Salute alimentare e ambientale: il pesce

Il 17 dicembre, durante una tempesta con venti fino a 120 km/h e onde alte fino a 9 metri, il cargo-traghetto “Venezia” della Compagnia Grimaldi, in navigazione da Catania a Genova, avrebbe “perso” due semirimorchi carichi di sostanze solide inorganiche.

L’allarme è stato dato ben 11 giorni dopo l’inabissamento dei 224 fusti, contenenti ciascuno 200 chili di catalizzatori di monossido di cobalto e molibdeno, “materiale che, al contatto con l’aria, può infiammarsi sprigionando polveri e gas nocivi”.
In fondo al mare o in superficie in attesa di spiaggiarsi ci sono quindi 45 tonnellate di veleni. L’ossido di cobalto è molto pericoloso se asciutto, perché si può incendiare a contatto con l’aria, mentre in acqua potrebbe provocare danni ingenti alla fauna ittica e ai fondali.

Secondo fonti di ISPRA e ARPAT i catalizzatori inabissatisi “sono tossici per la fauna marina”. Finora nessuno fusto è stato rinvenuto. Il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Dell’Anna ha dichiarato: “Nelle prossime settimane i tecnici dell’istituto zootecnico dovranno svolgere continue analisi su tutto il pesce pescato davanti alle nostre coste; purtroppo i catalizzatori contengono metalli e dobbiamo capire se possono essere pericolosi per la salute dei cittadini .. ma per ora non è necessario un divieto di pesca”.

In attesa dei risultatati di queste analisi mi sono chiesto: “Ha senso continuare a comprare pesce locale dal pescatore più vicino a casa, o è meglio consumare il nasello che proviene dalla Norvegia?”

Ho sempre evitato il pesce proveniente da quelle enormi navi-officina che praticano la pesca industrializzata, distruggendo le scorte e le riserve di pesce del pianeta. Su di esse il pescato è lavorato in catene di produzione per ottenere un prodotto surgelato o precotto: i famosi bastoncini. Questa pratica produce immani squilibri ambientali e sprechi, con conseguente impoverimento del patrimonio ittico.

Ma col nostro mare così inquinato, è davvero una scelta sbagliata? Non è che, in generale, sta diventando più “sano” mangiare animali che vengono fatti crescere in capannoni industriali, piuttosto che mangiare animali che vivono in libertà nella natura? O he sarà meglio fare un bagno in piscina piuttosto che in un mare disseminato di bidoni tossici? Non è facile trovare risposte, anche perché i dati scientifici sono scarsi, ma chi ha interesse a finanziare studi e ricerche del genere?

Qualche anno fa è stato pubblicato uno studio sulla contaminazione da diossine e composti diossino-simili su esemplari di nasello, triglia di fango, sardina, polpo e scampo provenienti da attività di pesca effettuate in 6 aree marine italiane (Adriatico Settentrionale, Adriatico Meridionale, Ionio, Ligure, Tirreno Meridionale, Canale di Sardegna).

Le stesse analisi sono state effettuate anche su campioni di tonno e pesce spada tirrenici e campioni di spigola e orata prodotti in impianti di acquacoltura sia in gabbie a mare che in vasche. La tossicità dei contaminanti presenti nei prodotti esaminati, le concentrazioni di diossine e composti diossino-simili sono risultate basse, ad eccezione che nel tonno e nel pesce spada, tutti al di sotto di 1 pg/g p.f .

Pur con notevoli differenze fra le varie aree di pesca, il dato più interessante è la differenza tra le diverse specie: polpo, scampo e triglia erano meno contaminate rispetto a nasello e sardina, mentre tonno e pesce spada hanno evidenziato i livelli più elevati di contaminazione.

Insomma per i pesci di piccola taglia, e magri, il rischio è quasi nullo, mentre più grasso e grande è il pesce, e maggiore sarà la possibilità di accumulo delle sostanza tossiche.

Il pesce del Mar Baltico, non è affatto in migliore salute. A causa delle particolari condizioni geografiche, climatiche ed oceanografiche questo mare è molto contaminato; in passato è stato colpito da inquinamento chimico da metalli pesanti e pesticidi, che hanno danneggiato pesantemente la vita selvatica, e la concentrazione di diossine bromurate è di 5 volte superiore a quella dell’Atlantico.

Credo che continuerò, almeno per ora, a comprare il pesce di Livorno e di Marina di Pisa. Non a cuor leggero, consapevole che stiamo avvelenando anche il mare, oltre a tutto il resto. Ma il pesce è la fonte principale di omega-3, di grassi polinsaturi a catena lunga, che sono grassi essenziali, implicati in diverse funzioni (infiammazione, riduzione del rischio cardiovascolare, funzionamento dei neuroni e della retina, ecc.) , anche se qualcosa può essere sintetizzato a partire dai grassi contenuti nella frutta secca oleosa e nei semi di lino o di sesamo.

Al tempo stesso però, nel tessuto adiposo dei pesci si verifica l’accumulo delle sostanze tossiche ambientali. Mangio il pesce una-due volte alla settimana, cercando di alternare pesce bianco (meno ricco di grassi e quindi probabilmente meno contaminato, ma ricco di proteine ad alto valore biologico) e pesce azzurro (ricco di grassi, ma generalmente di piccola taglia e per questo meno contaminato), ed evito quelli di grosse dimensioni, come pesce spada, salmone e tonno.

Ho ridotto molto il consumo di carne (anche nel grasso animale si accumulano i contaminanti ambientali) e ho aumentato quello di vegetali ricchi di grassi insaturi (semi e frutta secca oleosa), e di olio extravergine di oliva. Senza rinunciare ai piaceri di una buona tavola: la qualità degli alimenti è fondamentale per il gusto e per mantenersi in buona salute.

Ringrazio il dott G.Tognon per le indicazioni fornite, e segnalo il suo prezioso sito: http://www.gianlucatognon.it

DAL MERCURIO ALLA DIOSSINA:VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEI PERICOLI NEL PIATTO. SVELENATI Detox G. Tognon WWF http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/detox/Veleni%20nel%20piattoApr%2006.pdf

http://www.senzasoste.it/dintorni/40-tonnellate-di-rifiuti-tossici-nel-nostro-mare-disastro-ambientale

http://www.senzasoste.it/dintorni/cobalto-una-bomba-tossica-nel-mare-di-livorno-intervista-shock-a-un-pescatore

Focardi S. and Pelusi P. (2002). “Rischio da diossine e composti diossino-simili nell’alimentazione con prodotti ittici italiani”.I Quaderni Scientifici della Lega Pesca n1 pp1-32.

Dott. Eugenio Serravalle
autore di Bambini super-vaccinati
www.eugenioserravalle.com


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