Intervista a chi fa scuola a casa, seconda parte

Riprendiamo il discorso interrotto la scorsa settimana, con ancora tante domande alla nostra mamma unschooler Graziella.

Qual è il tuo “orizzonte educativo”? A quale tipo di educazione aspiri? La scelta dell’home schooling è correlata al vostro ideale educativo globale? Da quale (o quali) correnti pedagogiche trai ispirazione nella tua pratica educativa?
E’ tutto molto collegato. Abbiamo iniziato con il rispettare e ascoltare la natura di nostro figlio neonato: alto contatto fisico per rispondere ai suoi bisogni naturali, quindi fascia, allattamento a richiesta e a termine, non lasciare piangere senza consolare e prendere in braccio, coosleeping ecc.

Poi amore incondizionato senza premi né punzioni, accoglienza profonda di nostro figlio in qualsiasi modo lui fosse, qualsiasi emozione o parte di se stesso esprima. Ci siamo quindi scoperti molto attachment parenting e unconditional parenting.

Successivamente, pensando sempre più alla scuola per mio figlio, mi sono addentrata nella pedagogia e nella didattica e ho incontrato non solo la Montessori e la sua lungimirante importanza data alla libertà del bambino, ma anche Neil, l’apprendimento naturale, l‘unschooling e John Holt in How Children Learn, la testimonianza di André Stern , e qualche spunto di Steiner.

Fondamentale per noi è stato anche incontrare Erika Di Martino di Controscuola e di www.educazioneparentale.org, conoscere di persona Luciana e Andrea che fanno unschooling ai loro figli, i contatti con Melissa mamma di sette figli e tutti gli incontri con gli homeschoolers.
Così abbiamo scoperto quello che secondo noi era meglio per nostro figlio a livello didattico: l’unschooling! Perché l’unschooling è l’unico modo di apprendere davvero naturale, davvero rispettoso e che lascia liberi di imparare senza imposizioni.

Desidererei molto che mio figlio da grande sia davvero libero, capace di amare, ma a tal punto indipendente da poterlo essere anche da me che sono sua madre. Ritengo che più si lascia un bambino dipendere come, quando, quanto ne ha bisogno dalla madre, più sarà davvero indipendente da adulto, come bene enunciato in tante teorie sull’attaccamento, così che non debba sempre interiormente tornare alla madre per tentare di soddisfare bisogni inappagati o rivolgersi a degli altri surrogati.

Lungo la strada della pedagogia dell’amore incondizionato, sulla necessità di una profonda libertà interiore, che pur nel rispetto degli altri non deve mai farsi condizionare negativamente da leggi ingiuste o da giudizi e aspettative esterne, ho incontrato pure Gesù Cristo.

Sono stata agnostica tutta la vita e poi con la pratica del Kriya yoga, la lettura di “Autobiografia di uno yogi” e la maternità, ho ritrovato quattro anni fa questa dimensione spirituale prima del credere in Dio, poi anche in Gesù Cristo e sono diventata cattolica praticante.

Però non mi riconosco in molte pedagogie di cui è permeato il mondo cattolico e pure la società tutta, dove spesso il bambino è visto come qualcosa di sbagliato da correggere, di cui bisogna raddrizzare il comportamento e che bisogna educare imponendogli leggi e regole, che lo privano del suo sano istinto all’indipendenza, lo privano della sua capacità di autoregolarsi nel modo più sano.

Credo Cristo un grande precursore profondamente rivoluzionario, anche sull’infanzia e la cui rivoluzione in questo ambito deve ancora essere accolta e compresa appieno dallo stesso mondo cattolico. In un epoca in cui i bambini erano veramente gli ultimi, in cui i bambini potevano anche essere uccisi legalmente dal loro padre, Cristo 2000 anni fa disse ad esempio : “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli? Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità vi dico se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”

I bambini sono quanto di più vicino alla perfezione del divino che si può trovare su questo mondo, un modello da cui trarre ispirazione quindi e da cui imparare, non persone “sbagliate” da correggere. C’è un film in cui ho ritrovato molte delle mie anime, l’anima cattolica, l’anima critica-libertaria, l’attachment parenting, l’unconditional parenting ed è il film ideato e scritto da Nicoletta Micheli, con la regia di Guido Chiesa: “Io sono con te” che parla dell’infanzia di Gesù e della maternità di Maria.

