Parto naturale e funzioni del dolore

All’inizio ci avvisa che qualcosa sta accadendo, che forse è arrivato il momento tanto atteso per 9 mesi, che finalmente potremo conoscere il bambino immaginato, sognato, ascoltato per tanto tempo…

Ci spinge a preparare ciò che serve per accoglierlo, ci spinge a cercare un posto che reputiamo sicuro per farlo nascere.

In fondo siamo mammiferi anche noi e, per quanto esseri razionali ed evoluti, l’istinto è dentro di noi, fa parte di noi e ci manda dei segnali perché noi agiamo per fare ciò che è meglio per la nostra salute e per quella del bambino che sta per nascere.

Avete mai fatto caso che la maggior parte dei travagli comincia di notte? La notte assicura tranquillità, intimità e protezione…proprio ciò di cui ha bisogno un bimbo per venire al mondo! Il dolore ci mette in guardia, ci avvisa che dobbiamo trovare un posto tranquillo e sicuro per dare alla luce il nostro cucciolo, tanto è vero che, con i primi dolori, ci rendiamo conto che il processo della nascita sta cominciando e ci organizziamo per accoglierlo.

Durante una gravidanza fisiologica, quando la mamma è in forma e in salute e il bimbo sta bene e scalcia nel pancione, noi interagiamo con lui toccando la pancia, parlandogli, cantando per lui, leggendo con lui, condividendo sentimenti ed emozioni…

Proviamo una sensazione di pienezza, di onnipotenza, un benessere e una pace interiore che difficilmente è ricreabile in maniera così forte e totale…

Detto tra noi…quale mamma non prolungherebbe questa meraviglia il più possibile? Quante mamme non sentono la mancanza del pancione? Di questa convivenza esclusiva col proprio bambino? Questo essere casa per lui, nutrimento…vita?

Quando non ci sono problemi, dolori, fastidi, difficoltà a muoversi, dormire, mangiare…la gravidanza è il momento più bello della vita di molte donne e vorremmo che non finisse mai!

I fastidi delle ultime settimane, i doloretti alla schiena, alle gambe, alle articolazioni del bacino, gli indurimenti dell’utero (le contrazioni preparatorie), la difficoltà a muoversi, a digerire, a dormire…ci aiutano a maturare l’idea dell’avvicinarsi del momento in cui il bambino dovrà necessariamente uscire dal nostro corpo e dovrà quindi essere condiviso con altri da noi stesse; ci aiutano ad accettare l’approssimarsi della nascita!

Il dolore del parto ci spinge a desiderare la nascita, ci “obbliga” a “lasciar andare” il bambino, ci accompagna attraverso un processo che, altriment,i forse non desidereremmo mai!!!!

Durante il travaglio, il dolore è come una guida. Nelle diverse fasi cambia di intensità e localizzazione: di solito all’inizio è meno frequente e meno intenso, per diventare più ravvicinato ed intenso mano a mano che ci avviciniamo alla nascita.

Nel corso del travaglio il dolore è difficile da localizzare, perché l’utero è relativamente insensibile e il dolore che avvertiamo è dovuto ai segmenti corporei collegati agli stessi segmenti nervosi dell’utero (pressione e stiramento delle strutture adiacenti l’utero, delle strutture osteoarticolari del bacino, delle strutture nervose…), perciò può essere riferito alla zona lombare, sacrale, pubica, ma anche alla zona renale o alle gambe.

Durante la fase espulsiva il dolore diventa, invece, più localizzato e si presenta come un dolore urgente nelle zone innervate dal nervo pudendo: coccige, cosce, parte inferiore delle gambe, perineo e ano. Se noi impariamo ad ascoltare i segnali che il nostro corpo ci invia modulando il dolore delle contrazioni, possiamo in intuire in ogni momento a che punto siamo del percorso che ci porterà alla nascita!

Possiamo, per esempio, rimanere a casa più a lungo possibile, per andare in ospedale giusto per la nascita, con effetti benefici per noi e per il bambino (meno ansia, meno stress, quindi meno dolore per la mamma e meno stress per il bambino). Possiamo affrontare il travaglio in modo più sereno, perché sappiamo cosa sta succedendo nel nostro corpo e siamo in grado di capire se il processo sta avanzando in maniera fisiologica o se c’è bisogno di chiedere appoggio e assistenza.

E’ dimostrato che quando sappiamo cosa sta accadendo lo viviamo con meno stress, mentre quando siamo di fronte ad un’incognita lo stress sale notevolmente. E lo stress influisce in maniera negativa sull’andamento del travaglio!

