I bambini in cucina imparano le tradizioni

Le ricorrenze da poco concluse ci aiutano a riflettere su quanto la cucina possa configurarsi come luogo di trasmissione orale di abitudini e tradizioni che riguardano la famiglia. Le feste comandate, anche se molto meno rispetto ad una volta, sono per eccellenza l’occasione di trasmissione di aneddoti, sapori e ricordi.

Il cibo, che è anche consuetudine e celebrazione, non può né deve sostituirsi a questi aspetti della vita, ma è indiscutibile che in taluni contesti la faccia da protagonista e collante al tempo stesso, valorizzando talune ricorrenze e facendocele ricordare con maggiore partecipazione.

Ogni avvenimento importante della nostra vita (lauree, matrimoni, sacramenti…) se ci sforziamo di ricordare, è stato celebrato e festeggiato con un banchetto più o meno ricco in compagnia delle nostre famiglie e delle persone che amiamo, e da adulti continuiamo a conservarne memoria. Lo stesso accadrà ai nostri figli, dal momento che si tratta di aspetti della quotidianità cui i bambini risultano essere particolarmente recettivi e sensibili.

Sappiamo tutti quanto il cibo possa costituire una modalità di festeggiamento, si pensi in particolare a quelle pietanze che vengono consumate solo in determinate occasioni o periodi; esistono inoltre fasi preparatorie, che precedono a volte anche di qualche giorno il momento della festa vera e propria e del banchetto che ne è il culmine, che si ripetono di anno in anno secondo ruoli e compiti predefiniti, in cui tutti, dal più giovane al più anziano della famiglia, hanno il proprio incarico da portare a termine: chi prepara le lasagne, chi la besciamella e così via, attività nelle quali può essere utile coinvolgere i nostri bambini che si uniranno a noi con gioiosa partecipazione.

In queste occasioni del tutto speciali si mettono in moto piccoli laboratori casalinghi, che, nel rispetto delle ricette originali – quelle riferite dalle mamme che a loro volta hanno ricevuto istruzioni dalle nonne, fino a risalire a volte a parecchie generazioni indietro – si occupano di approntare il banchetto.

Ciascuna famiglia, e ogni casa, ha i suoi riti segreti e le sue tradizioni cui la cucina fa da scenario, anche se l’avvento dei cibi pronti ha contribuito non poco a sminuire il rito della preparazione dei pasti, del loro consumo, e delle consuetudini familiari.

Questi momenti preziosi hanno a volte il potere di seppellire attriti, appianare conflitti irrisolti o tensioni inespresse, permettendoci al tempo stesso di mantenere in vita e rinnovare gesti, valori e conoscenze. La cucina delle feste, ma pure quella delle ricorrenze speciali, legate alla storia unica della nostra famiglia, rappresenta un’insostituibile e preziosa occasione per dimostrare ai piccoli di casa che l’albero di cui essi rappresentano i frutti, affonda le sue radici in tempi antecedenti la loro nascita.

Quel che mangiamo non è dunque solo una questione di gusti e di bisogni (purtroppo spesso indotti) ma è, in gran misura, una questione di consuetudini e tradizioni, quelle secondo le quali siamo stati cresciuti ed educati. Ecco allora che nutrirsi non significa sempre o necessariamente mangiare quel che fa bene, ma anche quel che ci risulta spontaneo secondo le nostre abitudini.

Invitiamo i nostri figli ad intervenire quanto più possibile in questi momenti speciali, affidando loro incarichi semplici e sicuri che siano adeguati alla loro età ed alla loro padronanza motoria. Questi istanti entreranno a far parte del loro patrimonio di ricordi e conoscenze. Ce ne saranno infinitamente grati una volta adulti.

Michela Boscaro


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