In breve non c’è nessuno che più di Cristo ci vuole liberi e non c’è nessuno che ci ama incondizionatamente più di Cristo e del Dio cattolico. La nostra natura umana, se davvero rispettata nella sua vita prenatale e fin dalle primissime ore di vita, è una natura sana e saggia, direi una natura pienamente illuminata dal divino che è anche in noi.

Purtroppo il non rispettare pienamente la nostra natura non ascoltando e non rispondendo ad esempio al pianto dei neonati e ai loro bisogni, inizia a creare quella profonda frattura tanto visibile nel nostro mondo di natura-istinto-pancia-corpo-vero sé contro cultura-civiltà–testa-razionalità-dover essere,

Spesso la nostra civiltà e cultura inizia a distruggere la natura proprio in noi stessi, non rispettandoci pienamente da neonati o come madri, non rispettando i bambini nella loro crescita e finisce poi per distruggere davvero la natura anche realmente nel mondo. Vedi l’inquinamento e tutti i problemi di ecologia odierni.

Il mio ideale educativo profondo è tanto di tutto questo, a volte è amaro anche considerate come non si riesca a rendere sempre reale il proprio ideale, sia con se stessi, sia nella propria vita e non è nemmeno facile con il proprio figlio. Nessuno è perfetto, io poi certamente sono tutto tranne che perfetta, ma per fortuna Dio mi ama incondizionatamente e non aspetta che io sia perfetta per amarmi.

Tutta questa accoglienza, tutto questo amore incondizionato, vorrei che arrivasse il più possibile a mio figlio, anche grazie a Dio e Gesù. Ovviamente mio figlio non sarà mai obbligato ad andare a messa, a pregare, ne tanto meno a fare catechismo: Dio ci ha lasciati liberi e la nostra libertà è molto importante per Lui, perchè dovrei io togliere questa libertà a mio figlio? Diceva anche Cristo: “Lasciate che i bambini vengano a me” non diceva “ Obbligate i bambini a venire a me”.

E se in futuro vostro figlio chiedesse di andare a scuola?
Se mio figlio chiedesse di andare a scuola, lo manderemo a scuola! Vogliamo che nostro figlio sia libero, anche di fare scelte contrarie alle nostre. Desideriamo che abbia fiducia in se stesso e nelle sue capacità di scegliere e può mantenere sana la fiducia in se stesso solo se noi continuiamo ad aver piena fiducia in lui.

Se lui volesse andare a scuola, preferiremmo però una scuola a tempo antimeridiano e cercheremmo il più possibile una scuola e degli insegnati che possano essere il meglio di quello che possiamo trovare per lui. Sarebbe sempre libero in ogni momento di cambiare idea e non volerci più andare.
Una delle critiche frequentemente rivolte a chi sceglie l’h.s. è che si crea confusione tra ruolo di genitore e ruolo di insegnante, cosa risponderesti?
Siamo una società scolarizzata e troppo abituata a pensare come se si stesse a scuola! Non capisco dove sia il problema, non si tratta certo di insegnare a mio figlio nella stessa classe di cui sono la maestra, ne di accavallare il mio ruolo a quello dell’insegnante di mio figlio.

Perchè diamo per scontato che i genitori e gli insegnanti debbano essere per forza persone diverse?

Si trasmette ai bambini che per imparare bisogna andare per forza fuori dalla famiglia, rivolgersi agli insegnanti, creando un automatismo tra l’acquisizione del nuovo e la separazione indotta e non voluta spontaneamente dal bambino. Non sarà anche per questo che poi molti bambini smettono di avere voglia di imparare? Che viviamo in una società dove si ha paura a volte dei veri cambiamenti?

Ma il punto è che il vero insegnante non insegna nulla, ma cerca solo di mettere in condizione i suoi studenti di poter imparare (lo diceva Einstein” Non insegno mai nulla ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizioni di poter imparare”).

Quindi non sarò nemmeno io ad insegnare a mio figlio, sarà lui ad imparare, grazie al suo entusiasmo di diventare sempre più competente rimasto inalterato. Il mio ruolo consiste solo nel lasciarlo nella condizione di poter imparare liberamente, fargli da guida in questo, senza separare sapere e vita, lasciando in questo modo vitale anche il sapere, senza rendere il sapere qualcosa di morto e alienante dalla realtà.

