Maltrattamenti in famiglia, una nuova legge

Nel cammino intrapreso dal legislatore per realizzare il principio di parità di trattamento tra famiglia legittima e famiglia di fatto, un contributo importante va riconosciuto alla recente legge 1 ottobre 2012 n. 172 che ha modificato l’originario testo dell’art. 572 del codice penale, rubricato come “maltrattamenti in famiglia”.

I cambiamenti introdotti non stravolgono, in verità, la struttura della fattispecie, ma ne estendono l’ambito applicativo, aumentando altresì le sanzioni previste.
Nella nozione di “maltrattamenti” possono rientrare sia le aggressioni fisiche in senso stretto (percosse, lesioni) sia in genere quegli atti di sopraffazione sistematica, di vessazione, disprezzo e sopruso, reiterate nel corso del rapporto familiare (o, per quanto sopra accennato, extrafamiliare), tali da rendere abitualmente dolorose e mortificanti le relazioni tra l’autore di tali comportamenti e la vittima.

Si tratta dunque di una casistica molto ampia e, la Cassazione ha addirittura affermato che le infedeltà coniugali, ostentate pubblicamente e come tali gravemente umilianti verso la persona, possono integrare il reato.

Ciò detto, la prima differenza con la vecchia normativa si nota già a livello terminologico, atteso che nella rubrica dell’art. 572 cod. pen. non si legge più “maltrattamenti in famiglia”, ma “maltrattamenti contro familiari e conviventi”. Questo proprio per evidenziare che la legge mira a proteggere l’integrità fisico-psichica delle singole persone che fanno parte della famiglia (compresa quella di fatto) più che, come si riteneva un tempo, la famiglia quale istituzione astratta e distinta dai singoli suoi membri.

Scelta ovviamente al passo con la nuova coscienza sociale, che ormai considera la famiglia come luogo di comunione di affetti e crescita individuale.

La seconda differenza, come già accennato, riguarda il novero dei soggetti passivi del reato.

L’originaria formulazione prevedeva, per quanto qui interessa, che il maltrattamento riguardasse “una persona di famiglia o un minore degli anni quattordici”. Ora invece, alle persone di famiglia vengono esplicitamente equiparate le persone comunque conviventi”, mentre i minori degli anni quattordici vengono spostati tra le ipotesi aggravate.

Va però precisato che già da tempo la Cassazione aveva esteso l’applicazione di questo reato a situazioni in cui non vi era, tra i soggetti coinvolti, un legame giuridico vero e proprio, ritenendo sufficiente un rapporto di stabile convivenza o anche, in assenza di convivenza, l’esistenza di un serio legame sentimentale.

La terza modifica attiene, infine, alle pene.

In precedenza, la sanzione per il reato di maltrattamenti (salvo le ipotesi aggravate) andava da uno a cinque anni di reclusione; ora si va da due a sei anni e qualora il reato sia commesso in danno di un minore di anni quattordici la pena sarà aumentata (fino a un terzo).

Nei casi in cui dai maltrattamenti ne derivi una lesione personale grave, gravissima o addirittura la morte della vittima, la pena potrà spaziare dai quattro ai ventiquattro anni di reclusione.

La nuova legge va dunque nella direzione di rafforzare la tutela penale dei componenti della famiglia offrendo, contemporaneamente, analoga protezione alle nuove famiglie “di fatto”, in linea con quanto sta accadendo anche in altri settori dell’ordinamento (si veda la recente equiparazione tra figli legittimi e figli naturali).

Avv. Davide Angeleri e Paola Carrera (Avvocati in Torino)


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