Camminare con i bambini in compagnia

Sembra che la primavera sia definitivamente arrivata. E’ stato un lungo inverno, in cui il desiderio di stare all’aperto e di fare delle belle escursioni a piedi non è stato soddisfatto com’era nelle mie intenzioni. Nonostante questo è stata una stagione ricca di scoperte e riflessioni riguardo al portare i bambini e al camminare insieme a loro.


La consapevolezza che ogni piccola o grande uscita può insegnarci qualcosa di NOI famiglia: a cambiare il passo e le esigenze, a saper rinunciare ma anche a sapersi far seguire come genitori-guide.
E’ stato difficile anche stare in casa, con il sole fuori e un virus in corpo, o per il cattivo tempo o per qualche impegno, e ritrovarsi poi dopo pochi mesi con le gambe molli molli.
Ma intanto raccogliere le idee e fare pulizia di quei luoghi comuni che vogliono i bambini pigri, fuori misura per essere portati, troppo lenti per seguirci, gli zaini familiari troppo pesanti se pieni di tutto l'”indispensabile”, il clima mai abbastanza favorevole, la compagnia giusta necessaria per “tirare” i bambini e gli imprevisti troppo insormontabili per azzardare qualche passo in più.

Queste le difficoltà incontrate dentro i pensieri dei genitori con cui ho affrontato il tema del camminare con i piccoli, temi che spesso ho vissuto anche sulla nostra pelle e che vorrei mettere un po’ più a nudo a partire da uno che mi sta particolarmente a cuore: la compagnia.
Sembra che il condividere una passeggiata con altre famiglie dotate di figli sia la soluzione più gettonata per fare in modo che il cammino non diventi uno spingere e tirare (modello bastone e carota!) quando la noia (!!!) prende il sopravvento.
E’ vero che una gita in buona compagnia è divertente, ma questo significa davvero anche prendere in considerazione le esigenze di più persone che spesso per diversità di ritmi e aspettative e bisogni non coincidono, rischiando che alcuni membri del gruppo, piccoli o grandi che siano, soffrano fatica o al contario lentezza (..e non parlo solo di velocità del passo!) in misura maggiore di quanto dovrebbero fare se l’attenzione reciproca fosse solo tra i membri di una famiglia che si muove cercando armonia.
D’accordo, questo insegna a socializzare, ad adattarsi agli altri, ad esprimersi e veder riconosciute le proprie esigenze, ma allora l’uscita in gruppo ha l’obiettivo di stare insieme, di conoscersi meglio, di godere dello stesso panorama e della fatica condivisa, non tanto di “tirare” di più i bambini. Questo per non rischiare di restare delusi quando ci si ritrova lungo il percorso sparpagliati, affamati, stanchi o con un buono slancio in momenti diversi.
Insomma sembra facile partire insieme, non lo è altrettanto arrivare continuando a scegliere di stare insieme!

In cos’altro può essere utile dunque una buona compagnia oltre che a se stessa?

Sicuramente a darsi un appuntamento, che è sostanzialmente un modo pratico per rompere la pigrizia e uscire di casa, per non lasciarsi intimorire dalle condizioni meteorologiche (mal che vada ci si rifugia da qualche parte e ci si è comunque incontrati…), per sentirsi più tranquilli se si temono imprevisti e piccoli incidenti (ma anche solo per quella cosa che abbiamo dimenticato di mettere nello zaino e provvidenzialmente l’amico tira fuori dal suo!), infine per giudare o invece lasciarsi portare verso posti nuovi… Certamente, in sintesi, si può dire che la compagnia serva a “tirarci”… ma noi adulti, non certo i bambini!!

Silvia Cavalli


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