Di fatto il dolore è il nostro stimolatore endocrino durante il travaglio! E’ grazie al dolore che il nostro sistema nervoso secerne gli ormoni giusti per portare avanti il processo della nascita: durante il picco della contrazione, infatti, si produce adrenalina in seguito allo stress acuto prodotto dal dolore e questo picco di adrenalina provoca il rilascio di ossitocina (responsabile della regolarità e dell’efficacia delle contrazioni), dei precursori delle prostaglandine (responsabili della regolazione fisiologica del travaglio) e di endorfine (ad azione analgesica).

Quando siamo in grado di rilassarci e godere della pausa tra le contrazioni, questo processo si ripete ritmicamente assicurando il corretto svolgimento del travaglio, mentre un rilascio di adrenalina non più a picco ma a livelli costantemente alti (stress, ansia, tensione, medicalizzazione della nascita…), inibisce il rilascio di ossitocina, prostaglandine ed endorfine, con effetti negativi sul travaglio (che rallenta) e sulla percezione del dolore (che aumenta): la cosiddetta distocia!

Se “ascoltiamo” il dolore possiamo avere un potente alleato dalla nostra parte! Il dolore ci indica come muoverci, quanto muoverci, le posizioni da assumere, le posture da modificare…ci indica, cioè, quello che possiamo fare per ridurre schiacciamenti, lesioni e traumi alle strutture adiacenti l’utero, perché ci spinge a fare quei movimenti e ad assumere quelle posizioni che riducono la sensazione di dolore o quantomeno la rendono sopportabile, riducendo la compressione o lo schiacciamento di una struttura nervosa o osteoarticolare, di un muscolo o di un legamento.

In pratica, come diceva Kant, “nel dolore sentiamo un aculeo che ci spinge ad agire…”

Il parto è un momento-chiave nella vita di una donna, che non sarà più solamente figlia, ma madre a sua volta. E’ un momento di passaggio, una maturazione, una crescita verso l’assunzione di una responsabilità che cambierà tutto il suo mondo.

Come tutti i passaggi e le trasformazioni, anche quello di diventare madre necessita di una preparazione e quindi di un’esperienza forte, totale, provante, di qualcosa che, inevitabilmente,  porti la donna a incontrarsi e scontrarsi coi propri limiti, con le proprie emozioni e paure nascoste: ecco un’altra funzione del dolore!

Possiamo vederlo come una specie di “rito di iniziazione”, una prova, dalla quale uscire vincitrici, a testa alta, e i cui premi sono autostima e fiducia in se stesse – carte vincenti per diventare madri!!

Ma quando nasce un bambino non nasce solamente una mamma…nasce anche un papà! Il dolore è un mezzo potente che può coinvolgere attivamente ed empaticamente il partner nell’evento nascita, rendendolo partecipe della nascita aiutando la propria compagna durante il travaglio e il parto, con l’appoggio e il sostegno morale, la condivisione della stanchezza e della fatica, ma anche con massaggi e coccole, oppure  aiutandola ad assumere determinate posizioni.

In questo modo la coppia diventa un tutt’uno nel preparare l’accoglienza al nascituro e questa esperienza può essere un collante molto prezioso all’interno della coppia che diventa famiglia!

Visto sotto questi aspetti…il dolore del parto può diventare più amico…non credete?

Emanuela Rocca


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15 risposte a “Parto naturale e funzioni del dolore”

  1. Maria Luisa Tortorella ha detto:

    N.B. Nota tecnica: il picco di ossitocina liberato grazie alla percezione del dolore durante il parto serve anche al buon successo dell’allattamento al seno!

  2. Emanuela ha detto:

    …l’ossitocina…l’ormone dell’amore!!!

  3. lucia ha detto:

    che bell’articolo sul dolore! finalmente espresso in modo chiaro il suo valore positivo! brava! E’ tratto da qualche libro?

  4. gekina ha detto:

    mai letto tante sciocchezze tutte assieme.

    • redazione ha detto:

      peccato, gekina, vuol dire che la ricerca scientifica e la professionalità delle ostetriche sono sciocchezze, mentre le mere opinioni personali verità assoluta. Buona giornata

  5. Emanuela ha detto:

    Cara Lucia, grazie mille! L’articolo l’ho scritto io, le fonti sono svariate, non ultima l’esperienza sul campo e lo scambio continuo con le mamme che frequentano i miei corsi e che assisto in gravidanza, al travaglio e al parto, ma anche l’esperienza personale ha contribuito notevolmente. Questo argomento mi sta molto a cuore e mi appassiona da quando ero all’università, tanto che la mia tesi di laurea trattava proprio questi argomenti!

  6. Emanuela ha detto:

    Cara Gekina, come mai pensi che siano sciocchezze? Hai avuto una brutta esperienza? Quel che ho scritto è supportato da ricerche scientifiche, non sono fantasie filosofiche new-age, perchè dovrebbero essere delle sciocchezze?

  7. Ginevra ha detto:

    Perdonate la finezza, ma tutte queste chiacchieren sul valore del dolore nel travaglio di parto mi suonano come quella frase, che si dice ha chi ha calpestato una cacca: “Be’ non prendertela: porta fotuna!”

