprie forze, piuttosto che dire “non ne hanno gli strumenti nè le energie”!!!! Poi, ripeto, è giusto che parallelamente venga anche messa a disposizione incondizionatamente anche la tecnica farmacologica e purtroppo non è così dappertutto, ed è giusto che le ostetriche diano la possibilità alle donne di farla se richiesta.

  • Tullia

    Cara Emanuela, grazie per la tua testimonianza personale, mi fa molto riflettere e la apprezzo, è molto importante e significativa! Io concordo con te su tutto, quel che volevo dire e forse mi sono spiegata male, è che ci sono molte circostanze pienamente fisiologiche in cui una donna non se la sente di vivere il dolore, volevo chiarire che la violenza di quel dolore non è solo tipica di un parto problematico. e che una donna non deve sentirsi in nessun modo sminuita come donna, persona, madre se, come tu hai fatto e come ho fatto anche io, chiede l’analgesia. attivare le risorse endogene anziché ricorrere alla tecnica è un discorso che dovrebbe essere esteso a un intero stile di vita però, e non riguardare solo le donne. quando dico che l’equilibrio è difficile intendo proprio questo: una invenzione che ci regala benessere, spesso in parte ci toglie anche potere. pensa che io, avendo poi infine partorito con dolore (e ossitocina sintetica), per il mio secondo figlio non so ancora se richiederò l’epidurale o meno! il mio parto è stato di quelli che avrebbero potuto svolgersi in casa senza la minima complicazione e una cosa è certa, le doglie che ho affrontato essendo all’ossitocina sono state ben peggiori di quelle che avrei affrontato a casa e senza alcun intervento medico. quel che conta è che però una donna possa scegliere. è anche difficilissimo preparare una donna al parto, per informarla davvero senza spaventarla, stimolarla ad attivare le sue risorse senza colpevolizzarne le fragilità, offrirle la possibilità farmacologica senza che pensi di non poter fare senza ecc. sono cose che andrebbero valutate un caso per volta, invece i corsi preparto e le informazioni si rivolgono purtroppo a un insieme di donne indistinto e falsamente omogeneo… un saluto caro.

  • Anna

    Di nulla, Emanuela, sto cercando di far conoscere il più possibile i metodi naturali x combattere il dolore…siamo molto più forti di quanto pensiamo, e se solo immaginassimo quante risorse abbiamo a disposizione nel nostro cervello….se avete bisogno di approfondimenti sono qui! 🙂

  • emanuela.rocca

    Grazie Anna, anche io sto cercando da anni di diffondere i metodi naturali e credo sia importantissimo aiutare le future mamme a credere nelle proprie potenzialità e nelle proprie risorse per poter partorire naturalmente!

  • Tullia

    Torno su questa pagina dopo qualche tempo per segnalare questo articolo che parla di una teoria scientifica del dolore nel parto. Il bello della scienza è che non è esatta, ci sono teorie opposte e si discute apertamente con amore della ricerca della verità, che del resto si consegue a fatica. Mi piacerebbe un parere di Emanuela in proposito. http://novaranestesia.splinder.com/post/25756900/un-antropologa-in-sala-parto