Natale in cammino

Un lungo Avvento ogni anno ci prepara al Natale, e per chi vive questa ricorrenza nella sua sacralità o semplicemente meditando sul significato simbolico che porta con sé, e che tocca l’animo individuale ma anche il sentire collettivo, esso è accompagnato da emozioni soprattutto legate all’attesa e alla speranza, un sentire calato nel lento tempo invernale in cui la terra riposa e tutto appare immobile, sospeso.

Così il rinnovarsi della Natività ci sembra una ricorrenza quasi ovvia, incastonata come un gioiello in una corona, come quel Bambinello di argilla fisso tra i soliti bue e asinello… Eppure per arrivare a questa splendida immagine del Presepe che ferma il tempo nel momento dell’adorazione, ogni suo protagonista e spettatore ha dovuto compiere un cammino.

Ce ne scordiamo durante l’Avvento, ma anche poi nell’osservare il Presepe nonostante le pose protese e gli sguardi orientati dei pastori.

Forse il “gioco” dei ReMagi, di farli avvicinare dal lontano deserto passo passo verso la mangiatoia, giorno dopo giorno fino all’Epifania, rende un po’ l’idea del cammino percorso, ma anch’io personalmente ho sempre interpretato la loro presenza più come una sottolineatura dell’importanza planetaria di questo lieto evento piuttosto che nel suo significato di pellegrinaggio.

Eppure anche Gesù nasce in cammino, un cammino insieme rassegnato e fiducioso dei suoi genitori che hanno il compito scomodo del censimento a Betlemme e insieme una missione celeste che li rende forti e sereni: un cammino che al di là degli obblighi “istituzionali” ha il ritmo dei passi di un asino e dell’ultima luna di una gravidanza, accompegnato da una Stella e orientato dalla Fede.

E nasce in un riparo di fortuna, una sosta forzata dal parto imminente di Maria, non già al termine del viaggio.

In cammino sono anche tutti coloro che, come i pastori, si sentono chiamati a loro volta a seguire quella Stella per scoprire una Luce più grande in un piccolo neonato; un cammino saldo, ottimista, lento, ricco di meraviglia e con una meta non geografica ma ben chiara nel cuore.

Concedetemi di proseguire anche ora con la solita metafora: ogni famiglia, come quella Sacra, nel momento magico e memorabile della nascita di un figlio compie una tappa di un cammino iniziato da lungo tempo e che è destinato a proseguire, ed è un cammino che coinvolge non solo quella singola famiglia: la nascita di un bimbo è un compito affidato a tutta l’umanità.

Mi fermo qui… dopo aver chiacchierato di gite in montagna, del passeggiare in gravidanza, del bighellonare con i propri bimbi, immersa in questa frenesia collettiva di dicembre in cui camminare diventa sgambettare dietro a scadenze, commissioni, regali ancora da fare, al tempo che stringe nelle giornate buie, proprio mentre il nostro corpo come la terra d’inverno avrebbe bisogno, al contrario di pace e riposo e lo spirito di nutrimento e riflessione, non mi resta che augurarvi un buon lento cammino dentro la magia di questo Natale!

Silvia Cavalli


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