Famiglia separata e responsabilità verso i figli

Vivere insieme, poco conta se nell’ambito di un matrimonio o di una convivenza, richiede sempre, da parte di ciascun membro della coppia, una grande spirito di disponibilità e sacrificio, sia in termini di solidarietà, reciproca comprensione e pazienza che di condivisione e responsabilità.

Un simile impegno, assoluto e totalizzante, per sua stessa natura, non si estingue con la fine del matrimonio o con il sopraggiungere di una crisi della convivenza, ma sopravvive anche dopo, condizionando i rapporti futuri dei partner.
Nella mia esperienza professionale di avvocato civilista ed, in particolar modo, di familiarista, mi è spesso capitato di avvedermi come, una volta rescissi i vincoli del rapporto di coppia, ciascuno dei due ex partners reputi contrario ad ogni senso di giustizia ritrovarsi ancora gravato da oneri e doveri nei confronti di una persona che si è, ormai, esclusa dal proprio cammino di vita.

Ci si imbatte, così, in uomini e donne che non trovano equo doversi confrontare come genitori di un figlio comune, uomini – per lo più – che contestano il diritto della moglie o della ex compagna a ricevere denaro per il mantenimento dei figli conviventi, donne che, mosse da sentimenti di ripicca e vendetta, vorrebbero, se non decisamente cancellare, quanto meno adombrare la figura paterna agli occhi dei figli.

A fronte della convinzione – fondata o meno, non importa – di aver ricevuto un’offesa, è molto comune, e anche molto facile, cadere preda dei perversi meccanismi psicologici che rispondono al nome di rivendicazione o, ancor più, di vendetta, incuranti dei danni che possono conseguire a questi atteggiamenti viziati e, a volte, letteralmente malati, tanto da sfociare in fenomeni di persecuzione o di alienazione genitoriale che la cronaca giudiziaria ben conosce…
Almeno a parole, però, l’uomo, si evolve e si civilizza e del pari mutano i suoi costumi, cosicché la recente legge n. 219 del 10 dicembre 2012, entrata in vigore il 1 gennaio 2013, sicuramente perfettibile nel contenuto ma apprezzabile negli intenti, nell’unificare lo status della filiazione ha, finalmente, sostituito al termine di “potestà parentale o genitoriale”, di cui i nostri Codici sono zeppi. il termine di “responsabilità genitoriale”, adeguando il nostro diritto alle Convenzioni Internazionali che ormai da anni aborrivano la vecchia terminologia.

In assenza di un reale cambiamento di mentalità da parte dei singoli individui, però, l’evoluzione rimane un mero auspicio e i mutamenti terminologici altro non rappresentano che vuote etichette. Così, non è sufficiente raffinare il linguaggio e modernizzare la terminologia per ottenere un’effettiva evoluzione della qualità del nostro sistema giudiziario.

Per conseguire un reale cambiamento a livello sostanziale e non soltanto formale è necessario, invece, gettare in profondità radici che possano portare a cambiamenti sociali significativi e duraturi.
Purtroppo, nella maggior parte delle cause che vedono la famiglia protagonista, a dispetto o, forse, proprio in ragione dell’evoluzione, sempre più si percepisce come l’aumento dei fallimenti sia imputabile alle scelte superficiali o non ponderate da parte dei suoi protagonisti, in primis la decisione di iniziare un percorso di vita comune e mettere al mondo figli.

Ma approfondiremo l’argomento della responsabilità nei confronti della coppia la prossima volta.

Avv. Paola Carrera


Potrebbero interessarti anche

Libri sull'argomento