Parto naturale e controllo del dolore

La teoria del Gate control per spiegare la trasmissione del dolore in travaglio fu proposta nel 1965 e in seguito rivista e confermata, e spiega come lo stimolo dolorifico in entrata nel midollo spinale possa essere inibito prima che raggiunga un’intensità tale da non poter più essere sopportato.

Può essere applicata a qualsiasi stimolo di natura dolorosa, ma vediamo come funziona nello specifico del travaglio di parto…

Nel midollo spinale esistono dei piccoli neuroni, detti neuroni intercalati inibitori, che agiscono sulle fibre nervose provenienti dai recettori per il dolore chiudendo la porta d’entrata allo stimolo doloroso in arrivo al cervello.

Qui giungono fibre di tipo C, che trasmettono il dolore lento, fibre di tipo A alfa e A beta, di calibro e velocità di trasmissione maggiori, che trasportano stimoli meccanici come la pressione, il dolore e il contatto, fibre di tipo A gamma, per gli stimoli tattili e fibre A delta per il dolore acuto e gli stimoli termici.
In assenza di stimoli dolorosi, esiste un livello basale di trasmissione di impulsi (cioè un flusso continuo di impulsi) attraverso alcune delle fibre di tipo C, che hanno un adattamento lento e quindi mantengono aperta la porta.
Con l’insorgere di uno stimolo doloroso, come potrebbero essere le contrazioni del periodo prodromico o dell’iniziale travaglio, aumenta la scarica di impulsi dolorosi in entrata, quindi vengono attivate le fibre C ancora inattive e aumenta il livello di attività delle fibre C già attive, finchè la scarica totale di impulsi in entrata supera una determinata soglia critica e si inizia a percepire il dolore.
Se lo stimolo doloroso aumenta ulteriormente, come nel passaggio dalla fase prodromica al travaglio attivo, allora si attivano anche le fibre di tipo A delta, a conduzione molto più rapida, che trasmettono gli impulsi molto più velocemente al cervello dove agiranno sui neuroni intercalati inibitori, chiudendo parzialmente la porta d’entrata allo stimolo doloroso.

Questo è il motivo per cui un dolore di tipo acuto tende a diminuire relativamente in fretta, e il motivo per cui una donna può riuscire a sopportare relativamente bene il dolore durante il travaglio fino ad una dilatazione di 5-6 cm.
Se lo stimolo si prolunga nel tempo (travaglio avanzato), le fibre A delta tendono ad adattarsi, determinando un nuovo aumento di attività nelle fibre a conduzione lenta C, per cui la scarica totale di impulsi dolorosi in entrata supera la soglia critica, la porta si apre nuovamente e aumenta la percezione dolorosa.

Questo può spiegare come una donna, giunta pressoché a dilatazione completa, sopporti molto più a fatica il dolore delle contrazioni rispetto a prima.
In questa. come in qualsiasi altra fase del travaglio. si può sfruttare l’attività delle fibre grandi (a velocità di conduzione maggiore), il cui effetto sarà quello di chiudere di nuovo la porta agli impulsi dolorosi in entrata:
– stimolando le fibre A delta (che trasmettono il dolore acuto e gli stimoli termici): digitopressione, stimolazione dolorosa di una zona diversa da quella dolente, agopuntura, massaggio profondo sulle zone riflesse, uso dell’acqua, impacchi caldi, impacchi ghiacciati;
– stimolando le fibre A alfa e A beta (che trasmettono stimoli meccanici come la pressione o il contatto): massaggi, uso del T.E.N.S., digitopressione…
– stimolando le fibre A gamma (che trasmettono gli stimoli tattili): massaggi, carezze, uso dell’acqua sia sotto la doccia come un massaggio che per immersione, stimolazione indolore della zona dolente (massaggio delicato del sacro o carezze al ventre), digitopressione, massaggio dei punti riflessi, anche mediante uso di olii essenziali appositamente scelti.

In questo modo, stimoli di tipo meccanico e termico giungono al midollo spinale prima degli stimoli dolorosi, chiudendo la porta ad essi e diminuendo notevolmente la percezione dolorosa della donna.

Naturalmente queste tecniche possono essere applicate durante tutte le fasi del travaglio, qualora la donna lo desideri o ne senta la necessità, dal momento che ciascuna vive un’esperienza di dolore molto personale e l’intensità di dolore percepita può variare molto anche a seconda della personale soglia del dolore e di fattori ambientali più o meno disturbanti che, innalzando i livelli di stress della partoriente, possono aumentarne la percezione dolorosa.

Emanuela Rocca

Fonti:

Fisiologia medica di Guyton & Hall
Il dolore di Maghella e Pola
Il dolore del parto di Verena Schmid
Partorire senza stress con il metodo Bonapace di Julie Bonapace


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