Vaccini, bambini, mamme e debito pubblico

La mia rubrica si chiama A bocca aperta. Anche se il nome della rubrica fa pensare, a prima vista, ai denti e alla bocca, essa vuole fornire alle mamme informazioni trasversali e operative sui bambini che respirano… a bocca aperta.

Si tratta di bambini tendenzialmente allergici (anche se non in senso propriamente stretto: si tratta soprattutto di allergie o disfunzioni infiammatorie del tratto digerente) con infezioni respiratorie ricorrenti che sviluppano un aumento di volume del distretto adenoidi-tonsille che finisce per impedire la normale respirazione col naso, obbligandoli ad acquisire l’abitudine di respirare a bocca aperta.

Da molto tempo è noto il discorso dello sviluppo di nuove allergie in seguito alle vaccinazioni. Più in generale si è parlato e si parla della tossicità e dell’inopportunità della pratica vaccinale considerando l’aspetto costi/benefici.

Su questo sito troviamo contributi di colleghi ben più informati di me su questo aspetto. Volevo in questa sede portare l’attenzione su un aspetto poco considerato ma forse, dato il momento storico, addirittura più importante della tossicità sistemica dei vaccini.

Intendo parlare del rapporto tra l’uso dei farmaci dedicati alle masse, il crearsi del debito pubblico e la mancanza di trasparenza (o collusione?) tra chi vende beni/servizi ad una nazione (multinazionali e corporations) e chi acquista beni/servizi per conto di una nazione (politici e burocrati).

Occasione di questa serie di riflessioni è stata la lettura dell’articolo Ecco quanto ci è costato il flop del vaccino, pubblicato su La Repubblica.

Già il sottotitolo parla chiaro: Virus A, 23 milioni di dosi inutilizzate e in scadenza ma il contratto con Novartis non tutela lo Stato.

Lasciamo perdere il discorso per cui le vaccinazioni così come intese oggi facciano più male che bene. Facciamo finta che facciano bene. Parliamo di quanto costa una sola, singola campagna vaccinale in termini socio-economici.

Un po’ di numeri: “Ventiquattro milioni di dosi acquistate dall’Italia contro il virus H1N1 al prezzo di 184 milioni di euro, 10 milioni di dosi ritirate dalle fabbriche e distribuite alle Asl, 865mila effettivamente inoculate. La stragrande maggioranza delle confezioni resta stoccata nelle farmacie delle Asl, nei centri vaccinali dei distretti o negli studi dei medici di famiglia… ma solo 827 mila (italiani, ndr) hanno porto il braccio alla siringa, con una proporzione del 3,99%… la gran parte delle boccette sembra avviata alla scadenza, prevista 12 mesi dopo la data di produzione e quindi a scaglioni tra settembre e dicembre 2010. A quel punto, non resterà altro da fare che buttarle.”

Sembra una di quelle storie che si vedono a Striscia la Notizia tipo l’autostrada interrotta nel vuoto o la centrale termica costruita e lasciata inutilizzata. Sembra uno spreco colossale. In effetti lo è.

Ripeto, 184 milioni di euro per una sola, singola operazione commerciale sanitaria di cui beneficerà solo la Novartis (colosso farmaceutico tipo Big Pharma).

Questo fatto meriterebbe un’inchiesta della Procura della Repubblica per accertare se, oltre alla Novartis, il guadagno non si sia per caso esteso a quei politici/burocrati del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che dovrebbero fare oculati acquisti di beni/servizi sanitari per conto del popolo italiano telerimbambito, e invece ci hanno fatto indebitare di altri 184 milioni di euro con le Banche Internazionali che prestano denaro agli stati nazionali per l’acquisto di medicine destinate alle masse.

Puzza di imbroglio ce n’è lontano un miglio: “Ma per la Novartis che ha stipulato il contratto con il Ministero della Salute l’incasso sarà pieno lo stesso. I 184 milioni pattuiti nel contratto del 21 agosto 2009 (quando la pandemia colpiva soprattutto le Americhe e non aveva ancora raggiunto l’Italia) saranno versati in toto anche se i vaccini consegnati sono meno della metà di quelli concordati. Nel contratto infatti non esiste una clausola di riduzione a favore del ministero.”

Capite? Vogliono farci credere che il debito pubblico dipenda dai piccoli evasori fiscali e dai costi della politica (tipo auto blu e portaborse). Io invece vi porto a riflettere su queste considerazioni:

1) se una sola, singola operazione politico-commerciale del tutto inutile come questa produce un debito di 184 milioni di euro; considerato che si è perso il conto di quanti ministeri abbiamo in Italia, ognuno dei quali ogni anno stipula chissà quanti contratti per l’acquisto di beni/servizi inutili o dal valore gonfiato… secondo voi tutto questo provoca un debito pubblico più o meno grande dell’evasione fiscale di piccoli commercianti e professionisti “di piccola taglia”, che comunque sono la minoranza della popolazione lavorativa italiana?

