Detersivi ecologici: come sceglierli

Il post della volta scorsa, sul tema delle pulizie ecologiche, si chiudeva con una domanda: chiediamoci, dopo aver passato la casa in lungo e in largo, se abbiamo pulito o sporcato, visto che i prodotti che spesso acquistiamo sono pieni di componenti dannose, anche di origine petrolchimica che liberiamo nell’ambiente.

Rimango su questo tema perché nei commenti era emerso il bisogno di saperne un po’ di più, di capire come orientarsi per l’acquisto dei prodotti, come riconoscere le ecofurbate.

Secondo me il buon senso deve prevalere su tutto ma dobbiamo pensare anche a preservare la salute e il portafoglio.

La prima operazione da fare è quella di prendere tutti i flaconi di detersivi che possediamo e cercare sul retro l’INCI.

Inci sta per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, ed è quindi una denominazione internazionale utilizzata per indicare i diversi ingredienti del prodotto (fonte Wikipedia). La troviamo nel packaging dei cosmetici (che in etichetta per legge devono riportarla in modo completo) e in quello dei detersivi.

Per questi ultimi l’obbligo è di indicare anche un sito internet in cui poi troveremo tutti gli ingredienti, nessuno escluso, definiti in genere in inglese.

Flacone alla mano andiamo sul Biodizionario (www.biodizionario.it), digitiamo uno alla volta gli ingredienti indicati e leggiamo la risposta: il Biodizionario ci dirà che cos’è quel componente (tensioattivo, conservante, colorante, olio essenziale, profumo, ecc.) e con lo strumento del semaforo ci farà capire se è“buono o cattivo”.

È importante valutare a che punto si trova nella lista degli ingredienti che sono sempre espressi in ordine di percentuale contenuta nel prodotto.

Il Biodizionario è uno strumento realizzato da un certo Fabrizio Zago, uno dei massimi esperti europei di chimica, di cosmesi e detergenza, con un chiaro orientamento verso le molecole naturali ed estremamente sensibile ai temi dell’ecologia.

Recensisce quasi 5000 molecole delle oltre 6000 presenti e con lo strumento del semaforo ci dice come orientarci. Leggete anche il disclaimer, per comprendere meglio i criteri e interpretare le risposte.

Potete seguire anche il forum di Promiseland, che nel temadella cosmesi e detergenza è moderato sempre da Fabrizio Zago.

Ci sono inoltre altre piccole attenzioni che possiamo avere.

Controlliamo che i prodotti siano certificati (Icea o Ecolab, ad esempio), e non smettiamo di informarci sulle aziende produttrici. Che senso ha comprare un detersivo ecocompatibile prodotto in Germania, ad esempio, e importato qui da noi? Il Km 0 non deve valere solo per il cibo, ma deve essere un criterio da adottare sempre, almeno come punto di partenza.

Sappiamo che sono pochi i prodotti che hanno ingredienti di origine italiana, ma cercando si trovano. Oppure possiamo optare per quelle aziende che comprano gli ingredienti di base attraverso progetti del commercio equo e solidale, che quindi non favoriscono lo sfruttamento e la deforestazione.

I componenti principali dei detersivi sono i tensioattivi: cerchiamoli di origine vegetale e non etossilati (cioè addizionati di petrolio L ). Cerchiamo di fare in modo che il nostro acquisto sia consapevole, ecologico, libero.

Infine, una piccola precisazione: ridurre e autoprodurre sono due soluzioni fondamentali. Usiamo pochi detersivi, non lasciamoci abbindolare dall’idea che per ogni tipo di superfice sia necessario un prodotto diverso. Possiamo realizzare spruzzini di bicarbonato o aceto e creme al limone da abbinare o alternare ai più costosi ma “sani” detersivi ecocompatibili. Ne vale la pena!

Spero di non avervi confuso troppo le idee e di avervi offerto qualche soluzione utile che nel libro in preparazione sarà di sicuro più chiara e approfondita ;-).

Elisa Artuso


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