Detto tutto questo sia l’unschooling che l’homeschooling non escludono affatto che si possa fare ricorso a maestri esterni, se è il bambino stesso vuole apprendere qualcosa di specifico. Se mio figlio, soprattutto fra qualche anno, volesse imparare a suonare l’arpa o il kung fu o specializzarsi nell’astrofisica, nostro compito di genitori sarebbe sicuramente anche quello di aiutarlo a trovare un mentore, che abbia la capacità di assisterlo in questo suo specifico interesse.
Altra critica frequente: alcuni ritengono che l’h.s. rischi di rendere il bambino una “copia” dei genitori: trovi possibile conciliare h.s. e pensiero critico? Pensi che tuo figlio avrà modo di scegliere i propri valori e formarsi le proprie opinioni in libertà, nonostante (anzi, forse, grazie a) l’educazione familiare?
La libertà di nostro figlio è importantissima per noi. Si chiama Francesco che vuol dire “libero” e neppure questo è un caso. Se c’è un possibile modo in cui potremmo condizionarlo molto è proprio sull’importanza della libertà e del pensiero critico.

Sono contro le imposizioni, sono a favore del fare sentire mio figlio il più possibile amato incondizionatamente senza premi o punizioni. Questo proprio per garantirgli nel profondo non solo la formazione di un sé sano, ma pure un’indipendenza vera anche da noi genitori e dalle aspettative dell’esterno.

Invece pur di sentirsi amato e accettato, il bambino sottoposto a premi, punizioni, aspettative o voti come a scuola, rischierebbe di iniziare a “dotarsi” nel senso di Alice Miller. Ricercando quindi l’approvazione dell’adulto, cercherebbe di fare e pensare solo quello che vuole il maestro o il genitore e che ci si aspetta da lui, rinunciando a volte non solo ai suoi pensieri, ma anche al suo vero sé.

Francesco è profondamente libero di pensare come vuole e quello che vuole ed è da sempre anche liberissimo di dire no anche a noi genitori. Ma prima ancora di dirgli cosa penso io, a mio figlio, gli chiedo cosa ne pensa lui e lo invito varie volte a sentire con la sua pancia, col suo cuore e a pensare con la sua testa.

Spesso gli faccio pure presente che ci sono anche persone che non la pensano come me e anche se ha solo cinque anni, non è lo stesso sempre d’accordo con me. Sa molto bene che pure la mamma può sbagliare. Con mio marito non andiamo d’accordo su tante cose, ad esempio sulla religione non la pensiamo allo stesso modo, discutiamo spesso, mio figlio già in famiglia ha esempi di opinioni diverse.

Ultimo classico tra le obiezioni: e la socializzazione?
La scuola istituzionalizzata è un invenzione dell’ultimo secolo e mezzo. Il piccolo dell’uomo è vissuto, cresciuto e ha socializzato per millenni anche e soprattutto senza la scuola. Perchè invece ora siamo spesso così schiavi del pregiudizio che la vera socializzazione si può fare solo a scuola?
Chi non va a scuola può crescere rimanendo all’interno della società, senza venire da essa alienato, senza venire rinchiuso per quasi tutto il giorno in un luogo “fuori” dalla società. Inoltre a scuola spesso possono socializzare solo con coetanei, quindi in un ambiente sociale artificiosamente selezionato dagli adulti e meno vario di quello che frequenta un bambino che non va a scuola.

Chi non va a scuola frequenta persone di tutte le età e bambini di tutte le età, non solo i coetanei.

Personalmente per 2/3 dell’anno usciamo quotidianamente per andare al parco, dove mio figlio può vedere i suoi amici, dalle 16 in poi e per tutti i week-end il parco è sempre pieno di bambini di tutte le etnie , di tutte le età. Durante i 3-4 mesi dell’inverno invece ci vediamo di più con i suoi amici nelle case o in ludoteca.

Ci incontriamo a volte per intere giornate con altri homeschoolers e tra di essi c’è una varietà di persone di provenienza culturale diversa e di età diverse. Per non parlare poi anche dei cuginetti e dei parenti con cui a volte ci troviamo. In ogni caso il bambino rimane immerso nel mondo e ha col mondo uno scambio continuo senza venire isolato da esso.
A scuola la socializzazione o è forzata o non esiste, i bambini passano la maggior parte del tempo seduti ai banchi, gli viene spesso vietato di parlare tra di loro, se non rivolgendosi all’insegnante alzando la mano e questa non si può certo chiamare socializzazione.

Per come è strutturato l’ambiente scolastico, per come gli insegnanti non vengono preparati in Italia a gestire il gruppo classe, addirittura a scuola i bambini potrebbero imparare meccanismi distorti di socializzazione: bullismo, conformismo rispetto al gruppo o al più forte, seguire a tutti i costi mode suggerite dalle pubblicità per sentirsi accettati dal gruppo ecc.

