Parto naturale e istinto

“Avevo seguito il corso preparto…tutto molto bello ed interessante! L’ultimo mese l’ho passato fantasticando su come sarebbe stato, divisa tra dubbi e certezze! Una cosa era certa però, il travaglio l’avrei fatto come ritenevo fosse meglio per me e secondo le mie inclinazioni…perché è così che mi era stato detto durante il corso!

La realtà, invece, è stata molto diversa! Mi sono ritrovata con una ostetrica e una tirocinante, diciamo così,‘da protocollo‘…Per quasi tutto il tempo mi hanno fatto stare sdraiata, solo una volta hanno assecondato il mio desiderio di stare in piedi…niente sedia olandese, niente doccia calda allevia dolori, niente carponi, niente di niente!

Per quattro ore non hanno fatto altro che dirmi che stavo sbagliando, che urlavo male, che spingevo male, che tiravo i manubri male…Ma io non li volevo quei maledetti manubri, perché non mi erano affatto d’aiuto…Io volevo fare ‘a modo mio’!

Le volte che ascoltavo il mio istinto, infischiandomene dei consigli, mio figlio viaggiava spedito, quando facevo ‘a modo loro‘ non si muoveva di un millimetro!

Dopo 4 ore, esausta anche per il gran caldo (era agosto), con il cambio turno è subentrata un’ostetrica che ha capito immediatamente il mio disagio ma soprattutto ha capito che ormai ero troppo stanca per collaborare e spingere ulteriormente… nel giro di 5 minuti ha fatto nascere Libero (gliene sarà eternamente grata e riconoscente)!

Così, mentre mio marito piangeva di felicità e cercava i miei occhi complici, per condividere quello che doveva essere il momento più bello della nostra vita, io sotto shock, con lo sguardo perso nel vuoto, non partecipavo al suo entusiasmo!

Ero arrabbiata, furiosa…Mi sentivo come se mi avessero inflitto una sofferenza assolutamente gratuita e inutile.

Non era stato il parto che avevo in mente né tantomeno quello che mi avevano descritto al corso; quando me lo misero sulla pancia sentìì quasi un fastidio (ringrazio ancora mio marito che ha immortalato quei momenti che la mia memoria invece ha cancellato)!

Anche quando me lo hanno portato in camera avrei voluto dire: “per favore portatelo via, non ora”.

Non è stato un amore a prima vista quello con mio figlio ma un innamoramento forse lento…Ma quando siamo rientrati a casa, nell’intimità del nostro nido, l’ho guardato come se lo vedessi per la prima volta…Il cuore si è sciolto tanto da farmi piangere e come tutti i più grandi amori, ho capito immediatamente che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita e che sarebbe stato assoluto e… per sempre.”

Parto dalla testimonianza di una mamma, Debora, che racconta la nascita di Libero avvenuta in un normalissimo reparto di ostetricia italiano, per introdurre ancora una volta il delicatissimo argomento della nascita istintiva, della capacità delle donne di partorire e, soprattutto, delle conseguenze che rigidi schemi, protocolli e atteggiamenti “chiusi” possono avere su una neomamma e sul suo parto…

Debora era decisa a partorire seguendo le proprie inclinazioni e rispondendo al proprio istinto, fidandosi del proprio corpo e delle proprie forze, ma trova un’ostetrica che impone la propria volontà pretendendo di conoscere meglio di lei cosa sia meglio per il suo travaglio, cosa fare per spingere più efficacemente in periodo espulsivo, quali posizioni  assumere, come  urlare…

Debora stessa si rende conto che quando le viene lasciata la possibilità di seguire il proprio istinto il travaglio prosegue più fisiologicamente e il piccolo Libero riesce a trovare i diametri migliori per farsi strada lungo il canale del parto. Ma purtroppo prevale l’imposizione dell’ostetrica

Debora si sente frustrata, sente che il suo parto non le appartiene, non percepisce alcun controllo su di sé, si sente in balìa del volere altrui e i sentimenti che prevalgono sono di rabbia e impotenza. E’ stanca, spossata e subisce il dolore delle contrazioni come una sofferenza gratuita.

Finalmente con il cambio di turno subentra un’ostetrica che la capisce e che comprende le sue necessità, che asseconda il suo istinto di madre che sa come partorire!

E Libero può nascere…

Ma Debora è stremata, delusa, nel suo racconto dice di essere sotto shock…perché si è sentita defraudata del suo parto!

Anziché cavalcare l’onda della contrazione e vivere il travaglio attivamente seguendo ciò che sentiva di dover fare, ha subito qualcosa che da potente si è trasformata in inutile sofferenza.

E mentre suo marito cerca il suo sguardo per condividere la gioia della nascita di Libero, lei si sente quasi infastidita dalla presenza del bimbo sul suo petto, tanto da non ricordare quei primi momenti con lui!

E’ bello scoprire leggendo la sua toccante testimonianza che una volta tornati a casa, nel proprio nido, nell’intimità della propria famiglia, finalmente scocca quella scintilla di innamoramento che Debora non riusciva ad avvertire e riconoscere perché troppo“defraudata” del proprio parto, e da lì comincia l’immensa storia d’amore tra mamma Debora e il piccolo Libero!

Le donne sanno partorire e i Bambini sanno nascere: fa parte della nostra natura, siamo geneticamente “programmati” affinché sia così…Perché interferire a tutti i costi in uno dei processi più naturali ed istintivi al mondo?
Perché imporre schemi che non presentano alcun vantaggio se non quello di rendere più facile e comodo il lavoro dell’ostetrica?

Chi è in travaglio? La futura mamma o l’ostetrica?
Chi avverte la contrazione spingere per fare strada al nascituro?
Chi avverte il dolore?
Chi affronta una prova fisicamente così potente?
Chi si scontra con i propri limiti per scoprire di riuscire a superarli fidandosi del proprio corpo?

Decisamente non l’ostetrica, ma la madre e il nascituro!

E dal momento che la natura ci ha create per dare alla luce e per saper far nascere…fidiamoci della natura e affidiamoci a questo potente istinto primordiale…Gli operatori della nascita guardino con stupore e rispetto al miracolo della vita, senza interferire!

Emanuela Rocca


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