    La donna, nel dar vita ad un figlio assieme all’uomo, è quella che partorisce, l’unica tra i due a dover sentire dolore. Il dolore è una sensazione sgradevole. Fin qui ci siamo?
    Ok… Chi si ostina a contrastare ogni forma di progresso e rifiuta qualsiasi possibile soluzione al problema del dolore, come la cara Emanuela, finisce per negare l’esistenza del problema o addirittura trasfigurarlo, interpretarlo come un dono.

    “Hai pestato una cacca? Ma non avvilirti, anzi devi essere contenta: porta fortuna!”

    Questo il mio sentimento.

    Quanto alla storia secondo cui il dolore del parto metta in moto ormoni che cementano nell’animo della madre il sentimento di assoluto amore per il figlio, lasciatemi dire che si tratta di una totale idiozia.

    Figlia nata col cesareo, madre cesarizzata, cugina di una madre adottiva, molto amica di figli adottivi, ho decine di esempi davanti agli occhi di madri che ADORANO i propri figli e li hanno amati intensamente da subito (anche quella che è diventata madre di una bambina di 11 anni), pur senza aver provato questa forma di dolore.

    Aggiungo una domanda: secondo voi le madri che maltrattano i figli, che li uccidono, li seviziano, li vendono, hanno partorito tutte con l’epidurale?

    Ecco, mi piacerebbe che la finiste di indorare l’amara pillola, di arrampicarvi sugli specchi, proclamare i meravigliosi vantaggi del dolore.
    Il dolore è sgradevole. Punto!
    Siete libere di partorire come vi pare. Ma se ci sono donne che desiderano alleviare il dolore, rispettate la loro scelta…
    Perché è chiaramente qui che volete andare a parare: vi piace impedire a chi la chiede di ricevere una epidurale.

    • redazione ha detto:

      Ginevra, ho l’impressione che l’articolo della dott.ssa Rocca tu non l’abbia letto. Non c’è giudizio su chi sceglie di partorire con l’epidurale; ti passiamo la “finezza” del paragone, ma quanto alle “idiozie” ti prego di citare fonti scientifiche che confutino quanto riportato da – ripeto – la dott.ssa Rocca, che è ostetrica e che non illustra pareri personali – e ci tengo a sottolinearlo – quanto, invece, note di fisiologia che gli operatori di settore conoscono e troppo spesso non citano. Le donne sono assolutamente libere di decidere come partorire, sapendo che il dolore del parto – piaccia o no – ha la sua funzione. Chi preferisce non provarlo e passare all’epidurale ha tutto il diritto di farlo. Ma non parlare del senso del dolore e dei meccanismi ormonali che esso innesca non solo è riduttivo, ma a parer nostro pure scorretto nei confronti della libera informazione. In ultimo decidere di partorire senza l’intervento della “tecnologia” non ha nulla contro la tecnologia e il progresso, se è corretto considerare la medicalizzazione progresso tout court.

  8. Emanuela ha detto:

    Cara Ginevra, è la “cara Emanuela” che ti parla. Io non mi ostino a contrastare ogni forma di progresso e non rifiuto assolutamente qualsiasi possibile soluzione al problema del dolore, me ne guardo bene!!! Nel mio articolo, come ti ha fatto notare la redazione, non illustro pareri personali, ma pura fisiologia del dolore, la puoi trovare su qualunque libro di fisiologia medica. E’ scientificamente dimostrato che l’ossitocina viene prodotta in travaglio in seguito al dolore, e ne è dimostrazione il fatto che durante un’analgesia epidurale quasi nella totalità dei casi si renda necessaria un’infusione di ossitocina sintetica per supportare le contrazioni che altrimenti diventano deboli e poco frequenti. Ed è altrettanto scientificamente dimostrato che l’ossitocina promuove l’attaccamento materno, il cosiddetto bonding. Ma ciò non vuol dire che chi partorisce con l’epidurale o il cesareo o chi adotta un bambino non lo ami allo stesso modo…infatti ho detto che promuove l’attaccamento materno, non che è la condizione senza la quale una madre non ama il proprio bambino, giammai!!! Perchè sostieni che non rispettiamo la scelta di chi vuole partorire senza dolore? Io nel mio articolo ho dimostrato le funzioni fisiologiche del dolore e non ho nemmeno mai accennato all’epidurale, non l’ho neppure nominata, nè tantomeno ho espresso alcun parere su di essa, come puoi affermare che non rispettiamo una scelta che non ho neppure citato (perchè non si stava trattando l’argomento, non perchè fossi contraria)? Mi dispiace molto di tutto il rancore che traspare dalle tue parole, sei arrabbiata per cose che non ho detto e per giudizi che non ho espresso, e chiami idiozie argomenti scientificamente dimostrati! E poi, dove è scritto che mi piace impedire alle persone che lo chiedono di fare un’epidurale? Non puoi sparare a zero sulle persone senza nemmeno sapere come lavorano, senza nemmeno conoscerle e sulla base di cosa? Io non l’ho mai detto! Nel mio lavoro è capitato più volte che fossi io per prima a suggerire un’epidurale, se ritenevo che la situazione la richiedesse!!! Se tu hai avuto un’esperienza spiacevole con una o più ostetriche in relazione al dolore e all’epidurale, mi dispiace, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio, per favore!!!!Non mi sono mai permessa in tutta la mia vita da ostetrica di giudicare nessuno, mai, perchè ogni travaglio è una storia a sè e ogni donna ha un vissuto a sè, perciò non c’è giusto e non c’è sbagliato, ognuna di noi ha il sacrosanto diritto di fare le proprie scelte…l’importante è che siano scelte informate!!! Ti saluto.

