Massaggiare il bambino e il bonding

In fisica, per bonding si intende il processo tramite cui due particelle che si trovano all’interno di un campo energetico si attraggono e aggregano in maniera irreversibile, formando una nuova cellula che è più della semplice somma delle sue parti.
Nelle scienze umane e sociali, con il termine bonding si definisce la connessione reciproca che permette la creazione del rapporto tra il bambino e chi si prende cura di lui.

Il bonding è un processo che si instaura nei momenti immediatamente successivi alla nascita, anche se per molti autori il suo inizio è riscontrabile sin dalla gravidanza, poiché le madri creano un legame con il bimbo sin da quando è nella loro pancia, parlandogli, accarezzandolo, immaginandolo, attribuendogli una propria identità.
Puntualizziamo che parliamo di un processo, non di un evento: ciò significa che è potenzialmente recuperabile e rafforzabile anche in momenti successivi alla nascita. Ciò risulta molto rassicurante per quelle madri a cui diversi fattori hanno impedito il bonding o influito sull’immediato instaurarsi del legame con il neonato o per i genitori adottivi.

Infine, specifichiamo che il bonding è un processo reciproco, fatto di interazioni e risposte differenti e non univoche tra madre e bambino.

Ma perché il bonding è così importante? Dovremmo aver capito, a questo punto, che esso dipende da e influisce sul modo in cui la persona di riferimento si prende cura del bambino e su come quest’ultimo risponde e chiede amore e cura al genitore.

Dovremmo anche aver capito, dal punto di vista emozionale, sentimentale e relazionale, l’importanza di tale legame per un rapporto affettivo felice e che nutra tanto il bambino quanto i genitori, in una situazione di continuo scambio tra chi dona e chi riceve.

Ma non solo. Questo legame, questa prima relazione fungerà, per il bambino, da matrice per la costruzione di tutte le relazioni nella sua vita, sarà il modello di riferimento per i rapporti che andrà a costruire in futuro, durante la crescita e nella maturità.

Alla nascita, il bonding è rinforzato dal contatto precoce e immediato tra mamma e bambino (intendendo in particolare quello pelle a pelle) immediatamente dopo l’espulsione (evitando la separazione o rimandandola se non strettamente necessaria) e dalla continuità di questa vicinanza (per esempio la pratica ospedaliera del rooming-in permette a madre e figlio di restare insieme durante la degenza).

Invece tale processo è ostacolato quando madre e figlio vengono separati subito dopo la nascita (per esempio per problemi di tipo medico infantili o materni), quando il neonato è fortemente pretermine ed è necessaria la sua ospedalizzazione e la permanenza in incubatrice oppure è un bambino con bisogni speciali (per esempio la sordità o la cecità, oppure patologie genetiche che compromettono lo sviluppo o la percezione sensoriale infantile).

Diversamente accade con i bambini che vengono adottati: essi possono aver stabilito un legame con altre persone e i genitori si trovano ad affrontare una situazione più complessa per creare la relazione. Più in generale, il bonding è ostacolato da tutti quei fattori e quelle situazioni di diversa natura che non permettono un contatto (fisico, visivo, uditivo, relazionale…) e una vicinanza tra genitori e figli.

È però importante notare che, anche in tutti questi casi, il bonding non è precluso: può instaurarsi successivamente, oppure richiede maggiore pazienza e impegno, ma può essere comunque sostenuto e facilitato dai genitori e dagli operatori che li accompagnano.

Durante la vita con i propri piccoli, ci sono diversi elementi che facilitano la formazione e il rafforzamento di questo legame (e ovviamente l’assenza di tali fattori lo inibiscono): il massaggio infantile* supporta e agevola la presenza di questi elementi all’interno della comunicazione tra genitori e figli. Vediamo insieme quali sono.

Il tatto e il contatto fisico: base del massaggio, stimolano il rilascio degli ormoni, aiutano a rilassarsi e a instaurare una comunicazione diretta e immediata.

Il contatto visivo: già dalla nascita il bambino può vedere chiaramente entro un raggio di circa 30cm, cosa che gli permette di guardare la madre mentre viene allattato o, comunque, mentre è tra le sue braccia, fornendogli stimoli fisici ed emotivi. I genitori sono guidati a mantenere costantemente questo contatto durante il massaggio; inoltre la comunicazione mediata dal canale visivo fornisce molti feedback ai genitori, aiutandoli a capire meglio il loro bambino e le sue reazioni.
L’olfatto: capacità primitiva del cervello che permette di distinguerci e riconoscerci (per esempio il bambino distingue l’odore della sua mamma da quello di un’altra donna), è stimolato dalla vicinanza e dal contatto e può essere una grande fonte di rassicurazione per il piccolo. Durante il massaggio genitori e bambini sono a stretto contatto, agevolando questo processo continuo di riconoscimento e rassicurazione; una nota curiosa: molte mamme affermano che i loro piccoli, dopo i primi incontri, “riconoscono” l’odore dell’olio di mandorle dolci usato al corso!

