Parto naturale e ossitocina

L’ossitocina è un peptide composto da 9 aminoacidi, prodotto dalla parte posteriore dell’ipofisi, la neuroipofisi, e da qui immessa nel circolo sanguigno durante ogni aspetto della vita riproduttiva, dall’atto sessuale, al travaglio di parto, all’allattamento.

Durante l’atto sessuale stimola quei comportamenti di attenzione e desiderio reciproco nell’uomo e nella donna.

Inoltre, nell’uomo durante l’orgasmo, stimola la produzione di sperma e quindi il “riflesso di eiezione dello sperma”, mentre nella donna stimola l’ovulazione precoce e causa contrazioni uterine che, a seguito dell’orgasmo, provocano una sorta di risucchio dello sperma a livello della cervice, aiutando il trasporto dello sperma all’interno dell’utero.

In entrambi, infine, in seguito al rapporto sessuale, riduce depressione e ansietà, e porta un senso di benessere e gratificazione simile a quello prodotto dalle endorfine, che, infatti, concorrono a creare questi effetti.

L’ossitocina poi, a bassi livelli e in dosi ancora irregolari, è responsabile di quei cambiamenti ormonali a livello placentare e a livello materno che originano i prodromi del travaglio di parto, ovvero quella iniziale attività contrattile, irregolare e poco dolorosa, che prepara l’utero al travaglio vero e proprio.

Più tardi, durante il travaglio attivo, il dolore intermittente delle contrazioni uterine stimola il sistema nervoso simpatico a emettere a picco le catecolamine, provocando una risposta ossitocica, anch’essa a picco, in corrispondenza della contrazione.

In pratica, il dolore della contrazione e della pressione della testa fetale sul segmento uterino inferiore e sulla cervice provocano uno stress che corrisponde ad una secrezione a picco di adrenalina e quindi di ossitocina.

Questa risposta ossitocica intermittente, accompagnata dalla secrezione contemporanea di endorfine e dei precursori delle prostaglandine (energia ed acidi grassi), è responsabile dell’aumento graduale dell’attività contrattile e del suo mantenimento regolare durante il travaglio.

E’ importante, alla luce di tutto ciò, raggiungere il rilassamento completo dopo ogni contrazione, raggiungere una situazione di calma profonda, libera da stress, in cui si possa attivare l’attività del sistema nervoso parasimpatico al posto di quella del simpatico, per preparare l’organismo all’arrivo di un nuovo picco di catecolamine (e quindi ad una nuova attività del simpatico), e di un altro picco di ossitocina, in seguito a nuovo dolore e a nuovo stress fisico, in un’armoniosa alternanza tra simpatico (contrazione) e parasimpatico (distensione, rilassamento).

In periodo espulsivo , la distensione delle pareti vaginali al passaggio del feto, la distensione della muscolatura pelvica e la distensione del perineo nel momento in cui incorona la testa fetale, sono forti stimoli alla produzione ossitocica, essenziale per la fase successiva del parto: la formazione del globo uterino (grazie alla presenza di nuove contrazioni uterine) e il secondamento della placenta, tutto ciò nell’ottica di prevenire l’insorgenza di eventuali emorragie post-partum.

In puerperio e in allattamento, poi, l’ossitocina (la cui secrezione è mantenuta grazie alla stimolazione che il neonato opera sul capezzolo durante la suzione del latte), stimola quei comportamenti materni di cura, accoglienza, nutrimento del neonato (il “bonding”), aumenta la temperatura del seno in modo da fornire comfort e protezione al neonato mentre succhia e stimola la produzione del latte materno.

E’ importante citare, poi, come l’ossitocina, se secreta ad alti livelli durante il travaglio, possa deprimere la memoria, in una sorta di “effetto dimenticante” molto simile a quello prodotto dalle endorfine.

Ma, come nel caso delle endorfine, interferenze esterne e medicalizzazione del parto possono interferire sul rilascio fisiologico di ossitocina endogena, inibendone le funzioni e rallentando il travaglio. Vediamo come.

Lo stress, la paura, l’ansia o l’imbarazzo, così come per le endorfine, stimolano l’emissione cronica (e non più intermittente) delle catecolamine, con l’insorgere di contrazioni spastiche irregolari, che a livello della cervice si manifestano con una rigidità e una contrattura che ne impediscono la fisiologica dilatazione, risultato della mancata alternanza tra simpatico e parasimpatico.

Inoltre, venendo a mancare la secrezione a picco di catecolamine, cui faceva seguito la secrezione, sempre a picco, di ossitocina, le contrazioni, non più sostenute dall’ossitocina, diventano irregolari e inefficaci, prolungando il travaglio o, addirittura, bloccandolo.

Si creano, in questo modo, le distocie tra corpo e collo, spesso erroneamente interpretate come “mancata dilatazione”, “fallimento della progressione del travaglio” o “azione uterina inefficiente”, quando, invece, basterebbe eliminare la causa dell’iperattività del simpatico per “sbloccare” la situazione e ripristinare l’andamento fisiologico del travaglio.

La medicalizzazione del parto, poi, è responsabile di gran parte di quei travagli che si “bloccano” e sfociano nelle distocie. L’iniezione di farmaci ad azione anestetica o analgesica, per esempio, provoca un intorpidimento delle aree sensibili all’azione dell’ossitocina, sia endogena che esogena.

Così come l’uso di ossitocina esogena provoca il blocco dei siti recettoriali per quella endogena, per la quale essi diventano meno sensibili. Infine, la pratica dell’episiotomia riduce la distensione del perineo (fisiologicamente uno degli stimoli maggiori per la produzione di ossitocina), provocando un aumentato rischio di emorragia post-partum, disturbi dell’allattamento e nel processo del “bonding” e del “take care”, così importanti per lo stabilirsi di una buona relazione tra madre e figlio, e un aumento del dolore.

Emanuela Rocca


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