Raccontaci un po’ la vostra “pratica didattica” , nel quotidiano. Avete una giornata tipo?
No, non abbiamo una giornata tipo. I ritmi delle nostre giornate si adeguano alle stagioni, ai bisogni e alle passioni che ci sono giornalmente, al lavoro e agli impegni presi, all’’organizzazione pratica, senza che ogni giorno sia per forza uguale all’altro e con grande libertà.

Mio figlio a volte mi accompagna e mi aiuta, se vuole, nelle incombenze quotidiane che sia pulire la casa o fare la spesa. Anche dalla più banale quotidianità c’è sempre da imparare qualcosa o c’è sempre da ricevere lo stimolo per aver voglia di migliorare le proprie competenze: per esempio fare la spesa per la matematica e la lettura, orientarsi nella città per imparare a leggere guardando cartelli e mappe o anche per la geometria.

A me piace molto anche assecondare mio figlio in iniziative creative, ludiche, didattiche. Cerchiamo insieme le risposte alle sue molte domande. Mi piace inventare giochi e attività manuali da fare con lui, se lui vuole, ma senza alcuna forzatura. Mio figlio mi chiede spesso di giocare con lui, spesso preferisce giochi di drammatizzazione (far parlare omini, giochi di ruolo, travestimenti) o il lego.

Dai suoi giochi a volte scaturiscono occasioni per lui d’imparare, non c’è per noi diversità tra imparare e gioco. Col gioco impara tantissimo e imparare spesso per lui è un gioco. Abbiamo iniziato ad introdurre le lettere quando lui se ne è interessato, ha preferito da subito lo stampato maiuscolo, ora conosce tutti i suoni delle lettere in stampatello. Ogni tanto scrive qualcosa di sua iniziativa e poi mi chiede cosa c’è scritto, oppure vuole essere aiutato a sentire i suoni nelle parole per poterle scrivere.

Navigando nel sito della lego ad esempio sta imparando a leggere i nomi delle sezioni che lo interessano. Da quando ha poco più di due anni si applica in giochi didattici sul computer. Ha imparato a contare bene fino a 16, grazie al lego e fino a ben oltre il 20, per non dire fino a 100, grazie all’album delle figurine e ai materiali Montessori.

Sa fare bene le addizioni sotto il 10, nelle quali si esercita anche giocando a carte e ogni tanto si lancia in operazioni matematiche anche dopo il 10. Si allena ogni giorno per imparare ad esprimersi meglio con i giochi sulla drammatizzazione.

Sempre attraverso la drammatizzazione capita di coinvolgere anche altri argomenti di suo interesse come l’astronomia, la geografia e la storia. E’ molto semplice fare giochi di ruolo fingendo ad esempio di essere al supermercato e intanto imparare a contare!

Andiamo spesso in libreria e lì mio figlio a volte mi chiede di leggergli dei libri oppure vuole delle favole prima di dormire, ma non sempre. A volte andiamo in piscina, a volte Francesco vuole partecipare ad attività motorie o laboratori per bambini . Ma per non dilungarmi troppo, sul nostro blog potete leggere molte delle attività che abbiamo fatto e che facciamo, anche se, per mancanza di tempo, riesco a fare articoli su nemmeno la metà delle attività svolte.

Quali sono gli aspetti negativi dell’h.s., sia per voi genitori che per il vostro bambino?
Un fatto abbastanza negativo sono le critiche e i pregiudizi, non essere compresi, soprattutto da chi ci è vicino, da chi ci è caro o dai parenti per esempio. C’è poi la difficoltà di far comprendere e di spiegare cos’è l’unschooling a chi non ne sa nulla. Mi sono anche chiesta se questa tensione su di noi, dei parenti e delle critiche, potesse nuocere a mio figlio, soprattutto nel caso in cui dovesse essere eccessiva.
Il fatto che io non lavori fuori casa condiziona inevitabilmente la nostra stretta economia domestica, ma preferiamo non poterci permettere l’auto, vivere in una casa piccola, non fare mai vacanze in hotel e mai in alta stagione, non andare mai dal parrucchiere, avere una casa mal-arredata con mobili usati, scambiarci persino i vestiti usati con parenti e amici, ma sentirci liberi di fare unschooling a nostro figlio.
Altro fatto potenzialmente negativo è che a una parte di me piacerebbe avere più tempo per me sola, ci sono tante cose che mi interessano e se mio figlio andasse a scuola potrei avere un po’ più di questo tempo. Ma so che è adesso che mio figlio è piccolo, quindi sono questi gli anni preziosi da godermi con lui ed è bello stare assieme e so che fra non molti anni avrò tantissimo tempo per fare tutto il resto.

