Inquinamento e salute, occhio a cosa indossiamo

Nel corso del 2012 Greenpeace ha effettuato analisi su 141 articoli appartenenti a 20 grandi marchi di abbigliamento (Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blazek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Zara, Levi, Victoria ‘s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl), già principali responsabili dell’inquinamento di numerosi corsi d’acqua in tutto il mondo.

Il risultato mette in relazione gli impianti di produzione tessile, responsabili appunto dell’inquinamento dei fiumi, e la presenza di sostanze tossiche nei prodotti finali.

Secondo il rapporto “Toxic Threads – The Fashion Big Stitch-Up”, quindi, i grandi brand di moda trasformerebbero i consumatori in inconsapevoli vittime dell’inquinamento globale.

Uno o più articoli di tutte le marche testate conterrebbero, dunque, NPE (composti nonilfenoloetossilati), che mettono a rischio il funzionamento del sistema ormonale dell’uomo: le concentrazioni più alte sono state rinvenute negli abiti appartenenti ai marchi Zara, Metersbonwe, Levi’s, C & A, Mango, Calvin Klein, Jack & Jones e Marks & Spencer (M & S).

Greenpeace sta dunque chiedendo a questi marchi di diminuire l’utilizzo di sostanze tossiche (e di azzerarle entro il 2020), oltreché di controllarne i valori chimici di ogni stabilimento produttivo, come hanno già fatto H&M e M&S.


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  • MILENA

    aiuto,è sconvolgente!!! e ce li fanno pure pagare un sacco di soldi!! paghiamo forse questi “ingredienti segreti”?!?!
    milena da Robbio