Gravidanza e allattamento, basta disinformazione!

Scrivo in qualità di ostetrica, ma anche e soprattutto, in qualità di madre.

Una volta letta l’ intervista al dottor Semprini, è mio dovere poter controbattere in maniera chiara a quella che sta diventando una mercificazione dell’evento nascita, già da anni in atto.

Effettuo, per chiarezza e dovere di cronaca, un cosiddetto ‘copia-incolla’ dall’articolo comparso sulla rivista informatica Donnaclik.it.

Si legge infatti che il dottore in questione si fa promotore di alcune debite informazioni indirizzate alla donna e alla coppia.

« […]oggi il concetto si è ampliato e include una serie di scelte: il compagno giusto, quando avere il primo o il secondo figlio, quali accertamenti fare prima di concepire, cercare di concepire il mese giusto perché il bimbo nasca alla data desiderata… ».

Andiamo con ordine.

Il medico ginecologo è un dottore in Medicina e Chirurgia specializzato in varie aree (dall’Oncologia all’Epidemiologia), ma quella che c’interessa di più è l’area ostetrica.

Si legge infatti sul sito dell’Università di Siena (1) “lo specializzando deve conseguire le conoscenze teoriche e pratiche applicabili alla fisiologia della gravidanza e del parto, alle attività diagnostiche inerenti patologie materne e fetali, alle attività terapeutiche, in particolare di tipo chirurgico, indicate per tali patologie.”;

infatti si va a leggere che lo STANDARD COMPLESSIVO DI ADDESTRAMENTO PROFESSIONALIZZANTE (2): per essere ammesso all’esame finale di diploma, lo specializzando deve dimostrare d’aver raggiunto una completa preparazione professionale specifica, basata sulla dimostrazione d’aver personalmente eseguito atti medici specialistici, come di seguito specificato:

– 6 mesi chirurgia generale;

– attività di diagnostica e prevenzione in oncologia ginecologica per almeno 250 casi; – attività di diagnostica e prevenzione di patologie gravidiche in almeno 250 casi;

– almeno 50 interventi di alta chirurgia, dei quali almeno il 15% condotti come primo operatore;

– almeno 120 interventi di media chirurgia, dei quali almeno il 20% condotti come primo operatore;

– almeno 250 interventi di piccola chirurgia, dei quali almeno il 40% condotti come primo operatore.

Da ciò si evince che le indicazioni che il dottore desidera fornire, dalla scelta del compagno a quella di mettere al mondo un figlio in un’ipotetica “data giusta”, non lo competono appieno.

Egli è libero, grazie all’articolo 13 (3) e all’articolo 21 (4) della Costituzione Italiana – che ognuno di noi deve difendere – di esprimere opinioni e giudizi, ma egli deve anche, in qualità di medico, rispettare il suo Codice Deontologico (5) che dice, all’articolo 42

Il medico, nell’ambito della salvaguardia del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, è tenuto a fornire ai singoli e alla coppia, nel rispetto della libera determinazione della persona, ogni corretta informazione in materia di sessualità, di riproduzione e di contraccezione. Ogni atto medico in materia di sessualità e di riproduzione è consentito unicamente al fine di tutela della salute”.

Quindi seppur libero di esprimere le proprie opinioni, la scelta del partner e di quando mettere al mondo un figlio esula dalle sue competenze.

Non sto sindacando sulla libertà o meno di esprimerle, ma sul fatto di usare un titolo di studio (e la fama derivatagli dall’aver seguito la gravidanza di una cantante) per fornire indicazioni su argomenti personali: non solo frutto d’ipotetiche indicazioni terapeutiche (6), ma di una serie di eventi diversi per ognuno di noi.

Proseguendo con l’intervista si legge « Quando finalmente il test è positivo, le decisioni della coppia sono ancora più numerose: dove farsi seguire, da chi, che esami fare, pensare se optare per accertamenti invasivi o basarsi su test indiretti, quante ecografie fare, dove, come e quando partorire, allattare o non allattare al seno. Tutto questo è “la nuova gravidanza” vista dal punto di vista della mamma».

Io mi chiedo dove siano le novità: testi di illustri personaggi del calibro, per esempio, di Sheila Kitzinger hanno da decenni illustrato alle donne, in maniera obiettiva e super partes, tutte le possibilità disponibili per affrontare la gravidanza (che è della donna e del partner e non di una categoria professionale).

Chissà perché ho la percezione che il dottore, in modo assai poco super partes rispetto a Sheila Kitzinger, abbia un’opinione molto chiara di chi debba e di come bisogni seguire la gravidanza.