L’udito e il linguaggio: già nell’utero il bimbo sente la voce e il battito del cuore della mamma, suoni che può ritrovare dopo la nascita quando lei lo tiene vicino a sé e gli parla o canta, rassicurandolo; lo stesso bambino risponde con mormorii e gorgoglii che confermano i genitori nella loro competenza. Il massaggio inizia con la richiesta verbale del permesso ai propri piccoli e prosegue con sollecitazioni, domande, stimoli e risposte verbali tra grandi e piccini.

Il pianto: a volte reputato incomprensibile dai genitori, è il mezzo di comunicazione ed espressione dei bambini; il modo in cui i genitori vi rispondono influisce sul bonding, è perciò importante che essi ascoltino e rispettino il pianto del bambino, accogliendolo e capendo la differenza tra i diversi tipi di pianto. Durante gli incontri di massaggio i genitori sono supportati nell’ascoltare il pianto dei propri piccoli, senza sentirsi in obbligo di scusarsi, e nel mantenersi più accoglienti possibili, conservando la serenità.

Il sorriso: veicola l’affetto ed è collegato al rilascio di ormoni; spesso deriva da un comportamento imitativo, perciò i bambini ricambiano il sorriso dei genitori e, in generale, anche tra gli adulti, crea un clima più caldo, disteso e allegro, con la trasmissione di un senso di appagamento. Beh, bisogna partecipare a un incontro di massaggio infantile per capire quanti sorrisi si scambiano genitori e bimbi!

L’allattamento: processo che va a favore della creazione e del rafforzamento del legame attraverso il contatto, la produzione di ormoni e il nutrimento (non solo strettamente alimentare, ma anche affettivo), l’allattamento è riconosciuto come bisogno primario che viene ascoltato e agevolato durante gli incontri di massaggio, anche a costo di interrompere la sequenza dei gesti.

L’imitazione, la sincronizzazione e la bioritmicità: lo stabilizzarsi dei ritmi biologici del bambino avviene dapprima nell’utero materno e, successivamente, dopo la nascita, proprio tramite il contatto, la ritmicità, l’imitazione e le abitudini che madre e figlio vanno consolidando. Il massaggio infantile agevola e influisce sulla bioritmicità dei piccoli e dei genitori, anche instaurando routine positive di calma e relax nel quotidiano.

Come insegnante di massaggio posso dirvi che la comprensione del processo del bonding e di tutti i fattori che lo agevolano è importante nell’insegnamento del massaggio proprio perché è possibile influire sul rapporto di attaccamento, sostenendolo e favorendolo.

Sicuramente il supporto dell’insegnante va nella direzione dell’empowerment, poiché è importante che si basi sulle competenze delle persone con cui si viene a contatto e sulla forza e i punti positivi della relazione esistente. Non è possibile forzare e decidere di modificare tale relazione, l’insegnate può però ascoltare e aiutare i genitori nella comprensione dei segnali del bambino, sostenere e supportare le intenzioni e le capacità, la voglia di re-instaurare o riparare un legame che forse ha avuto difficoltà in precedenza e che  può essere presente, aperto e positivo.

Chi insegna il massaggio favorisce tutti gli elementi del bonding sopracitati e può, se adeguatamente formato, accompagnare i genitori dei bambini con bisogni particolari, nati pretermine o disabili, e insegnare loro come adattare il massaggio a seconda dei bisogni e degli stadi di crescita dei figli, favorendo la costruzione e lo sviluppo del legame di attaccamento.

Può aiutare a superare le esperienze negative rendendo possibile la resilienza, cioè quella capacità tipica dell’essere umano di uscire rafforzato dalle esperienze negative o semplicemente difficili, con maggiori strumenti, capacità, potenzialità, recuperando anche stima, fiducia e sicurezza. Infine può, credendo nel proprio ruolo di insegnante, essere facilitatore di legami favorendo il contatto e la comunicazione tra gli esseri umani.
Io adoro essere un insegnate di massaggio; ma voi, cosa ne dite, avete voglia di comunicare?

Nicoletta Bressan

*In questo articolo con la dicitura “massaggio infantile” intendo prettamente quello promosso e diffuso dall’Associazione Italiana di Massaggio Infantile, poiché è quello che conosco meglio e che quotidianamente insegno. Per informazioni più dettagliate in merito è possibile visitare il sito: www.aimionline.it


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