Il diritto della mamma a dire no ai problemi degli altri

Un diritto “caratterialmente” femminile.

3. Hai il diritto di scegliere se trovare una soluzione ai problemi degli altri.

Quante di noi, donne e mamme, scelgono almeno una volta al giorno di indossare i panni della crocerossina per promuovere il pensiero surrealista del “Se non me ne occupo io, chi può farlo?”

E se alcune di noi si riconoscono in questa nota “Sindrome dell’Io ti Salverò”, facciamo un bel respiro, di quelli che ossigenano corpo e pensieri, e ascoltiamoci.

Provare a identificare i vari virus cognitivi che albergano nella nostra mente è quanto di più funzionale possa esistere, per un viaggio nutriente dentro noi stesse e il nostro modo di percepirci. Sarà che ci hanno insegnato che bisogna soddisfare i bisogni dell’altro, sarà che è “meglio” non deludere le aspettative, sarà che ci piace sentirci utili ed efficaci, resta il fatto che come donne e mamme spesso ci trasformiamo in SuperEfficienti Risolutrici dei Problemi Altrui, dimenticando i nostri bisogni e “violentando” i nostri fisiologici tempi per ascoltarli.

Tutto questo per alimentare in noi delle idee irrazionali (Ellis, 1989) che impoveriscono le nostre risorse energetiche e promuovono questi pensieri: “Devo sempre occuparmi io dei problemi degli altri, se non lo faccio sono un’egoista”. Capite bene che quando un pensiero di questo tipo decide di abitare dentro di noi, le conseguenze che ne derivano sono catastrofiche.

Mi spiego meglio.

Rispondere “sempre” ai bisogni altrui ci fa sperimentare un senso di “eccessiva e irreale” efficacia, rinforzata soprattutto dai feedback di chi beneficia costantemente delle nostre strategiche e immediate soluzioni.

Tutto questo a discapito di un fisiologico ascolto del “VOGLIO”, che lascia il posto alDEVO”, già parte integrante, ahimè, del nostro quotidiano vivere. E il modello salvifico “Stai tranquillo, ci penso io” assume sempre più valore, de-nutrendo i nostri bisogni.

Ma oggi voglio proporvi una riflessione, un virus “buono” che ri-genera: pensiamo ai nostri figli e alle competenze che vogliamo promuovere in loro. Immaginiamo tutte le volte che ci osservano e che, come spugne, assorbono alcuni nostri comportamenti. Prenderci cura dei nostri bisogni, legittimandoli come nutrienti di cui non possiamo fare a meno, equivale a insegnare ai nostri figli a fare altrettanto, rendendoli consapevoli di quanto sia necessario ascoltare la loro parte desiderante.

E allora un sano “No, non me ne occupo” ci protegge, ci cura e fa bene a chi ci sta intorno e ci osserva.

Adesso, quindi, un po’ di silenzio, momento unico e irripetibile per accogliere parole vibranti come queste: “Non conosco una via infallibile per il successo, ma soltanto una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti”(Platone).

Buon ascolto!

Cecilia Gioia

Bibliografia:
A. Ellis, Ragione ed emozione in psicoterapia, Roma, Astrolabio, 1989


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