Quando le mamme lavoratrici da casa si ammalano

Immaginate un equilibrista, di quelli da circo.
Quelli che devono percorrere 20 metri sulla punta dei piedi sulla fune.
Ecco, in certi momenti la mamma che lavora si sente così.

Da un lato, i figli (e la famiglia, la casa, il proprio compagno), dall’altra il lavoro.  In mezzo un percorso delicato, difficile….

Ma la mamma imprenditrice deve percorrere quel percorso (sulle punte e sulla fune) con anche uno scatolone in equilibrio sulla testa.
Questo perché il contrappasso dell’essere un pò più libere rispetto alle mamme che lavorano in ufficio, è l’assenza di ammortizzatori sociali che ti sostengano.

Questo articolo vorrei pertanto intitolarlo come un film di Lina Vertmuller: “In principio fu il mal di denti, storia tragica di una mamma tra dolore e accudimento”.

La vicenda – seppur banale e personale – che mi ha spinto a scrivere è quella di un molare cattivo, da estrarre con un piccolo intervento e da curare con qualche farmaco.

Nella mia vita precedente avrei, a parità di dolore, potuto concedermi un pò di pausa dal lavoro. Questo perché la realtà produttiva di una grande azienda fa si che nessuno sia davvero indispensabile e che quando un lavoratore è malato ha, per fortuna, idonei strumenti per potersi curare senza dover forzosamente lavorare.

La vita del piccolissimo (microscopico) imprenditore è diversa. E per questo, se si può, si cerca di programmare (se non rimandare a data da destinarsi) gli interventi chirurgici.
E si spera di non ammalarsi , dovendo lavorare in qualunque condizione.

Se la malattia ti arriva come un fulmine a ciel sereno, non resta altro da fare che stringere i denti. Così, la settimana scorsa ho portato la mia NaturalMamma a Bimbi In Fiera e ho piagnucolato allo stand.

E appena tornata a casa mi sono posta la domanda e sono corsa ad approfondire: cosa succederebbe se prendessi la polmonite? O se avessi il privilegio di avere un altro figlio e malauguratamente dovessi mettermi a letto?

Qui di seguito le risposte… che si possono riassumere con questa frase: “Le mamme (imprenditrici o no) non devono mai ammalarsi” 😉

Ecco, un breve sunto dei piccoli diritti dei microscopici imprenditori:

Partiamo dal codice civile:

Art 2082
L’imprenditore è chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

L’imprenditore è tenuto al versamento dei contributi previdenziali da lavoro autonomo derivanti dallo svolgimento dell’attività di impresa (individuale, familiare o società).

Questo versamento non tutela l’imprenditore (quantomeno nel caso di imprenditore del commercio come me) in caso di malattia ma garantisce una indennità in caso di gravidanza.

Questo perché chi appartiene alla mia tipologia di imprenditoria non versa un contributo Inail ma invece versa la contribuzione INPS.

L’indennità di gravidanza copre esclusivamente i 5 mesi di astensione obbligatoria (perciò non la gravidanza anticipata per situazioni “a rischio”)

Maggiori inormazioni sono presenti sul sito dell’INPS .

Luisa Maria Orsi


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  • Angela

    L’indennità di gravidanza è assicurata solo se nei 12 mesi prima dell’astensione (cioè 10 mesi prima che nasca il bimbo) si è raggiunto un determinato reddito (stabilito da dei coefficienti che non mi sono chiari). Io ho lavorato fino al quinto mese di gravidanza, poi per minacce d’aborto ho dovuto trascorrere il resto della gravidanza a letto. La committenza per cui lavoravo, però, ente pubblico, non mi ha pagata per tempo (a dire il vero non mi ha ancora pagata e il bimbo ha quasi due anni), e quindi niente indennità di maternità. Per altro dopo il parto ho avuto complicazioni, sia io che il bimbo, e siamo rimasti un mese in ospedale, poi è passato quasi un anno prima che potessi tornare attiva. Se non fosse per il reddito di mio marito, saremmo morti di fame.