Ecografia in gravidanza

Tempo fa scrivo all’ordine dei medici per chiedere una consulenza. Ecco il testo della mia mail. In calce la risposta.

1) Presso il Centro Medico denominato XXX presta il suo servizio il Dottor YYY, il quale è specializzato in pediatria.

Egli si avvale di capacità diagnostica attraverso l’uso dell’ecografia.

In questa sede io chiedo se sia corretto che egli si proponga anche come ecografista durante la gravidanza, nello specifico per l’ecografia denominata “morfologica” che, ricordo, va a controllare non solo la morfologia fetale (presenza di distretti anatomici di giusta localizzazione e funzionamento), ma anche il corretto funzionamento placentare e il riconoscimento di patologie gravidiche correlate quantunque alla gravidanza*.

Ricordo anche che alcune volte, durante tale ecografia, vengono visualizzate piccole o meno piccole malformazioni che possono indurre la coppia a scegliere per un’interruzione volontaria di gravidanza.
*http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/33
http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/29

2) Il medesimo Dottor YYY effettua anche diagnosi di RGE (disturbo comunemente denominato “reflusso gastro-esofageo”) nei neonati e nei lattanti, sempre tramite ecografia.

Ricordo che “E’ stato ripetutamente riportato in letteratura che l’incremento delle diagnosi di RGE nell’infanzia – e nel lattante, soprattutto – sarebbe dovuto ad una sovrastima di un fenomeno (il reflusso gastroesofageo) non necessariamente patologico o patogenetico.

Di pari passo si è assistito ad un continuo aumento della prescrizione di terapia farmacologica antiacida e/o acido soppressoria certamente non sempre giustificata, che utilizza spesso farmaci off‐label in età pediatrica e che ha indotto a richiamare l’attenzione sull’appropriatezza diagnostico‐terapeutica in questo ambito” §.

Nell’articolo di cui sotto dell’ACP (che propone con bibliografia una stesura di linee guida per diagnosticare la RGE), si chiarisce come l’ecografia non sia il mezzo più indicato per effettuare la diagnosi di questa patologia, che nei lattanti è più l’insieme di alcuni sintomi (come qui riporta la dottoressa Armeni presidente dell’AICPAM http://www.allattare.net/allattamento_seno_materno/faq.asp?faqID=84#cat).

Ricordo inoltre che il “boom” di tali diagnosi ha spesso causato il passaggio da allattamento materno a quello artificiale con formule lattee addensanti che ben poco, si evince, sono effettivamente valide, ma di sicuro costose.
§ http://www.acp.it/ricerca/incorso/ProtocolloGER_ACP.pdf

I miei quesiti che si riferiscono ai punti 1 e 2 sono i seguenti:

a) Com’è possibile, nonostante che la specializzazione in ecografia non sia tutt’ora regolamentata, che un pediatra possa effettuare ecografie morfologiche durante la gravidanza?

b) E’ deontologicamente corretto che si effettuino diagnosi di disturbi comuni all’infanzia (disturbi e non patologie) tramite un mezzo diagnostico (che ha un cospicuo costo per il paziente) e che a ben poco serve a comprendere una situazione che nel lattante è quasi sempre fisiologica o moderatamente patologica?

La risposta non tarda molto e fa riflettere.

Io ne deduco un paio di considerazioni e ne traggo un paio di consigli “ai naviganti”.

La prima considerazione riguarda il fatto che, se io fossi un laureato in medicina e chirurgia e disponessi di 10.000 € grazie a Babbo Natale, potrei cominciare a spargere gel per ecografie su chiunque mi capitasse a tiro.

Lo posso fare. La legge non me lo vieta. Ma la MIA competenza nel compiere diagnosi e la MIA conoscenza degli studi più aggiornati dove sono? Come dimostro di poter conoscere la materia nella quale dico di essere specializzata?

Nel mio caso ho trovato un pediatra che effettua morfologiche: d’accordo, può farlo, ma se per caso (e sottolineo per caso) non si accorgesse di un’anomalia che dovrebbe far scattare campanelli d’allarme,e che causasse una sofferenza fetale, e un’ostetrica venisse denunciata per negligenza o imperizia?

