Massaggiare il bambino, gesto d’amore

Una volta una mamma mi ha detto: “Non ero molto convinta di fare il corso di massaggio, perché io sono una un po’ più pratica, invece mi sono dovuta ricredere. Mi è piaciuto proprio, mi è piaciuto perché poi non è niente di trascendentale, innanzitutto, non è niente di super complicato, non so cosa pensavo. Vedo che lui è contento, e poi è bello.”

Mi hanno insegnato che il massaggio infantile* non è una tecnica, ma un modo per comunicare, un gesto di profondo rispetto e di amore. È per questo che qualcuno può dire che non è niente di trascendentale: è un modo per stare insieme, anche senza doversi troppo preoccupare di seguire una determinata sequenza.

Nel massaggio infantile vi è anche una tecnica: è una sequenza studiata, provata, ispirata al massaggio indiano, a quello svedese, alla riflessologia e allo yoga.

Inoltre è una sequenza che è stata modificata proprio grazie alla pratica di genitori e bebé e all’osservazione degli insegnati: laddove si è visto che un particolare gesto poteva essere frainteso e nuocere al bambino, è stato modificato e adattato, per essere più semplice, intuitivo, comprensibile e per proteggere da qualsiasi possibile violenza.

Un gesto di profondo rispetto, dicevo, perché è il massaggio infantile è la prima pratica in cui ho incontrato la richiesta del permesso al neonato.

La volontà del bebé è qualcosa che spesso diamo per scontato: lo pensiamo accondiscendente, a volte persino passivo, oppure oppositivo poiché non accetta ciò che noi gli proponiamo.

Il massaggio infantile è, invece, una pratica di ascolto, poiché i genitori sono guidati nel prestare attenzione ai segnali che i piccoli inviano, per capire se dicono: “Sì” a questo tocco, se invece il loro corpicino richiama l’attenzione: “Mamma ho fame!”, o si protegge: “Non ora”, oppure ancora si sottrae: “Lasciami dormire”.

Leboyer diceva che il massaggio non è una tecnica ma un’arte: in effetti, è un’arte di comunicazione, la capacità (che si sviluppa con il tempo, nessuno nasce già maestro!) di ascolto del proprio corpo e del corpo altrui, dello stato di rilassamento raggiungibile, del tono, della disponibilità, dei messaggi che possono essere scambiati tramite il canale non verbale. Delle energie che scorrono nei e tra i nostri corpi.

Quante cose! Eppure non è niente di trascendentale…

Ripartiamo da capo allora. Quando un genitore (prettamente le mamme, ma ultimamente per fortuna ci sono sempre più papà!) arriva a un incontro del corso di massaggio infantile succede più o meno così: si accomoda per terra, sul tappetino morbido, insieme al suo bimbo o alla sua bimba, scioglie la normale tensione (quella che più o meno tutti sperimentiamo vivendo nel mondo frenetico moderno) parlando un po’ con l’insegnate, che solitamente promuove un piccolo gioco e un rilassamento.

Da quel momento la magia inizia: si chiede il permesso al bebé mentre si oliano le mani con un olio spremuto a freddo; se il piccolo è disponibile, si inizia piano piano a massaggiarlo secondo la sequenza, sempre guidata dall’insegnante, che la mostra utilizzando una bambola.

Per tutto il tempo sarà il genitore a massaggiare la propria bambina o il proprio bambino, proprio perché ciò che c’è di più importante è che essi possano comunicare tra loro, e anche se la tecnica non è perfetta, verrà affinata con il tempo, con la pratica, con l’aiuto di chi conduce il corso.

Da questo momento è tutto un gioco di sguardi, di gridolini, di parole, di movimenti, di gesti e carezze: il ritmo piano piano guida la danza tra genitore e neonato e insieme li conduce a uno stato di maggiore quiete, di benessere fisico ma anche interiore.

Certo, a volte il tutto si interrompe: il bebé non ha voglia di essere massaggiato, o magari ne ha voglia solo per un po’. I piccoli sono la guida e, in qualche modo, i veri protagonisti: sono liberi di esprimere le proprie necessità in qualsiasi momento, sia che abbiano fame, sonno, voglia di giocare o magari solo di essere coccolati tra le braccia di mamma o papà.

Io penso che per un neogenitore (e qui ho in mente soprattutto le mamme) sia una cosa meravigliosa avere un luogo e un tempo in cui tutto della nuova situazione che si trovano ad affrontare possa essere benaccetto.

Persino i pianti strazianti, che a casa a volte risultano veramente insopportabili, qui sono condivisi: i bimbi diventano dei tenori con una potentissima voce e le mamme trovano sollievo sapendo che, talvolta, capita a tutti di avere un cucciolo che grida così tanto!

I genitori imparano che non c’è bisogno di scusarsi: accettiamo quello che viene in questo momento presente, ne prendiamo atto, sentiamo forse persino di poter provare compassione per noi stessi, per quel che sentiamo, e un grande amore si diffonde nell’aria.

Lo so, è un concetto molto yoga quello appena espresso, legato alla mindfulness, alla presenza di noi stessi. I nostri bimbi ci amano sempre, incondizionatamente, e trovo sia meraviglioso conquistare spazi in cui imparare ad amarci un po’ di più ed essere presenti a noi stessi e agli altri, semplicemente come siamo.

Ecco che allora il massaggio diventa un “tocco che nutre”, un nutrimento affettivo per i piccoli e per i grandi, un contatto sicuramente fisico ma anche psicologico, una possibilità di benessere e uno spazio di libertà all’interno della relazione. L’opportunità per essere semplicemente se stessi, la possibilità di amarsi ed essere amati genuinamente per ciò che si è.

Nicoletta Bressan

*In questo articolo con la dicitura “massaggio infantile” intendo prettamente quello promosso e diffuso dall’Associazione Italiana di Massaggio Infantile, poiché è quello che conosco meglio e che quotidianamente insegno. Per informazioni più dettagliate in merito è possibile visitare il sito: www.aimionline.it


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