VIDEO – Intervista a chi fa scuola a casa

Come già avevo scritto in occasione della prima intervista fatta per questa rubrica, il miglior modo per spiegare leducazione parentale è lasciarla raccontare a chi la fa.

Il confronto con la pratica quotidiana di altre famiglie è la principale fonte di arricchimento e di ispirazione quando si tratta di trovare la propria pratica di apprendimento quotidiana.

Vi presento allora Graziella De Giorgi, una mamma homeschooler (o meglio, unschooler! Vi spiegherò, anzi… vi spiegherà!) che tiene un blog bellissimo – La casa di Serendippo – anch’esso prezioso come fonte di riflessione e di ispirazione didattica.
Io lo trovo geniale fin dal sottotitolo: La serendipità dell’imparare.

Fatte le dovute presentazioni, mi faccio da parte, e lascio a lei la parola:

Raccontaci un po’ di te e della tua famiglia
Io e mio marito viviamo da sempre a Milano città. Pensando alla nostra storia d’amore posso dire che all’origine, ancora prima che come innamorati, amici, amanti, genitori, sposi ci siamo incontrati nel profondo delle nostre anime, attraverso l’arte.

Dal rapporto con l’arte sgorga molta della nostra capacità di scelte autonome e creative, molto del nostro sapere che non esiste per forza un’unica via uguale per tutti e la capacità di lasciarci andare con fiducia ad incontrare il nuovo e mai sperimentato.

Sempre dal rapporto con l’arte, dalle nostre indoli e dalla nostra ricerca introspettiva, ci deriva anche quella libertà che non abbisogna di fasulle sicurezze date dal seguire strade già pronte o dall’approvazione degli altri. Tutto questo lasciarsi andare al nuovo con fiducia lo abbiamo esperito prima nell’arte e poi anche come genitori di nostro figlio, mettendoci in ascolto della bellissima opportunità che ogni figlio offre di guardare il mondo e noi stessi con occhi nuovi.

Abbiamo un sano lato “bambino” dentro di noi, che ci salva da tanti conformismi automatici, ricordandoci la nostra primigenia natura e abbiamo mantenuto la capacità di non smettere mai d’imparare. Il senso di noi stessi deriva da una conoscenza profonda di quello che siamo, anche se a tratti faticosa, introspettiva e dolorosa.

Ogni figlio poi è uno specchio incredibile di quello che davvero si è. Ascoltando nostro figlio abbiamo scoperto nuove cose sulla nostra natura e su quella umana in genere, mettendo in discussione molti dei paradigmi educativi ereditati dalle rispettive famiglie, semplicemente perchè non avremmo rispettato davvero nostro figlio con essi.

Mio figlio ora ha 5 anni e 4 mesi e abbiamo deciso insieme che non lo manderemo a scuola e faremo homeschooling o meglio continueremo a fare unschooling come già facciamo.

Quali ragioni vi hanno spinto a scegliere l’home schooling?
L’impossibilità reale nella nostra città di una scuola primaria antimeridiana, otto ore a scuola sono veramente troppe, il bambino ha più bisogno della famiglia che della scuola. Non ci sembrava neppure naturale affidare un bambino ancora piccolo ad estranei.

La scuola tradizionale com’è realizzata rischia di rovinare la fisiologia dell’imparare nei bambini: i bambini non sono liberi di imparare secondo i loro tempi e le loro preferenze, vengono imposti programmi uguali per tutti. Sono costretti per gran parte del tempo a stare seduti e a meno che non li autorizzi la maestra, non possono certamente parlare e socializzare tra di loro.

Sono divisi artificialmente per gruppi di età, quindi la socializzazione nelle scuole o non esiste o è forzata, dando luogo a meccanismi degeneranti.

Il tipo di apprendimento insegnato è spesso di un unico tipo, senza rispettare i diversi modi e le diverse intelligenze che i bambini possono avere. Anziché trasmettere un sapere vivo e vitale, in cui i bambini sono lasciati attivi, viene spesso insegnato in un modo che rende il bambino passivo, alienato, anestetizzato, rischiando di spegnere anche lo spontaneo interesse dei bambini come si capisce bene da questo video di Sir Ken Robinson: “Cambiare i paradigmi dell’educazione”

C’è un solo adulto per classi molto numerose. Pensiamo pure che i voti, soprattutto alla primaria, contribuiscano a danneggiare ulteriormente la capacità innata del bambino di imparare e a creare ulteriori meccanismi distorti nella socializzazione.