  9. Alexandra ha detto:

    Cara Emanuela,
    concordo con tutto quello che dici. Anch’io sono convinta che il dolore sia una fonte di informazione e in parte anche “guida”. Nel parto ho provato due distinti dolori: quello del travaglio e dell’espulsione, che, seppur tremendo, sarebbe stato tollerabile, che sentivo come “sano”, e quello dell’osso sacro incrinato da un vecchio trauma, che era come cadere sul sacro ogni x minuti. “Confesso” (con senso di colpa zero): dopo qualche ora ho reclamato con insistenza l’epidurale! E nessuno mi ha guardato male per quello. E di latte ne ho sprizzato tanto che era imbarazzante … getti multipli ad 1 metro di distanza, che dovevo pulire per terra tutte le volte.
    Credo che l’intento del tuo articolo fosse anche di fare uscire noi donne/mamme dal ruolo pietoso di “vittime maledette” del “partorirai nel dolore”, e per questo meriti un bell’applauso.
    D’altronde, ho letto un giorno che il motivo per il quale la donna umana soffre così tanto è che il “primate” uomo non si è ancora totalmente adeguato fisicamente all’evoluzione della posizione eretta, causando così stress particolare su legamenti ecc. Forse un giorno arriveremo a non soffrire più degli altri mammiferi…

    Però c’è una cosa che dici che mi sembra estranea alla mia esperienza: io ho passato tutta la gravidanza assolutamente in forma e senza il minimo disturbo di alcun tipo, neanche l’ultimo giorno che sono andata a fare la spesa a passo tanto spedito che i vicini si meravigliavano con mio marito. Ma avevo una sola ed unica voglia: che la mia cucciola esca da lì, per vederla in faccia, guardarla negli occhi, abbracciarla. Parli di onnipotenza, di essere tutto, casa e nutrimento. Perché mai vorremmo essere tutto, perché mai vorremmo essere onnipotenti?

    ciao e grazie per i vostri articoli che trovo molto interessanti e “rinfrescanti”.
    A.

  10. francesca ha detto:

    Bell’articolo! Lo linkerò ad amiche in attesa…per quanto riguarda i commenti di gekina e di ginevra….gekina è un’attivista dell’epidurale libera, garantita, gratuita e così via molto ma mooltoo veemente, solitamente insultante con la quale spesso si intavolano discussioni via forum senza via d’uscita..mi pare infatti che spesso usi altri nick….e visto lo stile del commento di ginevra….lo riporto per dovere di cronaca. stop!

  11. Ma allora tutte le donne che partoriscono con il cesareo nonna non “hanno sviluppato il collante molto prezioso all’interno della coppia che diventa famiglia” e quindi non vogliono bene al proprio bambino.

  12. mamyla ha detto:

    Si hai ragione, ma su una cosa non concordo… sul fatto che se da una cosa ci sei già passata l’affronti con meno stress, io al secondo parto sono andata letteralmente terrorizzata proprio perchè sapevo cosa avevo passato col primo… certo il primo parto è stato un pò travagliato per il fatto che era un parto indotto, il bambolotto di quasi 4 kg alla 41a+2 e per il mio ostinato rifiuto dell’epidurale… però col secondo se non fosse stata per la bravura dell’ostetrica che mi ha accompagnata con fermezza e fiducia e che ha “ascoltato” le mie vere paure nate dal primo parto, non so come sarebbe andata a finire (giusto per la cronaca anche il secondo parto indotto senza epidurale)… per me voi ostetriche siete un mito!

  13. Valentina ha detto:

    Concordo con Ginevra…siamo indietro di 20 rispetto a tutti gli altri Paesi civilizzati…il dolore ha chiaramente un senso ma se esiste la possibilità di evitarlo si evita.
    Sta storia del legame creato dal vivere il dolore è insopportabile e assurdo.

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