Ebbene, ho la netta sensazione che la mia categoria (7) non venga citata o, se sì, non in maniera esauriente, nonostante che il Codice Deontologico del Medico ci dica chiarmente, all’articolo 66 “Il medico deve garantire la più ampia collaborazione e favorire la comunicazione tra tutti gli operatori coinvolti nel processo assistenziale, nel rispetto delle peculiari competenze professionali”.

La mia attenzione si focalizza su alcuni concetti: come e quando partorire, ad esempio, mi lascia non poco dubbiosa.

La gravidanza si porta sempre dietro un “alone” di mistero o, per lo meno, di incertezza. Sebbene la medicina, in maniera più o meno etica (e non sono qui a discuterne) si sia spinta ben oltre la terapeuticità e la prevenzione di patologie connesse alla gravidanza, mi chiedo come si possa decidere “come” e “quando”.

“Come” e “quando” sono termini estremamente medici e medicalizzati, ma la gravidanza è della donna, non del medico che ne monitora l’andamento.

Anche qui il Codice Deontologico del Medico ci dice che (art. 13) “In nessun caso il medico dovrà accedere a richieste del paziente in contrasto con i principi di scienza e coscienza allo scopo di compiacerlo, sottraendolo alle sperimentate ed efficaci cure disponibili”.

Quindi, malgrado personaggi famosi contemplino un parto cesareo (8), giudicandolo più tecnologico e progressista di un parto vaginale, non è corretto classificare il cesareo come modalità fisiologica di intervento nell’ambito del “processo” naturale della nascita.

Né è corretto che gli stessi professionisti lo “vedano” come tale.

«La donna sa che il parto vaginale comporta delle modificazioni permanenti delle sue strutture pelviche e genitali e sa che può evitare questo sacrificio connesso alla nascita vaginale con l’estrazione sovrapubica del bambino. La futura mamma sa anche che un parto vaginale può essere sempre complicato da una sofferenza fetale che il taglio cesareo esclude. Infine, sa che le si può offrire un taglio cesareo senza alcun dolore, mentre travaglio e fase espulsiva privi di dolore sono ancora un obiettivo da raggiungere. Da questi tre elementi decisionali nasce spesso la richiesta di un taglio cesareo prima del travaglio a cui diventa difficile dare una risposta negativa».

Come si può, scientificamente ed eticamente parlando, definire “sacrificio” mettere al mondo un bambino, il proprio bambino?

Come si può affermare di far parte di una categoria professionale, quando questo implica dover compiere tutta una serie di esami, acquisire una certa pratica clinica e rispettare un Codice Etico Deontologico complesso;

e, soprattutto, come possono i colleghi della medesima categoria professionale accettare che una persona diffonda simili convinzioni?

In qualità di donna tra le migliaia di donne che hanno figli posso affermare senza tema di smentite che un taglio cesareo, nonostante i traguardi della terapia del dolore, fa male.

Come si può definire “indolore” un intervento chirurgico?

Come si può affermare senza pudore che la sofferenza fetale (questa “spada di Damocle” che quasi tutti i ginecologi fanno pendere sulla donna per spingerla a optare per un intervento chirurgico, che ve ne sia bisogno, o – come spesso avviene, no) venga scongiurata dal taglio cesareo?

Come si può sostenere senza vergogna che travaglio e fase espulsiva senza dolore siano il massimo a cui la donna possa aspirare?

È senz’altro vero che, per alcune donne, il dolore del parto risulti insopportabile e che sia, quindi, importante rispettare l’esigenza di ridurlo, ma che tale traguardo sia prioritario per la totalità delle donne è quanto mai inverosimile.

«Molte donne desiderano invece allattare per un breve periodo perché è un’emozione che vogliono provare e, spesso, passano all’allattamento con il latte in formula quando ridimensionano l’impatto emotivo della loro scelta naturale».

Questo credo voglia significare che per il dottor Semprini allattare, sistema naturale e normale di nutrire il proprio figlio, sia una sorta di “moda” o di “passatempo”, o ancora una sorta d’innamoramento fugace che le donne nutrono nei confronti del gesto di allattare; tanto che, passata l’ondata di “confusione ormonale”, la madre riacquisterebbe raziocinio e serietà, dedicandosi ad altro e lasciando che sia il biberon –  moderno e tecnologicissimo strumento – a nutrire suo figlio.

Ritengo che questa sia una delle affermazioni più scabrose che un medico (dottore in Medicina e Chirurgia) degno di cotanto titolo possa esprimere.