2) se il debito pubblico è costituito dalla somma di questo tipo di spese da parte del governo italiano, allora a) hanno fatto bene sia l’Islanda che l’Ecuador a rifiutarsi di pagare tale debito, allontanando i politici “amici del giaguaro” e nazionalizzando le banche locali (cioè mettendole in condizioni di non nuocere alla comunità ), e b) se questo è il debito, cioè sporco perché costruito artificiosamente, allora l’evasione fiscale diventa un atto di resistenza civile. Ma, si sa, si può essere partigiani, cioè eroi, oppure briganti, cioè fuorilegge, a seconda della parte della barricata da cui si vuole avere la visuale…

Ma sentite ancora questa: “La contestazione dei giudici (della Corte dei Conti, ndr) riguarda poi la segretezza del contratto: “L’articolo 10.2 considera Informazioni Riservate anche l’esistenza del contratto e le disposizioni in esso contenute, clausola – in considerazione dell’evidenza pubblica della procedura – impossibile da rispettare“.

Ecco che un contratto tra una ditta privata come la Novartis e un ente pubblico come il ministero della salute di uno stato nazionale conviene che sia “segreto”, perfino l’esistenza stessa del contratto dovrebbe restare segreta… il perché di tutto questo per uno come me può avere una sola ragion d’essere, che è troppo ovvia per sprecarci una parola in più.

E infine, ipotesi che per fortuna non si è verificata ma che avrebbe potuto comportare un salasso per lo Stato, il contratto prevede che gli eventuali effetti collaterali del vaccino sui pazienti siano a carico del ministero e non come di solito avviene dell’azienda farmaceutica.” No comment.

L’articolo continua dicendo che “Clausole così squilibrate sono state dettate dalla fretta.” Dalla fretta? Ma mica si tratta di comprare 3 pomodori al mercato 5 minuti prima della chiusura. Si tratta di comprare 24 milioni di dosi vaccinali al costo di più di 184 milioni di euro. È ragionevole parlare di fretta nel caso di un acquisto simile?

Infine, un’ultima considerazione sui sedicenti ed autoreferenziali “esperti” e professori della Medicina Occidentale Moderna; quelli che usano termini quali “peer riviewed” o “evidence based” per gettare fumo negli occhi degli ingenui, quando oltre all’inglese non sanno parlare nemmeno l’italiano.

Leggete qua: “Sul perché di una spesa tanto elevata a fronte di una campagna di vaccinazione mai decollata, il ministero interrogato ieri si trincerava ancora dietro al no comment. Dalle università alcuni virologi provano a spiegarci cosa è successo, e il perché di tanta sproporzione. ‘Ora sappiamo che H1N1 è un virus blando. Ma all’inizio della pandemia avevamo ancora fresco il ricordo dell’aviaria, che ha una mortalità intorno al 50%’ spiega Giovanni Di Perri, direttore di malattie infettive all’Amedeo Savoia di Torino. ‘L’influenza mette sempre in difficoltà chi deve fare previsioni. I modelli possono saltare, i virus ci sorprendono spesso’ fa notare Pietro Crovari, professore emerito di igiene e medicina preventiva all’università di Genova.”

Questi “esperti” in realtà non sanno proprio niente!!! Si affidano a “modelli matematici”che fanno acqua al primo colpo di vento. Questa è la “scienza” medica nell’era commerciale-tecnologica: un’organizzazione propagandista che cerca di stupire con effetti speciali, ma fa inevitabilmente fiasco e allora dice che i modelli non sempre sono precisi, ma “vedrete che l’anno prossimo ci azzecchiamo, eh?”, per poi parlare male degli astrologi e dei santoni perchè le fanno concorrenza…

In sintesi, ecco dunque come sembra funzionare:

1) gli “esperti” confezionano la previsione di mortalità, di ecatombe causata dal virus vattelapesca;

2) la multinazionale farmaceutica realizza il vaccino e poi “convince” i burocrati dei ministeri della salute di tutto il mondo ad acquistarlo al prezzo e alle condizioni che stabilisce lei;

3) gli effetti collaterali farmacologici e il costo dell’operazione finisce sulla gobba dei contribuenti teleammansiti, addirittura ignari dell’esistenza di questi contratti (leggi “macchinazioni”) perchè, pensate, sono… segreti.

Perché mi rivolgo alle mamme, cioè alle donne? Perché gli uomini, per loro natura, non faranno niente, a meno che le loro donne non li costringano a fare qualcosa.

Una volta si diceva “chi non lavora non fa l’amore”. Conviene che oggi il detto venga modificato in “chi non vigila sugli interessi della collettività non fa l’amore”.

Donne, mamme: quelli che vi istupidiscono/terrorizzano con incomprensibili argomenti pseudoscientifici, cosicché volontariamente voi avveleniate i vostri figli con tutte queste medicine sintetiche, sono esattamente gli stessi che stanno rubando il futuro e il lavoro dei vostri figli, facendo finire sul lastrico voi e loro come è successo in Argentina, Islanda, Ecuador, e come è quasi successo (il default è solo posticipato, aspettate e vedrete) negli Stati Uniti, Grecia, Italia, Europa.

Informatevi e poi datevi da fare. Coinvolgete i vostri mariti. Ci sono i vostri figli da proteggere. C’è in ballo il nostro avvenire.

Un abbraccio.

Dott. Andrea Di Chiara
odontoiatra
Presidente di AIPRO – Associazione Italiana per la Prevenzione della Respirazione Orale


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