Cosa succede se, al contrario, viene fatta una diagnosi talmente grave da indurre la coppia ad interrompere subito la gravidanza?

Certo, magari vengono effettuate altre ecografie che, invece, modificano la diagnosi.

Ma se una donna fragile decide di farsi del male a causa di una diagnosi errata? E se non vengono svolti i successivi controlli perchè il medico in questione è considerato un luminare anche dai colleghi, e si interrompe la gravidanza di un bambino sano?

Non sono certo qui per spaventare, ma per far sì che ci si pongano degli interrogativi.

La famosa “medicina difensiva” riempie le tasche degli avvocati e i tribunali lavorano alacremente: ma abbiamo mai pensato al fatto che sarebbe bene che le professioni fossero chiare e distinte?

A ognuno i propri compiti e le proprie competenze.

Tutto ben chiaro e distribuito.

Ecco, se io potessi essere ascoltata da chi osserva e controlla, tenterei di mettere un po’ d’ordine in questo marasma: pediatri che fanno morfologiche, ginecologi che fanno i tuttologi (dispensando consigli su allattamento e via discorrendo), psicologhe che danno consigli su allattamento, idraulici che effettuano gastroscopie… e via discorrendo.

Secondo problema: il reflusso gastro-esofageo. Una volta un bravo pediatra (IBCLC) – credo di Terni – mi disse una frase che ho ben stampata in mente: “Adesso c’è il reflusso gastro-esofageo, poi ci sarà la sindrome dello zoppino, ancora più avanti ci sarà chissà che altra diavoleria. L’importante è far lavorare della gente senza scrupoli che per ogni ‘malattia’ produce farmaci, li vende e li prescrive“.

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. L’articolo dell’ACP che incollai nella mia lettera, e che si può leggere sopra, è chiaro. Ma anche qui, per questo caso, bisognerebbe far sapere che non è giusto effettuare diagnosi tramite mezzi che non servono.

Cosa accade se io allatto felicemente il mio bambino vomitone (che cresce e fa i suoi bisognini benissimo, non mostrandosi molto turbato dal proprio vomito) e gli viene diagnosticata  “la SINDROME da REFLUSSO GRASTRO-ESOFAGEO” (solo il nome spaventa)?

Come minimo comincio a sentirmi in colpa, magari smetto di allattare e gli somministro un ‘fantastico latte antireflusso’ (sostanzialmente una formula lattea molto più densa) il cui costo si aggira tra i 16,92 euro  per 500gr e i 46,80 euro per la medesima quantità.

E se poi scoprissi che questo disturbo poteva essere ‘curato’ diversamente? E se poi capissi che il dottore che ha elaborato la ‘diagnosi’ tramite un mezzo inutile (ecografia) mi ha spillato 150,00 € per l’eco e per i successivi controlli (nel frattempo il mio bambino mangia pollo e non vomita più da tempo)?

Avrei speso molto e a lungo, del tutto inutilmente. Ma questo all’Ordine dei Medici non interessa. Alla fin fine non è scorretto quello che il medico ha fatto, né illegale.

Quanti allattamenti sono stati interrotti così, però? Quante suocere si sono sentite in diritto, se non in dovere, di ‘servire’ un “Te l’avevo detto” alla nuora al primo allattamento? Quanti articoli di giornale sono stati scritti dando consigli non scientifici?

Vale la mia riflessione effettuata prima: quanto tempo dovremmo aspettare prima che LE DONNE e GLI UOMINI si accorgano che la Salute va difesa, talvolta anche da chi dice di essere l’esperto in merito?

Buon Anno a tutti!

Dott.ssa Rachele Sagramoso


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  • Rachele

    Completamente d’accordo con te dott.ssa, troppo pressapochismo e voglia di far soldi sulla pelle delle persone che si recano da loro per essere “protetti” o ricevere risposte. Divulghiamo queste considerazioni magari apriranno gli occhi anche ad una sola persona in più. Grazie