Se poi ho proprio bisogno di un momento solo mio, per essere anche una madre migliore, mi posso organizzare lo stesso per prendermelo questo tempo, come già faccio.

Certo io non amo affatto fare le pulizie domestiche e preferirei un lavoro esterno alla famiglia e retribuito, anziché fare la casalinga senza peraltro percepire uno stipendio, ma se anche lavorassi probabilmente le pulizie domestiche mi toccherebbero lo stesso !

Altro fatto negativo è che mio figlio probabilmente dovrà fare l’esame di quinta elementare, mentre invece i bambini che vanno a scuola non fanno più questo esame.

Che consiglio daresti a chi si avvicina all’home schooling ? Molto spesso i genitori non si sentono “all’altezza dell’impresa”, secondo te quali requisiti dovrebbero avere dei genitori per definirsi “adatti” a questo tipo di istruzione?
Il consiglio che darei è di ascoltare davvero il proprio figlio, di mettersi nei suoi occhi, nella sua mente, di osservarlo attentamente per considerare e vedere di cosa ha bisogno, di cosa si sta interessando e cosa sta cercando d’ imparare e come.

Non ostacolarlo con lezioni imposte, non correggere i suoi errori almeno i primi anni perchè non solo si rischia di incrinare la loro fiducia in se stessi, ma gli si toglie in questo modo l’occasione di sviluppare la competenza che i bambini hanno di imparare a correggersi da soli.
Per essere all’altezza di fare homeschooling a livello burocratico è necessario avere almeno la terza media per fare scuola familiare ai propri figli in età di scuola primaria e avere almeno un diploma di maturità per farla con i proprio figli in età di scuola media.

Pur essendo diplomati o laureati è molto facile pensare di non essere all’altezza di fare scuola familiare ai propri figli, neppure a quelli in età di primaria, ci sono passata anch’io. Perchè essendo stati scolarizzati ci sembra impossibile imparare senza le insegnanti di scuola.

Ma se si comprende a fondo cos’è l’unschooling e come i bambini imparano, ci si rende conto che dobbiamo solo permettere ai nostri figli di essere liberi e stargli accanto, giocare con loro, leggergli libri, cercare assieme a loro le risposte alle loro domande, farli partecipare alla nostra vita attivamente, incoraggiare i loro interessi naturali, rispettando la loro istintiva autonomia e voglia di imparare.

Non serve nient’altro e i nostri figli impareranno anche di più che a scuola, anche se non per forza con i tempi prestabiliti dalle tabelle di marcia, perché i bambini non sono tutti uguali e poi i bambini non apprendono con ritmo costante, ma a scatti e la frequenza di questi scatti è direttamente proporzionale all’interesse che provano per la materia di studio.

Consiglio davvero per approfondire di leggere John Holt in How Children Learn.

Tenere un diario di tutte le attività che si fanno può essere molto utile per capire quante cose didattiche mettono in campo i nostri figli, anche senza che ce ne rendiamo conto.

Quindi quello che potrebbe essere molto utile , soprattutto per fare unschooling, è osservare tanto i bambini con la mente aperta, lavorare sulla nostra giusta consapevolezza e atteggiamento, l’appropriata cultura, cercare le informazioni adatte, sapere cos’è davvero l’homescholing e l’unschooling, la capacità di ascolto profondo dei figli e di se stessi, la sensibilità adeguata, avere sempre fiducia nei bambini e nella loro capacità e desiderio di imparare.
E’ bene anche informarsi a fondo sulla burocrazia necessaria, crearsi una rete di contatti per non sentirsi soli: personalmente mi sono iscritta al network www.educazioneparentale.org e questo è risultato molto utile e importante per noi finora.

Vi confesso che quest’intervista, già così densa e ricca… era in origine ancora più densa e ricca! Abbiamo ritenuto fosse più agevole ai fini della lettura riassumerla il più possibile, ma chi volesse leggerne la versione integrale può farlo sul blog di Graziella, o nei prossimi giorni sul mio (www.latteechampagne.it).

Avremo ancora Graziella con noi anche in questo spazio, la prossima volta: parleremo di unschooling e includeremo anche le sue riflessioni in proposito.

Irene Malfatti


Potrebbero interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.