Bambini in cucina e manualità

Il progresso tecnologico ha portato con sé innegabili miglioramenti nella qualità delle nostre vite, anche in ambito domestico.

Le donne si sono grazie ad esso affrancate da compiti gravosi e pesanti come lavare a mano il bucato o i piatti, e la cucina può ben vantarsi d’essere il luogo nelle nostre abitazioni in cui si trova la maggiore concentrazione di marchingegni elettronici d’ogni tipo.

Ci siamo lasciati volentieri espropriare di numerose attività domestiche e le nostre cucine sono sempre più attrezzate da comodità ed accessori, spesso però non realmente necessari.

Questo ci ha fatto guadagnare tempo da una parte, ma come contropartita abbiamo dovuto abdicare a qualcos’altro, qualcosa che attiene alla manualità ed al fatto di saper fare con le mani, saper creare un oggetto da soli, con gioia e soddisfazione, anche se con risultati imperfetti.

Un tempo i bambini correvano nel cortile sotto casa e giocavano con quel che trovavano, spesso oggetti dimessi, e talvolta, tra un gioco e l’altro, si richiedeva il loro aiuto in cucina o nei piccoli lavori domestici. Collaborare era un dovere oltre che una necessità, ma mentre davano una mano, i bambini avevano anche la straordinaria opportunità di imparare e fare virtù, ripetendo quegli stessi gesti che avevano tante volte visto compiere dagli adulti, dapprima in modo maldestro e poi con crescente perizia ed abilità.

Queste abilità, che venivano trasmesse di padre in figlio, o di madre in figlia , sono oggi sempre più rare, e a farne le spese sono soprattutto i bambini, che non ritagliano, non costruiscono e tanto meno cucinano, anche se in realtà cucinare insieme a loro è bellissimo e dovremmo esortarli più spesso a farlo con noi facendo si che lo considerino non solo un gioco, ma che lo vivano come un rito dal sapore antico ed evocativo, che una volta adulti senz’altro riemergerà.

In realtà in ogni abitazione, nella vita di tutti i giorni, vi sono innumerevoli opportunità di creare qualcosa con le mani. Possiamo decidere di fare da noi alcuni oggetti o cibi che siamo soliti acquistare pronti o delegare agli elettrodomestici, approntandoli secondo le nostre capacità e impegno.

I bambini di oggi fanno scarsa esperienza di quella che è “la vita di tutti i giorni” e di occupazioni basilari come lavare, pulire e cucinare. Essi si avvicinano solitamente a quello che è il risultato finale di tali attività, quindi una stanza in ordine, la biancheria profumata e ben piegata nel cassetto, la zuppa fumante pronta sul tavolo da pranzo.

Eppure poco o nulla sanno del processo che ha condotto a quel risultato. Come e da chi sono stati lavati, stesi e poi stirati i panni? Spesso non sanno che la minestra che stanno per mangiare non è stata acquistata così com’è, già pronta, ma che gli ortaggi con cui è stata ottenuta sono stati prima seminati, coltivati, raccolti, acquistati, mondati, lavati e cotti.

Molte delle cose che facciamo vengono portate a termine approfittando dei momenti in cui i nostri bambini sono fuori casa, a scuola o prima che si alzino il mattino o la sera, mentre loro guardano la tv o dormono; ma si tratta di esperienze che possiedono una grande ricchezza e che i bambini dovrebbero vivere pienamente a contatto con chi se ne occupa.

Quando hanno molto di questo, vale a dire numerose esperienze significative di contatto con gli adulti che amano e che creano e agiscono al loro fianco, i nostri figli hanno bisogno di meno stimoli esterni artificiali, meno giochi, meno ninnoli, meno attività a misura di bambino e distrazioni create ad hoc.

Se ad esempio saranno coinvolti di tanto in tanto nella preparazione del pane, invece di limitarsi a farne esperienza solo con il senso del gusto, potranno percepire la consistenza dell’impasto sotto le mani, l’odore vagamente acido del lievito o della pasta madre, l’aroma sprigionato durante la cottura nel forno e così via; tutte sensazioni che sarebbero loro precluse se il pane lo comperassimo già pronto ogni giorno.

In questo modo invece vivranno un’esperienza completa, che lascerà in essi significative impressioni. Non occorrono grandi sforzi, a volte, il semplice fatto che i bambini ci vedano lavare qualche piatto o indumento a mano potrà portarli a capire che il mondo non è creato dalle macchine, ma dagli uomini, e percepire lo sforzo che sta dietro al panno pulito o ai piatti nella credenza, li stimolerà a portare maggior rispetto per il lavoro, lo sforzo e l’impegno che portare a termine un incarico richiedono.

Se i bambini contribuiscono a fare qualcosa, o l’hanno vista fare da una persona che ammirano, ne hanno più cura, e sviluppano maggiore interesse nei suoi confronti, ma anche curiosità di capire e conoscere. Certo, potremo far montare loro le chiare d’uovo semplicemente premendo il pulsante dello sbattitore elettrico, ma questo non li appassionerà tanto quanto usare, o provare perlomeno a farlo, un frullino manuale e capire quali siano i meccanismi che lo fanno funzionare.

I bambini hanno bisogno della pratica per crescere e sviluppare mente, corpo ed abilità.

Cerchiamo dunque di ritagliarci, almeno ogni tanto, dei piccoli spazi per far assistere i bambini alla nostra operosità manuale. Certo a tutta prima potrà apparirci antiquato, estremo od utopistico proporre ai piccoli d’oggi attività per lo svolgimento delle quali possiamo facilmente farci rimpiazzare dagli elettrodomestici risparmiando tempo ed energie.

Ma il fatto di diventare genitori aiuta a cambiare prospettiva, a guardare tutto con occhi diversi, considerando taluni eventi come opportunità per cambiare in meglio alcuni aspetti della nostra vita. Faremo dono anche a noi stessi riappropriandoci di saperi e competenze quasi dimenticati.

Michela Boscaro


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