Parto naturale o no, difficile prevederlo

Non possiamo prevedere con esattezza quando avverrà, né come si manifesteranno i primi segnali, né quanto durerà il travaglio, né quanto dolore sentiremo o come riusciremo a gestirlo.

Non possiamo nemmeno prevedere quanto peserà il nascituro se non stimarne peso e dimensioni attraverso le ecografie, che poi spesso si rivelano inesatti poiché calcolati su base statistica.

Nessuno può garantire a una futura madre che una determinata posizione sarà risolutiva per il suo parto, né che un determinato rimedio le allevierà totalmente il dolore, nemmeno l’epidurale può farlo con certezza…

Non è possibile nemmeno avere la certezza assoluta di poter partorire nel luogo scelto, perché se quel determinato giorno il reparto fosse al completo gli operatori potrebbero consigliare un altro ospedale…

Non possiamo garantire che un parto sarà assolutamente spontaneo e naturale, che non si dovrà intervenire farmacologicamente o chirurgicamente. Quella minima percentuale di rischio di incorrere in un parto operativo (ventosa o forcipe) o cesareo c’è anche nella gravidanza a decorso più fisiologico…

Ora vi chiederete come mai questa “ventata di ottimismo”…

Ebbene, il mio non vuole essere pessimismo, assolutamente!

Il mio vuole essere un monito, sia per chi opera intorno alla nascita, sia per chi si prepara ad affrontarla come genitore.

Idealizzare il proprio parto chiude alcune porte su quanto potrebbe risultato da ciò che si è idealizzato…
Indirizzare eccessivamente una persona potrebbe precluderle un’esperienza o riservarle delusioni

Faccio un esempio realmente accaduto: una futura mamma “programma” tutto il suo parto nei dettagli, immaginando di gestire il proprio dolore attraverso la respirazione e il movimento, di accogliere il proprio bimbo accovacciata a terra e sostenuta dal marito dalle spalle, di non recidere il cordone ombelicale ma di attendere che smetta di pulsare per poi farlo recidere al compagno, di accogliere il neonato immediatamente col contatto pelle a pelle e attendere che sia lui a trovare il seno istintivamente e di conservare la propria placenta…

Questa stessa mamma viene visitata in travaglio e si scopre che il liquido amniotico è tinto di meconio. Potrebbe non significare nulla, ma potrebbe significare molto, perciò si deve andare in ospedale, dove la futura mamma viene per protocollo ospedaliero monitorizzata mediante cardiotocografia continua e dal momento che la sua dilatazione non progredisce le viene infusa dell’ossitocina di sintesi per rinforzare le contrazioni.

Lei, che aveva idealizzato un parto dolce e intimo, si ritrova avvolta da fili e tubicini, persone che vanno e vengono, ciascuna col proprio consiglio o la propria idea sul da farsi, un dolore di molto superiore alle aspettative e il desiderio di una peridurale per porre fine a tutta questa sofferenza…

Ma non solo! Il cordone viene reciso immediatamente e il bimbo le viene allontanato per le valutazioni del caso, dal momento che il liquido amniotico era sporco, e la placenta inviata all’anatomo patologo per l’analisi, come da protocollo ospedaliero in caso di liquido tinto…

Questa stessa donna quando racconterà della nascita del proprio bambino ricorderà un’esperienza dura, stremante, in cui non aveva potuto esercitare alcun controllo su di sé e sul proprio corpo!

Soprattutto questa donna resterà delusa per non avercela fatta nel modo in cui aveva immaginato

Le idealizzazioni riguardo la nascita cui mi è capitato di assistere sono state diverse:

Chi aveva deciso di partorire in acqua per garantire una nascita dolce al proprio bambino, scopre  invece in travaglio di detestare il contatto con l’acqua e l’idea di immergervisi.

Chi aveva per tutta la gravidanza provato alcune posizioni per il travaglio, convinta che potessero essere determinanti, si accorge al contrario di stare scomodissima e di non sapere come muoversi altrimenti o che posizione assumere in alternativa.

Chi aveva provato con costanza alcuni massaggi scopre di provare molto fastidio a essere toccata durante le contrazioni.

Chi aveva visto i famosi “filmini del parto”, quelli che fanno vedere ai corsi in ospedale, si immaginava un parto simile, nel bene o nel male, così come quelle mamme che passano serate su Sky a vedere “Sala parto”!

Insomma, quel che voglio dire è che davanti ad un evento così imprevedibile non bisognerebbe chiudere nessuna porta!

Non possiamo sapere come inizierà, cosa sentiremo (addirittura la stessa donna può avvertire sensazioni diverse da un parto all’altro!), come reagiremo, quanto durerà, come andrà…

Di conseguenza non è giusto fissarsi su qualcosa precludendone un’altra.

Io consiglio sempre di informarsi, ma anche di non idealizzare nulla e di essere aperte a ciò che sarà, di accogliere ciò che verrà.

Solamente così ci preserveremo da quelle delusioni che, essendo vissute come situazioni stressanti, vanno ad ostacolare e rallentare il travaglio!

Lo stesso discorso vale per i messaggi che gli operatori della nascita trasmettono alle future madri. Nessuno ci assicura che quando avremo le contrazioni ogni 5 minuti la nostra dilatazione sarà pressoché completa, e sbaglia chi trasmette questi messaggi!

La futura mamma alla quale era stato detto di andare in ospedale per partorire quando le contrazioni si susseguivano ogni 5 minuti resterà profondamente delusa scoprendo che la sua dilatazione è ancora 3 cm! Capita, sapete?

E sapete qual è la diretta conseguenza? Stress, massiva produzione di adrenalina, inibizione della produzione di ossitocina e catecolamine con conseguente rallentamento del travaglio, inibizione della produzione delle endorfine con conseguente aumento della sensazione dolorosa percepita…quindi ossitocina sintetica, richiesta di analgesia farmacologica e, in alcuni casi parto medicalizzato od operativo…

Noi operatori dobbiamo porre moltissima attenzione a ciò che diciamo e a come lo diciamo perché da questo può dipendere l’andamento di un parto e il vissuto di quella persona!

Voi mamme non chiudete nessuna porta, siate aperte a tutto, accogliete il vostro travaglio nei modi e nei tempi con cui si presenterà e, soprattutto, chiedete ad amiche e parenti di raccontarvi il loro parto….solamente dopo che avrete partorito anche voi!

Emanuela Rocca


Potrebbero interessarti anche


  • Sara Longoni

    Sono italiana e vorrei partorire in Argentina, Paese del mio compagno, un Paese dove il 55%delle nascite avviene per cesario. Sicuro che non posso prevedere il mio parto ma so che lo vorrei naturale. Cosa posso chiedere a un ostetrica per capire se la sua ideologia è affine alla mia?