Allattare un bambino non è una scommessa

Aboliamo la lotteria del latte!

Chissà se avrai latte. Che fortunata quella mamma che ha allattato.

Quando si discute di allattamento con una donna in attesa di un bimbo o con una neomamma, ci si riferisce spesso alla… fortuna. Chi allatta è fortunato.

La buona riuscita dell’allattamento non è praticamente mai presentata come un dato di fatto – se lo desideri, allatterai – ma come una possibilità, una speranza, un qualcosa da verificare al momento…

Non è un caso, credo, se sono ancora tanto numerose le donne che avrebbero desiderato allattare e non ci sono riuscite. Perchè, diciamolo, queste premesse non sono certo d’aiuto.

Se la possibilità di allattare felicemente è percepita come una sorta di vincita alla lotteria, va da sé che allattare non è per tutti. Anzi… E va da sé che le mamme al primo figlio partano con passo un po’ incerto, speranzose sì, ma non pienamente sicure di sé e delle proprie possibilità di riuscita. Possibilità di riuscita di cui buona parte della società parla con atteggiamento possibilista, nel migliore dei casi, scettico, nei peggiori.

E lo stato d’animo, conta. Caspita, se conta.

Eppure, se ci pensiamo, non ha senso. Perchè dovremmo mettere in dubbio le potenzialità della mamma di nutrire al meglio il suo bambino? Come è arrivata la specie umana fino a qui? È stato il latte materno a permettere l’evoluzione nei secoli.

Ma oggi va così, penserà qualcuno. Tante donne il latte non ce l’hanno. Domanda: com’è che succede proprio a noi, alle mamme occidentali di non produrre latte? Allattano le mamme africane che non hanno cibo a sufficienza…

Il nostro corpo si è forse involuto rispetto al passato? No, proprio no. Il corpo delle donne – di tutte le donne – è “potente”.

Sa nutrire, custodire, proteggere la vita prima della nascita. E dopo il parto, è predisposto per nutrire il figlio che è nato. Le patologie che impediscono effettivamente l’allattamento per fortuna sono rare.

Cominciassimo a crederci tutti un po’ di più, o meglio, tornassimo a crederci (perchè fino all’avvento della formula artificiale, il latte materno non era messo tanto in dubbio), più donne potrebbero realizzare il loro desiderio di nutrire al seno.

Perchè nella maggior parte dei casi, non è il latte che manca, ma sono le informazioni e i suggerimenti giusti. Manca una comunità che sostiene la donna e l’allattamento.

Non sappiamo più come si fa ad allattare. È normale, abbiamo perso questo “sapere”, perchè c’è stato un black out di alcuni decenni in seguito al boom del biberon.

E qui sta il punto. Se non riceviamo le informazioni giuste per far partire l’allattamento, anche se la “macchina” è pronta – le ghiandole mammarie sono perfette, la situazione ormonale è favorevole, tutto è predisposto per… – se non sappiamo come gestire le poppate o riceviamo indicazioni sbagliate (come quelle di allattare ogni tre ore, o di interrompere le poppate dopo un tempo prestabilito, o di fare la doppia pesata, ecc.), la macchina non parte.

O se parte, non va lontano.

Ma non perchè era difettosa, o perchè noi non avevamo voglia di impegnarci/tenere duro/resistere o cose del genere. Semplicemente perchè non sapevamo come farla funzionare.

Sarebbe bello non sentirla più questa frase “Chissà se avrai latte?”.

Alle future mamme si potrebbe dire “Informati bene eh! Così allatterai a lungo e felicemente!”.

Crederci magari non è tutto, ma è tanto. E molte più mamme non dovrebbero vivere lo sconforto di un allattamento non riuscito. E non dovrebbero sentirsi amareggiate, nel leggere articoli come questo.

Giorgia Cozza

Per approfondimenti Allattare è facile! e Tutte le mamme hanno il latte


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  • francesca m

    Vorrei aggiungere una precisazione: l’allattamento dipende da due persone e non solo dalla mamma: anche il bimbo deve fare la sua parte. E purtroppo nella mia esperienza l’allattamento è stato molto difficile perchè mio figlio nato alla 35 settimana non aveva la forza e non era pronto. Grazie all’uso del tiralatte per ben 40 giorni sono riuscita ad allattarlo, ma la mia “produzione” purtroppo non era sufficiente e così ho dovuto ripiegare sull’aggiunta (il meno possibile ma così è stato). Non so se ho ricevuto indicazioni sbagliate anche perchè nel mio caso la situazione era diversa: ad es. allattamento ogni tre ore perchè tanto lui non voleva mangiare mai e quindi era il minimo delle poppate (prima lo attaccavo e poi visto che non mangiava dovevo dargli il mio latte tirato per circa 1h e mezza di impegno). Ma comunque per fortuna non si è impigrito e dopo circa 40 giorni ha preso a mangiare da solo, ma la mia produzione era compromessa, oppure no visto che già mia nonna doveva integrare con il latte di capra … insomma succedeva pure prima dell’artificiale e per la mamma era ed è fonte di grande sofferenza. Per cui andateci piano con il concetto che se vuoi puoi, perchè non sempre è così. Allattare è bellissimo, e il latte è vero che c’è quasi sempre, ma alle volte (magari poche e meno di quello che si pensa) non basta ed è dura farsene una ragione.
    Scusate la lunghezza del commento.
    francesca

