Scuola a casa: i dubbi delle persone care

La volta scorsa stavamo affrontando il problema delle critiche mosse dagli “altri” alla nostra decisione di fare homeschooling.

Che cosa accade quando dubbi e perplessità vengono espressi da persone vicine a noi?

Se chi attacca la vostra decisione è qualcuno a voi caro, importante nella vostra vita e in quella del vostro bambino, pur avendo chiaro che la decisione ultima spetta solo a voi, aprirsi al confronto è non solo necessario (per il bambino, che ha diritto a un clima familiare disteso e non a sentire scetticismo riguardo quello che fa – e implicitamente quello che è capace di fare e di diventare – ma anche per gli adulti, perché è pur vero che l’home schooling è una scelta impegnativa, quindi disperdere energia in diverbi continui è meno consigliabile che mai) ma fondamentale per coinvolgere tutti in un percorso che sarà tanto più arricchente e formativo quanto più collettivo e globale.

Chiarite a voi stessi e ai vostri interlocutori che, sebbene da punti di vista anche diversissimi riguardo ai mezzi, avete comunanza di scopi: il benessere del bambino, la sua crescita felice.

Se i nonni, gli zii, gli amici che lo amano o chiunque faccia parte della vostra famiglia “allargata” dubita delle vostre competenze di “insegnanti” non offendetevi. E’ opinione comune che il sapere e la trasmissione del sapere sia appannaggio esclusivo della scuola e dei suoi operatori, è un pregiudizio culturale che niente ha a che vedere con voi personalmente.

Il più colto dei genitori incontrerebbe le stesse obiezioni, non sentitevi personalmente sminuiti. Fate invece presente al vostro interlocutore quante cose vi ha insegnato anche “non volendo”, quante potrebbe insegnarne a vostro figlio.

Allargare la cerchia degli adulti coinvolti è un vantaggio per tutti gli interessati: per il bambino in primis, per i genitori che non sentiranno di dover sostenere da soli il peso della propria scelta né di dover festeggiare da soli i preziosi traguardi raggiunti, per “gli altri” che cammin facendo avranno modo di appurare l’infondatezza dei loro timori riguardo l’home schooling, di vedere scolorirsi fino a svanire i vari fantasmi del “non imparerà nulla, crescerà asociale”.

Di contro, avere più punti di vista, di più persone coinvolte nel processo di apprendimento, potrebbe in caso di intoppi essere una preziosa risorsa per prenderne atto con tempestività e aggiustare il tiro (il che non significa rinunciare all’home schooling tout court, ma semplicemente “aggiustarlo” in modo che sia più rispondente alle esigenze di tutti e agli obiettivi che ci si è prefissi), il che è una garanzia ulteriore.

Questo può avere anche un risvolto pratico. Abbiamo già visto come ogni anno i genitori che intendano avvalersi del diritto di provvedere in prima persona all’istruzione dei figli debbano darne comunicazione al dirigente scolastico di riferimento, autocertificando di possedere le necessarie capacità.

Inserire i diversi nomi e le diverse competenze (inerenti al contributo che daranno) dei componenti della vostra “famiglia allargata” che contribuiranno all’istruzione del bambino dà già una prima smentita dell’immagine pregiudizievole di home schooling come situazione di isolamento.

Naturalmente, niente di tutto ciò è obbligatorio né strettamente necessario. Se non sarà possibile coinvolgere gli altri nella vostra scelta… peccato, ma pazienza. Avranno tempo di ricredersi in futuro, se la loro apertura mentale glielo consentirà.

Altrimenti, di nuovo: peccato, ma pazienza. Condivideranno con voi e i vostri figli altri momenti, altre esperienze. Comunque formative, come tutte le esperienze affettivamente rilevanti.

Inutile nascondersi che la scelta di educazione parentale non sortirà commenti solo in chi vi ha a cuore e sente che la vostra vita lo riguarda da vicino.  Accoglierete commenti anche da conoscenti, perfino da sconosciuti.

Non so esattamente perché, ma una delle prime tre domande che spesso si sente rivolgere un bambino anche da chi non lo conosce è “perché non sei a scuola?”. Segue di solito commento sul fatto che non va a scuola mai. Nei casi peggiori il commento è indirizzato direttamente al bambino (“ma ci devi andare!”).

E’ fastidioso, inutile negarlo.

Una reazione comune e comprensibile, è dissimulare. Non avendo alcun desiderio di discutere le proprie scelte di vita con i compagni di fila alla posta è umano troncare il discorso rispondendo “no oggi è rimasto a casa”. Questa è un’ottima strategia di auto-tutela ma può non essere la cosa migliore da ascoltare per il bambino, la cui idea di quello che state facendo si forma anche sentendo cosa ne pensate voi, e come ne parlate agli altri.

Dare risposte che potrebbero fargli credere che l’home schooling sia qualcosa di cui vergognarsi o comunque qualcosa da tenere nascosto potrebbe non essere un atteggiamento remunerativo, alla lunga.

Alle volte, forti del proprio entusiasmo e delle proprie convinzioni, può venire invece spontaneo fare l’opposto: raccontarsi, motivare, diffondersi in spiegazioni. E’ molto bello ed è anche altruistico, sempre, condividere qualcosa di noi con gli altri.

Ed è senz’altro la cosa migliore da fare se si ha di fronte un interlocutore aperto che ascolta con interesse e curiosità. Purtroppo non accade sempre, a volte scambi iniziati dalla più genuina voglia di condivisione e dalla legittima soddisfazione per il proprio percorso hanno un effetto boomerang scoraggiante e demotivante.

Per tutelarsi almeno un po’, alla bisogna, possono essere utili risposte neutre (ognuno sceglierà le proprie) cui ci sia poco da controbattere, sulla falsariga del “no, non va a scuola, preferiamo così”.

Sorridendo, perché è una cosa bella.

Irene Malfatti


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