Bambini a tavola e capricci

I capricci a tavola sono uno dei problemi più diffusi. Fame, stanchezza, malessere fisico o disagio emotivo le cause più comuni.

Sta a noi genitori decodificare i comportamenti dei bambini più piccoli e capire se possano essere un modo per metterci alla prova e verificare i nostri limiti o se la loro origine vada ricercata piuttosto in altre cause.

Certo, i capricci hanno il potere di far uscire letteralmente di senno il più saggio e paziente dei genitori e sono tra le situazioni più stressanti nelle quali i bambini ci possano cacciare, ma minacce e punizioni non solo servono a poco o nulla ma sono addirittura controproducenti nel lungo termine perché minano il nostro rapporto con loro.
Ricordiamoci che dietro un cattivo comportamento c’è sovente il tentativo da parte del bambino di trasmetterci un messaggio circa un suo stato di disagio e malessere, e che essendo noi gli adulti, nostra è la responsabilità di comprendere le ragioni sottese a tali atteggiamenti.
Se la causa è fisica, che si tratti di riposo, stanchezza o fame, il problema, affrontato con calma e autocontrollo, si risolverà rapidamente senza alcuna conseguenza.

Se ad esempio i capricci sono innescati dall’irritabilità derivante dal calo glicemico dovuto a troppe ore di digiuno, può essere utile servire un leggero spuntino al piccolo per evitare che arrivi all’ora di cena eccessivamente affamato e poco disposto a collaborare con noi.

Se si tratta invece di stanchezza, può essere utile mettere da parte i giochi troppo eccitanti per dedicarsi ad un’attività più tranquilla come la lettura, preferibilmente condivisa.

Un altro modo utile per prevenire numerosi capricci, o perlomeno per ridurre le occasioni in cui questi si verifichino, consiste nel creare una routine rassicurante. Ripetere ogni giorno la stessa sequenza di azioni calma i bambini e, rendendoli consapevoli di quanto avverrà, lascia poco spazio alle occasioni di conflitto.

Cerchiamo dunque di fare le cose con calma e tranquillità, iniziamo per tempo e avvisiamo i piccoli di quel che stiamo per fare, di modo che sapendolo, lo possano anticipare ed accettare come naturale e scontato.

Se ad esempio desideriamo consolidare una routine serale che preceda e accompagni il momento della cena, dovremmo cominciare permettendo a nostro figlio di aiutarci o assistere ai preparativi che la precedono: preparare la tavola, portare le posate e il cestino del pane, andarsi a lavare le mani e da ultimo accomodarsi a tavola, sono azioni prevedibili che, unite alle nostre spiegazioni, daranno al bambino un’anticipazione mentale di ciò che sta per accadere o accadrà entro breve.

Se invece il piccolo è impegnato in un gioco particolarmente coinvolgente, dovremmo cominciare ad avvisarlo che la cena è quasi pronta qualche minuto prima, in modo da riconoscergli il tempo necessario per concludere quel che sta facendo e aiutarlo a riporre i giochi.

A nessuno piace essere interrotto improvvisamente e costretto nel bel mezzo di un’attività piacevole a fare altro, neppure a noi adulti.

Se le origini del capriccio o del rifiuto (i “no!” a tavola, tanto temuti da noi mamme) si trovano invece nei sentimenti di rabbia o frustrazione del bambino, si tratta probabilmente del suo tentativo di avere una qualche influenza su di una situazione in cui, al contrario, percepisce di non avere alcun controllo.

Se abbiamo dunque l’impressione che i comportamenti di nostro figlio siano dettati dalla necessità di ricevere attenzione, può darsi si tratti di semplice desiderio del piccolo di essere tenuto in considerazione, ascoltato, o semplicemente coccolato e tenuto in braccio dal genitore, nel quel caso dovremmo metterci a sua totale disposizione.
Facciamo in modo di dargli ciò di cui ha bisogno proprio in quel momento, perché è allora che il piccolo ne avverte la necessità, mettiamo da parte per qualche istante le occupazioni del momento, cerchiamo di rassicurarlo e di trovare durante il giorno, o appena rincasati dal lavoro, qualche istante da consacrargli.

L’effetto sarà quasi istantaneo e miracoloso, e il buonumore non tarderà a tornare.
Non è semplice, soprattutto in un momento della giornata in cui le tensioni e la stanchezza si sono accumulate facendoci perdere parte delle nostre capacità di ascolto, ma dobbiamo ricordare a noi stessi le priorità, e non v’è dubbio che entrare in sintonia con i nostri figli sia più importante di una cena servita con un quarto d’ora di ritardo.

Michela Boscaro


Potrebbero interessarti anche