  • Giorgia

    Grazie Francesca per questo commento. Hai proprio ragione, anche il bimbo fa la sua parte. E se ci sono delle difficoltà – da parte della mamma o del bambino – è fondamentale ricevere i suggerimenti giusti. Tu sei stata molto determinata. Ma senza informazioni spesso è difficile riuscire. E a volte è difficile anche con le informazioni, perchè la neomamma avrebbe bisogno anche di un po’ di sostegno e di incoraggiamento. Ecco perchè credo sia tanto importante cambiare il “contesto”, perchè le donne che desiderano allattare dispongano delle conoscenze e degli strumenti per riuscire. In tutti i casi in cui sia fisicamente possibile. Ovvero, la maggioranza. E perchè chi non può effettivamente allattare, non debba avere rimpianti, per la serie se avessi saputo che…

  • premettendo che ho allattato un figlio x 16 mesi e allatto il secondo da 1 anno, il paragone con le mamme africane è poco calzante: la mortalità infantile in Africa è spaventosa, la percentuale di bambini che superano il primo anno di età bassissima. direi che avreste fatto meglio a scegliere un altro esempio. “Informati bene eh! Così allatterai a lungo e felicemente!” mi sembra un po’ esagerato. informarsi è importante, farsi aiutare spesso indispensabile ma legare e due cose da un nesso causa-effetto e soprattutto utilizzare la parola “felicemente” mi sembra davvero scorretto. allattare è difficile e anche con l’aiuto spesso non si riesce, anche insistere colpevolizzando la madre che si arrende non è corretto.

    • redazione

      No, allattare non è difficile, è corretto informarsi bene e il parallelismo sul fatto dell’allattamento con gli sventurati bambini africani, piaccia o no, è calzante. Da noi è diventato difficile da quando si è cercato di vendere formule. Chissà come mai…

  • Giorgia

    In questi anni ho avuto l’occasione di intervistare vari medici che sono stati per un periodo in uno stato africano e spiegavano che finchè i piccoli sono allattati dalla madre la situazione è relativamente buona, il problema è quando il latte dovrebbe essere affiancato da altri alimenti. Devastante, in questi Paesi, è stata l’introduzione del latte in polvere, dato che le famiglie non possono permetterselo, non hanno acqua pulita per prepararlo, lo diluiscono troppo…
    Per quanto riguarda invece le mamme occidentali, perchè il termine felicemente non va bene? Tante mamme sono state felici di allattare nonostante le difficoltà incontrate 🙂

  • Giorgia

    A proposito del colpevolizzare le mamme, grazie per avermi dato l’opportunità di ribadire un concetto che trovo fondamentale: qui non si colpevolizza nessuno, tanto meno chi non riesce ad allattare o chi sin dall’inizio decide di non farlo. Parlare di colpe, quando si parla di scelte materne, sarebbe sì, poco calzante!

  • Michela

    Io e Giacomo, quasi 20 mesi, proseguiamo il nostro allattamento felicemente. L’inizio dell’allattamento l’ho vissuto come qualcosa di naturale, avevo dentro di me una convinzione della quale io stessa mi stupivo (prima del parto non pensavo che avrei allattato così a lungo) ma ciò che mi ha permesso di proseguire è leggere testimonianze, leggere consigli, che mi hanno aperto a un mondo sconosciuto. Quindi sostengo pienamente l’INFORMATI così allatterai a lungo e felicemente, certo si deve essere almeno in due ma possibilmente in tre con papà è meglio, se poi ci sono pure i nonni allora sei quasi in una botte di ferro. Mi accorgo ogni giorno che per chi non è mamma o per chi è mamma ma non ha allattato o lo ha fatto per poco o per chi è mamma da molto (nonne, zie, cugine) l’allattamento è un argomento scottante. Ho delle amiche che non hanno allattato o che hanno partorito dopo di me ed hanno smesso l’allattamento prima di me, non ci sono problemi, le capisco, ognuna fa le proprie scelte liberamente in quanto allattare felicemente significa essere serene e se una mamma non allatta serenamente è giusto che possa fare altre scelte … serenamente. Chi, al giorno d’oggi, allatta felicemente e a lungo a volte si sente più frustrato di chi non allatta, meno male che ci si può sostenere ma sarebbe bello potersi sostenere al di là di ogni tipo di “allattamento”, sembra quasi una lotta per il podio… Ciaoooo.

