Educazione dei bambini, l’unschooling

Avete già conosciuto Graziella De Giorgi nelle scorse settimane. Larga parte della nostra chiacchierata si è incentrata sull’unschooling. Ho trovato opportuno dedicare all’argomento uno spazio specifico, estrapolandolo dal corpus dell’intervista, già così “corposa”.
Perché se è vero che l’home schooling è un fenomeno emergente ma “di nicchia”, l’unschooling è, diciamo, “la frangia estrema dell’educazione parentale”, e come tale guardata alle volte con sospetto perfino da molti genitori home schoolers.
Nell’unschooling anche gli ultimi legami con l’istruzione tradizionale vengono recisi, vengono spazzati via i concetti di lezione, programmi, esercizi.
Tutto diventa vita, ed è la vita a insegnare tutto. All’insegna della massima libertà e dell’educazione più autodeterminata e individualizzata possibile.
Puoi parlarci dell’unschooling?
Il padre dell’unschooling è considerato John Holt, ma ci sono anche altri esponenti di questa pedagogia e ci sono anche già personaggi famosi cresciuti facendo unschooling, Andrè Stern, Astra Taylor, Sunny Taylor, Allison and Catherine Pierce, Peter Kowalke, Jedediah Purdy.
Un punto centrale dell’unschooling è che i bambini sono studenti naturali, hanno una curiosità e una spontanea voglia d’imparare, se non vengono rovinati dalle imposizioni scolastiche.
Un bambino ad esempio, prima di andare a scuola, impara a fare da solo, e con la vicinanza dei suoi genitori, tante cose molto più difficili come il camminare e il parlare. Imparare a parlare è un processo molto più complicato che riuscire a leggere e scrivere, ne abbiamo una qualche idea quando proviamo a studiare una lingua straniera, eppure i bambini imparano a parlare da soli e senza la scuola, con solo l’ amorevole guida dei genitori.
Perché quando vanno a scuola perdono questa capacità istintiva?
Perché nelle scuole tradizionali l’apprendimento è imposto, il bambino non è rispettato nella sua libertà e ci sono programmi uguali per tutti e invece sappiamo bene, da molti studi, che ogni bambino è diverso e pronto per imparare determinate cose a età diverse. Così come i bambini imparano a camminare in un range normale di 8-18 mesi e cominciano a parlare in una gamma ancora più alta (Einstein ha detto la prima parola a 3 anni e ha iniziato a parlare a 4 anni) allo stesso modo, ad esempio, sono in grado di leggere a età diverse, chi prima e chi dopo.

Con programmi imposti e uguali per tutti molti bambini non potranno fare a meno di annoiarsi, col rischio di perdere interesse, perché erano ben pronti per sapere prima quella cosa e altri peggio ancora rischieranno di fallire, perché non sono ancora pronti per assorbire la nuova conoscenza.

Facendo unschooling ogni bambino verrà rispettato nei suoi tempi, non perderà la fiducia in se stesso, non si annoierà e pure la sua motivazione e il suo interesse rimarranno integri.
Ogni bambino inoltre ha un suo stile diverso di apprendimento, un diverso tipo di intelligenza e spesso nelle scuole non viene neppure considerata questa diversità e tutti i bambini devono apprendere secondo la stessa modalità.
Secondo John Holt poi a scuola i bambini si sentono in ansia costante per via dei voti, delle interrogazioni e verifiche, la loro paura di fallire, la punizione, riduce notevolmente la loro capacità sia di apprendere, che di percepire e ricordare, e tutto questo li spinge lontano dal vero materiale da studiare e perdono molte energie nello trovare strategie atte a convincere gli insegnanti che sanno.
Poi a scuola i bambini sono costretti a stare seduti e a stare zitti per troppo tempo. Così i bambini a scuola imparano sempre di più ad essere passivi, impareranno che loro non sono in grado di imparare senza l’autorità esterna. Il tipo di studio che si fa nelle scuole è molto passivo e dopo due solo settimane si ricorderà solo 10-20% di quanto studiato. Se si guarda il cono dell’apprendimento di Edgar Dale lo possiamo comprendere ancora meglio.

cono-di-dale

La prossima volta entreremo nel vivo dell’unschooling. Continuate a seguirmi!


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  • Graziana (La stanzetta inglese)

    è certo che ti seguiamo, anche perché anche io mi sto convincendo della bellezza dell’unschooling e del fatto che è comunque più vicino alla nostra natura di famiglia un po’ ribelle 🙂

  • Elisa

    Mi piace tanto, credo sia tutto molto vero,lo noto con mio figlio di 3 anni,a casa fa domande,impara spesso e facilmente,a scuola forse per timidezza o per paura di essere rimproverato fa ciò che gli viene chiesto , ma non è quello il suo essere reale,in questi mesi di scuola dell’infanzia è veramente poco quello che ha imparato…

  • michela

    seguiremo con interesse e ammirazione nei confronti di chi riuscirà a mettere in pratica… lavorando per me sembra impossibile. Siamo felicissimi dell’asilo che frequenta Gio e per ora ci pare stia facendo progressi. Comunque è stato importante sceglierlo tra i 4 disponibili, e mi chiedo come mai i genitori spesso non si pongano il problema di chi e cosa troveranno i bimbi, ma solo della distanza da casa…

  • Francesca

    Che bello questo articolo, per chi come me si sta avvicindo all’unschooling dà forza e sostegno perchè a volte un pò di ansia c’è…ma mi sono resa conto che dando fiducia ai nostri figli i risultati si vedono…anche senza verifiche!

  • maria adelaide

    mi trovo sempre più incuriosita dal metodo parentale e ora l’unschooling, mi domando che tipo di genitore bisogna essere per realizzare questo sogno, dovrei permettermi di non lavorare per esempio, come si relazionerebbe con gli altri se è solo? magari essere anche un pozzo di idee e fantasia…… mi sembra ancora un po utopica, per me, questa bella (perchè mi piace) idea

  • claudia

    Comprendo Maria Adelaide e credo che sia vero che un genitore debba imparare ad esserlo, perchè quando nasce un bambino nasce anche una mamma e un papà e si deve imparare ad esserlo soprattutto adesso che i vecchi paradigmi educativi coercitivi non funzionano più. in questa formazione di genitori si può inserire anche l’ “istruzione”non è impossibile anzi auspicabile anche se i bambini vanno a scuola perchè la loro educazione non si esaurisce in aula. il genitore è sempre un educatore! da pedagogista ed insegnate montessoriana non posso che dirvi che sono disposta a mettere in comune tutte le mie conoscenze in merito all’educazione non autoritaria, ne sarei felice!

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