Il nostro continua con un laconico «Credo che queste decisioni debbano essere rispettate e che nel 2011 non considerare il costo biologico dell’organismo femminile di essere una fonte alimentare per il bambino sia una visione troppo limitata. Una volta non vi erano alternative valide all’allattamento materno. Oggi sì e possiamo rimanere legati all’idea che il latte materno possa essere quanto di meglio possa esistere ma, se guardiamo con spirito critico ai dati scientifici che supportano questa evidenza, vediamo quanto siano poco convincenti perché partono da un presupposto di un’assoluta priorità del latte materno rispetto a qualsiasi altra sorgente nutritiva».

Su questo punto temo rischierei di spingermi troppo oltre, certa invece che le madri che hanno allattato, così come pure quelle che non hanno potuto farlo perché non correttamente sostenute, saprebbero essere molto più incisive di me. Oltre che più competenti.

Ma ora veniamo a noi.

La dignità di un medico è importante: il Codice Deontologico ce lo ricorda continuamente.

Dal mio punto di vista, ma non credo di esser la sola, il dottor Semprini, esperto in gravidanze problematiche e professionista della patologia, ha davvero superato il limite della professione.

Voler guadagnare è giusto. La gravidanza e la nutrizione infantile sono, per moltissimi individui senza scrupoli e per il loro sostentamento, pozzi d’oro dai quali attingere a piene mani.

Che per l'”uomo della strada” ciò non risulti ovvio mi sta bene: è quasi impossibile che tutti conoscano la fisiologia della gravidanza e dell’allattamento.

Quel che mi scandalizza senza condizioni è come organismi atti a vigilare sulle persone e sui professionisti che dovrebbero, ripeto dovrebbero, tutelare la nostra salute restino ciechi e sordi di fronte a dichiarazioni tanto scioccanti.

Dov’è l’Ordine dei Medici il cui compito è vigilare e assicurare che i suoi associati rispettino non solo la deontologia professionale, ma anche il ruolo stesso del professionista medico?

Quanto espresso in questa intervista fa comprendere fino a che punto un medico, di certo professionale e degno di stima, abbia rinunciato alla propria rispettabilità pur di tuffarsi a peso morto nel business e fare un bagno di popolarità, occupandosi di argomenti che (in qualità di professionista della salute) potrebbero competergli, ma che evidentemente non conosce.

Alla luce di questo, dove sono tutti gli organismi che si occupano di monitorare i  professionisti e che dovrebbero, e ripeto dovrebbero, conoscere la fisiologia della gravidanza e dell’allattamento?

Chiedo ufficialmente che, alla luce delle dichiarazioni da lui rilasciate in ambiti non di sua stretta competenza ma che – qualora diffondesse verità scientifiche – sarebbe libero di argomentare a patto di rispettare appieno le indicazioni di associazioni che di voce in capitolo ne hanno ben di più di lui (A.I.C.P.A.M., I.B.F.AN., La Leche League e le centinaia di associazioni di volontariato locale presenti sui territori nazionale ed internazionale); indicazioni spesso diffuse con fatica e attraverso massicce campagne informative:

– Il dottor Semprini, che so essere un professionista, si premuri di rettificare quanto affermato nell’intervista rilasciata, mediante comunicato ufficiale in cui, quanto meno, si informino le lettrici che – in merito a chi debba seguire la gravidanza fisiologica e su come si debba partorire e nutrire un figlio – esse sono libere di compiere scelte eventualmente in contrasto con le sue opinioni personali.

– Il libro del dottor Semprini comprenda una nota in cui si specifichi che il testo pubblicato riporta opinioni personali dell’autore, e che, per ulteriori informazioni, è possibile rivolgersi alle associazioni ufficiali di cui sopra.

– Gli organismi ufficiali e professionali si assumano la responsabilità di diffondere comunicati stampa nei quali si informi l’utenza che le donne italiane sono libere di rivolgersi, in gravidanza e fuori di essa, ad altri professionisti legalmente riconosciuti.

Per inciso chiedo alla Federazione Nazionale Collegi delle Ostetriche (che ha un ruolo di garanzia della tutela delle prerogative professionali dell’Ostetrica/o nel sistema salute) di farsi promotrice di iniziative volte a promuovere «la professione ostetrica come quella che, per diritto, ha nel suo profilo professionale la tutela delle competenze del profilo professionale nei processi di assistenza e di cura all’interno dei servizi dell’area materno–infantile e della salute di genere, in pertinenza a quanto indicato dalle normative vigenti che dettano una allocazione appropriata delle risorse professionali nei rispettivi ambiti di attività e responsabilità (9)».