Il bambino è tenuto chiuso tra quattro mura per gran parte della sua giornata, alienato da se stesso, dalla vera vita e dalla società. Infine perchè abbiamo capito cosa sarebbe stato meglio per nostro figlio: lasciarlo libero di imparare, seguendo i suoi ritmi naturali, le sue passioni, senza programmi e imposizioni.
Che tipo di esperienza scolastica avete avuto tu e tuo marito? Vi ha influenzato nella scelta dell’h.s.?
Mio marito a scuola ha sempre avuto ottimi i voti, ha frequentato due scuole superiori contemporaneamente (una diurna e una serale) diplomandosi col massimo dei voti al liceo artistico e con 28/30 alla scuola di grafica del Castello. Poi si è laureato sempre bene in Architettura.

E’ un fantastico autodidatta in tante cose, sopratutto in quelle a cui tiene di più, come la fotografia e pur andando benissimo a scuola ha sempre odiato la scuola, ma non l’imparare.
All’inizio a me piaceva andare a scuola, mi sentivo più libera a scuola che a casa e ho sempre avuto buoni voti fino alle medie. Ho conseguito la maturità classica con un po’ di difficoltà. In realtà avrei dovuto iscrivermi a tutt’altra scuola, ma non ero stata cresciuta con la possibilità di sentire e capire davvero chi ero e cosa volevo.

Successivamente ho studiato due anni alla facoltà di psicologia con buoni risultati, finchè non ho finalmente incontrato il teatro, anche se purtroppo ero già troppo “vecchia”.
Non so se la mia esperienza con la scuola mi abbia influenzato in questa scelta e se in positivo o in negativo. Piuttosto credo che tutta la mia storia personale può senz’altro aver contribuito al fatto che io voglio che mio figlio possa crescere e imparare libero, senza imposizioni.

Perchè io, nonostante i miei genitori mi amassero, ho fatto davvero troppa fatica a liberarmi dai tanti fardelli derivanti da un’educazione impositiva e autoritaria, che non mi lasciava libera e mi ha creato troppi problemi.
Che cos’è per te la cultura? Quale concetto di cultura intendi trasmettere?
Il mio modo preferito di considerare la cultura in questo ambito è la consapevolezza e conoscenza di se stessi e del mondo in cui si vive, concepita in modo sempre dinamico, sensibile ai cambiamenti, soprattutto senza contrapporre la cultura alla natura, ma ritenendo la cultura parte integrante della nostra natura e legata armoniosamente ad essa.

Intendo non solo trasmettere, ma soprattutto permettere e lasciare a mio figlio di avere una consapevolezza e conoscenza autonoma e profonda di sé, della sua parte più autentica e del mondo in cui viviamo. Per permettergli di poter realizzare pienamente se stesso, le sue passioni, le sue potenzialità vere in questo mondo, nel rispetto della sua autonomia e indipendenza.

Senza intralciare con una cultura rigida e imposta la sua consapevolezza, la sua competenza spontanea, la sua libertà personale, la percezione dei suoi limiti, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Aspirazioni e capacità queste, che tutti i bambini hanno istintivamente, se solo gli adulti irrigiditi nella loro “cultura”, e troppo spesso abituati a contrapporre la loro cultura alla natura, non cercassero costantemente di imporsi e di insegnare loro.

Lo diceva anche Gibran nella poesia i figli: “Potete tentare d’essere come loro, ma non renderli come voi siete” Lasciare i bambini essere quello che sono, di evolversi nel mondo secondo il loro modo speciale e unico, portando così innovazione, evoluzione in tutta la cultura e società.

Ci sono ancora molte domande a cui Graziella ha risposto con grande cortesia…Ma vi rimando alla prossima volta 🙂

Irene Malfatti


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    Sono un’assidua lettrice del blog di Graziella, di cui mi piace il modo dolce, onesto e sincero con cui racconta tutto. Una vera rarità. Per quanto riguarda l’unschooling penso che è una scelta che va fatta in tutta gioia e serenità e che può dare solo ottimi frutti (proprio in virtù del fatto che non è un’imposizione). Aspetto il seguito dell’intervista!

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