Il diritto alla salute della mamma e del bambino

Nei miei ricordi di bambina c’è una canzone che recita: “Son tutte belle le mamme del mondo…..”.

Sono tutte belle, sì, ma ancora oggi non tutte uguali. La gravidanza, apoteosi della bellezza e della salute quando è rispettata, può ancora troppe volte, soprattutto in società diverse dalla nostra, diventare drammatica a causa di numeri troppo alti di morti materne e neonatali, di patologie e complicanze in altri contesti evitabili.

Anche se negli ultimi decenni sono stati ottenuti buoni risultati, con una riduzione della mortalità materna del 33% – da 409.053 casi nel 1990 a 273.465 nel 2011 – molto resta da fare per la salute delle madri e dei loro bambini.

La questione è complessa e richiede uno sforzo culturale e politico che conduca ad un cambiamento significativo della condizione della donna nella società, non potendo scindere la salute delle madri dal riconoscimento e dal rispetto dei diritti umani.

Nel mese di gennaio appena trascorso più di 800 esperti in materia si sono riuniti ad Arusha, in Tanzania, per esaminare lo stato dell’opera in vista della chiusura dell’era del Millenium Development Goals (MDGs).

Il termine è fissato per il 2015, periodo in cui, nonostante i progressi compiuti, il destino di molte degli oltre 200 milioni di donne che ogni anno diventano madri rimarrà ancora incerto. E’ urgente quindi non perdere le conquiste del passato e impegnarsi a continuare sul cammino intrapreso.

Da questo consesso è uscito pertanto un “manifesto for maternal health post 2015”, a supporto delle preoccupazioni e dei progetti emersi. Il documento è stato pubblicato dalla rivista Lancet una settimana fa ed i punti fondamentali sono:
– Accelerare il processo di eliminazione delle morti materne prevenibili. Questo obiettivo deve essere inserito in un programma di progressiva realizzazione dei diritti politici, economici e sociali delle donne. La storia insegna che la salute delle madri non può essere sostanzialmente migliorata limitandosi ad essa soltanto.
– Dopo la riduzione della mortalità l’impegno di tutti deve essere rivolto alla prevenzione e al trattamento della morbilità materna, dei parti prematuri e delle morti feto-neonatali, importante sfida a favore della salute, produttività e dignità delle donne.
– Deve essere ridefinito un sistema di continuità di cure che metta maggiormente al centro delle conoscenze la salute della riproduzione, della maternità, dei neonati e dei bambini. E’ necessario includere in esso elementi spesso trascurati come qualità delle cure, integrazione nei programmi per HIV e malaria, malattie non notificate e fattori sociali quali la povertà, le disparità di genere, la violenza, la disponibilità di acqua, servizi sanitari e trasporti, la malnutrizione.
– In particolare devono essere raggiunte le donne che fattori di diverso ordine rendono invisibili. Questo non può avvenire senza porsi prima la difficile ma fondamentale domanda sulla natura della nostra società e sul valore degli individui, in particolare delle donne, all’interno di essa.
– Un’assistenza sanitaria rispettosa delle madri non è un’opzione, ma un imperativo etico.
– Le donne devono essere protagoniste e invitate dalla comunità a modellare il futuro della loro salute sulle proprie esigenze. Troppo spesso le voci delle donne vengono fatte tacere, ignorate o ascoltate solo tardivamente.
– La comunità sanitaria globale deve avviare dei meccanismi finanziari che supportino i Paesi impegnati nel raggiungimento di questi obiettivi.
– Un punto critico è la mancanza di dati attendibili sulla salute materno-infantile nei diversi Paesi. Una straordinaria possibilità per colmare questa lacuna risiede nelle nuove tecnologie e metterle nelle mani delle donne signfica rendere una realtà il loro empowerment.
– Infine deve essere assicurato a tutti l’accesso gratuito a servizi sanitari di alta qualità con operatori di avanguardia in grado di affrontare ogni aspetto della salute delle donne, dalla pianificazione familiare all’aborto sicuro e alle emergenze ostetriche.

La Global Maternal Health Conference si è svolta in un Paese africano e il focus sulla condizione della donna è giustamente su società in qualche misura lontane da noi. Ma oggi viviamo nel villaggio globale e non c’è nulla di ciò che accade ad un altro membro della comunità umana che non possa in qualche misura coinvolgere personalmente ognuno di noi.
E poi siamo in zona 8 marzo.
Mi è sembrato che prendere coscienza della situazione ancora drammatica di tante donne, soprattutto nella maternità, valore non solo personale ma anche fortemente sociale, aderire agli intenti di questo documento e operare al livello accessibile a ciascuno per la costruzione di una vera salute fosse un modo non convenzionale e non ipocrita di celebrare questa giornata.

Dott.ssa Mariangela Porta


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