Sarebbe un atto dovuto che la Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi ed Odontoiatri riconoscesse alle ostetriche rispettabilità professionale in virtù di entrambi i Codici Deontologici (Art 66 per i medici e Artt 4.1, 4.2, 4.310 per le ostetriche).

Oggigiorno i bambini si “acquistano” ad ogni età, si fanno nascere quando fa più comodo, si nutrono artificialmente, delegando le scelte educative a “tate” televisive di dubbia estrazione o a pediatri di dubbia formazione…

Non ho idea di dove stiamo andando a finire, ma sono certa che è MIO dovere – come donna, come madre e soprattutto come professionista –  perorare per lo meno il diritto – insito nella dignità dell’uomo –  a ricevere informazioni scevre da diktat economici e libere da mode create dal marketing.

Rachele Sagramoso

Note:

1. http://www.unisi.it/obgyn/didattica/specializ.htm

2. Vale a dire ciò che lo studente specializzando deve raggiungere per essere preparato in una data materia che linee guida nazionali e internazionali hanno delineato.

3. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto a non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

4. L’art. 21 della Costituzione stabilisce che: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

5. […] La deontologia, dal canto suo, rappresenta la somma dei doveri professionali verso il paziente, verso la categoria medica, verso la società e le sue regole. Essa considera gli obblighi normativi incombenti sui medici, per lo più tradotti nei precetti professionali, sanitari e giuridici e in essa sono trasfusi i modelli di comportamenti ritenuti essenziali per le varie categorie sanitarie e che riguardano la salvaguardia del decoro, del prestigio, della buona efficienza tecnica e la garanzia dei comportamenti corretti nei confronti dei colleghi e degli utenti. (da http://ospitiweb.indire.it/adi/CodeEtic/flamrel.htm).

6. Ricordo che il significato di “indicazioni terapeutiche” riguarda la diagnosi di una patologia in atto che debba essere curata. La ricerca di un figlio, quantunque implichi a volte delle difficoltà, non riguarda solo e sempre l’esclusione di patologie, ma solamente l’andamento fisiologico di un apparato del corpo umano.

7. L’Ostetrica assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto ed il puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato. http://www.fnco.it/news/ruolo-dell-ostetrica-o-nel-servizio-sanitario-nazionale.htm.

8. Il taglio cesareo si rende necessario in tutte quelle occasioni in cui un parto per via vaginale è impossibile o presenta rischi (per la madre o il bambino) maggiori rispetto alla via addominale. Si tratta di un intervento chirurgico che ha rischi annessi e connessi e che, comunque, non può essere richiesto dalla paziente se effettivamente non ne sussistono le condizioni. In questa sede, comunque, sono state redatte delle linee guida nazionali e internazionali scaricabili gratuitamente dal sito internet http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_cesareo_comunicazione.pdf.

9. Comunicazione ufficiale Prot. 486 del 2010 http://www.fnco.it/news/ruolo-dell-ostetrica-o-nel-servizio-sanitario-nazionale.htm.

10. 4.1 L’ostetrica/o collabora con altri professionisti della salute di cui riconosce lo specifico apporto, integrandosi nel lavoro di équipe. 4.2
ll rapporto tra colleghe/i ed altri  professionisti ed operatori  sanitari  si ispira a principi di reciproco rispetto e collaborazione nell’esercizio professionale indipendentemente dai ruoli ricoperti. 4.3 L’ostetrica/o si impegna a tutelare la dignità personale e professionale per sé e per tutte/i le/i colleghe/i,  si astiene da comportamenti lesivi dell’onore e reputazione.


Potrebbero interessarti anche


  • Sabrina

    Senza parole. Copmplimenti!

  • donatella

    Grazie mille per il commento e per le informazioni lette. Mi rincuora tanto. Spero che glio rgani di competenza e mi auguro il buon senso di questo Signore facciano quanto di dovere. Grazie Donatella mamma di due figli e di un terzo in arrivo.

  • Sara

    bellissima, dettagliatissima, intelligentissima risposta ad un’intervista che di certo intelligente non è. la conoscenza salva sempre, l’ignoranza invece fa male, è sempre giusto rispondere quando si fa disinformazione. grazie.

  • Elisa

    Grazie! Grazie davvero di cuore per la tenacia e la professionalità. I nostri figli saranno bimbi più felici grazie alle tue parole e al tuo impegno.