Sonno dei bambini: co-sleeping sì, co-sleeping no?

Il dibattito a proposito del co-sleeping – o “cododo” in francese – impazza all’interno di molte famiglie occidentali. Nell’articolo qui tradotto, la psicologa canadese Nadia Gagnier – specializzata nel sostegno alle famiglie e molto famosa in Canada per la sua partecipazione a trasmissioni televisive – passa in rassegna i classici dubbi e timori di chi non sa ancora quale decisione prendere.

Co-sleeping sì o co-sleeping no?

Lei si domanda se questa camera servirà durante i primi mesi di vita del bebè, perché forse lo lascerà dormire nel lettone per non doversi alzare di notte ad allattare. Ne parla con il suo compagno, il quale è contrario all’idea. “Adorerò il mio bambino, ma non voglio che si intrometta nella nostra intimità.”

Lui teme che, così facendo, verrà posticipato il momento in cui il bambino dormirà tutta la notte, in quanto forse avrà difficoltà a ritornare nella sua cameretta dopo essersi abituato a condividere il letto dei suoi genitori.

Inoltre, ha paura che si verifichino degli incidenti: e se, cambiando posizione durante la notte, schiacciasse o soffocasse involontariamente suo figlio?

Nathalie, invece, ha un’amica che ha optato per il co-sleeping durante i mesi di allattamento. Ne vedeva numerosi vantaggi: favorisce il legame madre-figlio, il bambino viene allattato non appena ne ha bisogno e quindi quasi non piange, il papà non si sveglia, la mamma si riaddormenta più velocemente…

Ma ecco che Nathalie scopre che quella stessa amica non è ancora riuscita a trasferire suo figlio nel lettino perché ha paura della sua reazione. Ora è incinta del suo secondo bambino… dove lo farà dormire se il suo primo figlio dorme ancora con lei?

Se avete gli stessi dubbi di Nathalie e del suo compagno e state cominciando a ricercare le opinioni degli esperti in materia, rischiate di diventare solamente più confusi!

Alcuni professionisti, infatti, incoraggiano i genitori a praticare il co-sleeping sostenendo che la vicinanza della madre e il contatto pelle a pelle rassicurano il bambino dopo il trauma della nascita.

In realtà, il co-sleeping viene praticato nella maggior parte delle culture. È soprattutto in Occidente che i bambini hanno la propria camera e il proprio letto.

Altri esperti, invece, consigliano ai genitori di tentare di sviluppare gradualmente l’autonomia del sonno del proprio figlio. Ciò significa far dormire il bambino in un letto separato e andare da lui non appena si sveglia piangendo, così da soddisfare le sue esigenze il più rapidamente possibile e favorire il legame di attaccamento.

Alcuni studi dimostrano anche che, in determinate situazioni, il co-sleeping può essere pericoloso per il bambino, specialmente nei letti con materasso ad acqua (maggiore rischio di soffocamento a causa della superficie eccessivamente molle e in movimento), se i genitori sono abituati a dormire con delle coperte pesanti o con numerosi cuscini, oppure se uno dei genitori ha un sonno agitato (con spasmi, movimenti delle braccia e delle gambe). Ovviamente, se la madre assume dei medicinali, droghe o alcool, risultando in stato confusionale o soggetta ad un sonno eccessivamente profondo, il co-spleeping potrebbe trasformarsi in un incubo.

Spesso viene praticato il co-sleeping per poi favorire in un secondo momento, quando il bambino è cresciuto, non viene più allattato e dorme tutta la notte, un distacco graduale e una maggiore autonomia del sonno. È in quel momento che alcuni genitori possono vivere delle difficoltà, un po’ come l’amica di Nathalie.

In alcuni casi può svilupparsi una sorta di dipendenza reciproca tra madre e figlio. Quando la mamma cerca di trasferire il bambino nel suo lettino, spesso teme la sua reazione. Il bambino può percepire l’ansia della madre e reagirvi piangendo, apparentemente confermando di non essere pronto a dormire nel suo lettino, quando in realtà è piuttosto la madre a non sentirsi pronta! I genitori hanno quindi l’impressione che non sia mai il momento giusto per effettuare la transizione.

Allora il co-sleeping, la cui funzione iniziale era quella di donare sicurezza al bambino, ha l’effetto secondario di renderlo ansioso ogni volta che i genitori tentano di trasferirlo nel suo lettino. I genitori e i bambini sono in trappola.

Ovviamente altri genitori riescono a mettere in atto questo cambiamento con successoscegliendo bene il momento in cui operare il processo di transizione, continuando ad avere fiducia in sé stessi e accettando il fatto di doversi alzare di notte per consolare il proprio bambino quando questo si sveglia.

Questi genitori sono pronti ad accettare che il bambino possa piangere un po’ fino a quando non si sarà abituato alle novità riguardanti la nanna. Dopo essersi abituato, tutti trascorreranno delle nottate serene.

Tra il co-sleeping e il far dormire il bambino nella propria cameretta sin dalla nascita, esistono delle soluzioni intermedie. Ad esempio, numerosi genitori scelgono di far dormire il bambino in una culla posta accanto al proprio letto.

In questo modo, la vicinanza della madre permette che questa possa rispondere rapidamente alle esigenze del bebè durante i suoi risvegli notturni, permettendogli allo stesso tempo di abituarsi a dormire in un letto separato. Così, quando si trasferisce il bambino nella sua cameretta, la separazione è meno radicale.

Riassumendo, è solo una questione di scelta personale: i genitori dovrebbero scegliere il metodo più adatto a loro, senza preoccuparsi dell’opinione altrui e riflettendo sulle conseguenze della loro scelta a medio e lungo termine.

Buona notte e fate dei bei sogni!

Traduzione dal francese di Laura Tenorini
articolo tratto da www.cyberpresse.ca

Per approfondire l’argomento vi consigliamo la lettura di Di notte con tuo figlio, di J.J. McKenna.


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  • Giulia

    Mi sono piaciuti molto i libri di Mc Kenna edito dal Leone Verde e anche quello di Sears “Genitori di giorno e di notte”. Non mi vergogno a dire che Stefano dorme nel lettone con noi, non è un vizio….non so se sia solo un bisogno del bimbo o anche mio di sentirlo vicino e rispondere subito ai suoi bisogni di fame e di vicinanza. Ma tutto questo è splendido e mi fa vivere bene anche la notte con lui dopo una giornata in cui magari sono stata lontana per lavoro 6 ore. Se non avete letto questi libri fatelo..sono illuminanti!

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