Bambino e pubblicità, occhio a profumi e cosmetici baby

Lo diceva già Naomi Klein nel suo famosissimo “No logo”: se fino a qualche decennio fa le pubblicità si rivolgevano esclusivamente ad un pubblico adulto, forse un po’ frastornato da tanti consigli non richiesti, ma per lo meno in grado di valutare pregi e difetti di un determinato prodotto, da diversi anni il mercato pubblicitario ha spostato l’obiettivo su un pubblico sempre più giovane, cominciando a interessarsi al mondo degli adolescenti, fino ad approdare a quello dei bambini.

Questi ultimi rappresentano un pubblico potenzialmente perfetto, soprattutto per due motivi: in primo luogo, come è ovvio, i più piccoli spesso non sono in grado di distinguere un messaggio negativo e dannoso da uno più innoquo, né di capire che cosa sia fondamentale e che cosa superfluo.

In secondo luogo entra in gioco una componente psicologica fondamentale: ogni genitore sa per esperienza personale quanto sia difficile dire di no a un bimbo che desidera qualcosa e quanto sovente capiti di cedere all’ennesima insistente richiesta.

Per nostra sfortuna, questo lo sanno molto bene anche i pubblicitari!

Capita quindi sempre più spesso di leggere nella letterina a Babbo Natale non solo il nome del giocattolo desiderato, ma anche la marca e il modello, e magari anche di imbattersi in qualche richiesta fuori dal comune o copiata dal mondo dei grandi, complice appunto la pubblicità.

Senza arrivare agli eccessi americani, dove il regalo più ambito per le teenager è da tempo la chirurgia estetica, anche in Italia i modelli offerti dalla televisione stanno progressivamente spostando l’attenzione dei bambini verso il corpo, la moda, la bellezza.

Così può capitare, per esempio, che una bimba desideri cominciare a truccarsi già verso i 7-8 anni, o che un ragazzino si metta in testa di non poter più vivere senza l’ultimo modello firmatissimo (e neanche a dirlo costosissimo) di scarpe da ginnastica o di jeans.

Come se non bastasse, la Federazione Italiana Medici Pediatri punta il dito contro cosmetici e profumi per bambini, che sempre più spesso, e sempre più presto, sono oggetto del desiderio delle nostre figlie.

L’uso del make-up tra i bambini, avvertono i medici, “ha portato a un’impennata delle dermatiti da contatto o allergiche, facendo registrare un +16,7% di tali patologie nella fascia di età 8-12 anni”.
Anche i tatuaggi temporanei vengono duramente criticati, in quanto, a differenza dell’henné puro, contengono un miscuglio di sostanze chimiche che possono provocare reazioni allergiche e fastidi alla pelle.


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