  • Giorgia

    Michela, mi piace proprio tanto quando dici: sarebbe bello potersi sostenere al di là di ogni tipo di “allattamento”
    è una grande verità.

  • Daniela

    Io non son riuscita ad allattare il mio bimbo neanche una volta…. Lui non ne voleva sapere di attaccarsi… Avete idea di cosa si prova a sentirsi rifiutare dal proprio cucciolo???? Sono stufa di leggere qst articoli dove si colpevolizza la mamma che non ha allattato …. Ho provato con il tiralatte per oltre un mese ma non ne producevo…. Va bene fare informazione ma far sentire una mamma di serie B perché ha dovuto cedere al LA questo no… Mi spiace ma credo ke qst siano le cose che fanno scatenare la depressione post parto… State attenti a quello che scrivete …

  • Giorgia

    Daniela, sì. Io lo so. Abbastanza bene da aver dedicato un libro a questo delicato argomento. Si chiama proprio “Latte di mamma… tutte tranne me!”. Perchè chi avrebbe voluto e non riesce ad allattare si porta dentro un dispiacere che solo il tempo può pian piano lenire. E che, spesso, viene acuito dagli articoli che divulgano informazioni a proposito della fisiologia dell’allattamento materno. Ma il problema non sono gli articoli. E’ qualcosa che dobbiamo risolvere dentro di noi. E’ una pace che dobbiamo raggiungere, perchè se noi siamo consapevoli di aver fatto tutto il possibile e di non essere “meno” mamme per non aver allattato, nessun articolo mai potrà farci sentire in colpa. Perchè quando si parla di allattamenti non riusciti, già c’è da fronteggiare la delusione, i sensi di colpa, molto meglio lasciarli perdere.

  • Alice

    Ciao, io ho praticato e pratico tuttora l’allattamento a richiesta, ancora adesso che il mio bimbo ha 11 mesi non si fa mai mancare la poppata del pomeriggio, della sera e della notte, ciò con cui spesso devo fare i conti sono i pregiudizi delle persone che, anche non conoscendoti, si permettono di fare commenti sul fatto che il bimbo “ciuccia” ancora e che sarebbe ora di smettere perché è grande, ecc ecc… A me piace allattare e so che per lui è una cosa positiva quindi continuerò a farlo finché entrambi ne avremo voglia…e cercherò di spiegare agli altri che in fondo è una “cosa” tra me e il mio bambino, sono io che mi sveglio la notte quindi che lo faccia p meno a loro poco importa…

  • claudia

    Se posso dire la mia…ho partorito a gennaio di quest’anno con parto naturale, ho 41 anni, la mia piccola è nata di 2,75 kg … non ha avuto la capacità di attaccarsi nonostante ostetriche e pediatri che maneggiavano le mie tette e la sua testolina per fare di tutto. Abbiamo travagliato non poco per questo tentativo di allattamento (tiralatte compreso) e finalmente è arrivata l’aggiunta che ci ha permesso di recuperare la mia bimba che stava avendo problemi di salute (analisi alla mano) e capire che non aveva l’istinto della suzione tant’è che il latte lo davamo con la siringa. Se cercare di allattare a tutti i costi vuol dire rischiare il calo peso della propria piccola, sentirla piangere per i continui prelievi del sangue…no grazie. Avevo preparato a casa la postazione per allattare ai piedi del lettino…poco male è diventata la poltrona di uno dei due mici. Ho noleggiato il tiralatte per almeno darle qualcosa di mio: ma passare 8 ore al giorno attaccata e vedere mia figlia gestita da altri in quelle ore non mi ha fatto sentire una buona madre. Mi sono data un termine, oltrepassato il quale avrei rinunciato ad allattare perché il prezzo era troppo alto e i minuti con la mia bimba troppo preziosi. Perciò scusate se dico: grazie latte artificiale!

    • redazione

      una storia, la tua, che accade molto spesso, proprio negli ospedali. Dove l’assistenza all’allattamento o è assente o sovente ha le modalità della violenza (e come la racconti ha proprio quel sapore). E’ accaduto anche a me, quindi ti capisco. E capisco bene come tu abbia optato per la formula. Non so se direi “grazie latte artificiale”…ma d’altronde non potrei dire – nel tuo caso – “grazie assistenza e sostegno competenti”. E mi pare che anche nel tuo caso il problema sia stato proprio quello