Sono in grado di fare scuola a casa a mio figlio?

Eccoci di nuovo a parlare di remore riguardo l’home schooling. Il nostro “vorrei ma non posso” di questa settimana riguarda la (presunta) inadeguatezza ad insegnare ai nostri figli.

Probabilmente quest’inadeguatezza affonda le sue radici nel nostro stesso vissuto scolastico.

Se la nostra istruzione è il prodotto di un sistema scolastico che stabiliva chi era adeguato e chi no, attraverso i voti e i titoli scolastici, non stupisce che possiamo portarci dietro, almeno riguardo l’istruzione, un senso di inefficacia e insufficienza.
Come pure possiamo sentirci inadatti all’home schooling perché concepiamo lo studio come qualcosa di estremamente noioso. In realtà questa convinzione andrebbe indagata e “precisata”: probabilmente scopriremo che non è lo studio in sé quello che ci ha annoiato, ma il contesto di studio in cui siamo stati calati, i contenuti imposti, il ritmo di apprendimento stabilito da altri, vivere l’imparare come prestazione soggetta a valutazione, e non come avventura di cui essere protagonisti.
Una cattiva riuscita scolastica può essere il migliore dei punti di partenza. Chi meglio di voi ha presente i limiti e i danni di una scolarizzazione tradizionale? Chi meglio di voi può evitare di riproporne i limiti con i propri figli? Chi meglio di voi avrà la necessaria sensibilità alla noia, e saprà prontamente riconoscere che se studiare qualcosa in un certo modo annoia allora non fa per voi, ed è ora di cercare un’altra strada?
Avrete la capacità di proporre i contenuti con flessibilità, il coraggio di modificare un piano di studi che non vi appassiona, la possibilità di venire incontro alle specifiche esigenze dei vostri bambini…. E potrete farlo proprio perché sapete bene come vi siete sentiti quando non è stato fatto con voi. Potrete insegnare come avreste voluto che vi fosse insegnato.
Già, ma a questo punto solitamente le prime parole che ci salgono alle labbra sono solitamente “io non sono un insegnante!”.

E’ vero, pochi genitori home schoolers sono insegnanti. Ma è anche vero che pochi genitori sono esperti di linguistica, eppure tutti insegnano a parlare ai loro figli. Pochi genitori sono esperte di psicomotricità, eppure i nostri bambini camminano. Pochi genitori sono psicologi specializzati in età evolutiva, eppure ogni genitore si cura del benessere interiore del proprio bambino.
Viviamo in una società estremamente orientata alla delega al professionista. Molto spesso questa delega non sarebbe in alcun modo necessaria. Succede anzi che il professionista interferisca con processi puramente fisiologici, alterandoli… lo avrete sicuramente già appurato nei primi anni di vita dei vostri figli a proposito di questioni come allattamento, fisiologia del sonno….
Questo vale anche per l’apprendimento.

Sia chiaro: nessuno vuole sminuire la professionalità degli insegnanti, il valore del loro ruolo e della loro preparazione. Ma il punto è che niente dimostra che sia necessario un insegnante per imparare. O che solo un insegnante possa assumere il ruolo di “facilitatore” dell’apprendimento.
Ricordiamoci sempre che scopo dell’istruzione parentale non è tanto veicolare determinati contenuti, quanto lasciare la possibilità al bambino di apprendere secondo le sue modalità di apprendimento naturali. Quello di cui ha bisogno non è un adulto “insegnante” che gli consegni “le cose da sapere”. Ha bisogno di qualcuno che lo affianchi nella sua voglia di scoprire e lo aiuti a trovare gli strumenti per approfondire via via le sue scoperte. Non c’è un corso di studi che preponga a fare questo.
Arrivando però al sodo: è possibile (è anzi quasi certo) non sapere tutto. E’ assolutamente possibile perfino, pur avendo un regolare corso di studi alle spalle, non sapere quasi niente riguardo una certa disciplina (piccola digressione: chiediamoci perché. Perché siamo andati a scuola, abbiamo avuto un insegnante preposto ad insegnarci una materia, e non ne sappiamo niente? In quali altre condizioni avremmo potuto cimentarci meglio con una materia dalla cui conoscenza il contesto scolastico ci ha –per i più diversi motivi – nei fatti allontanato?
Cosa fare, se non sappiamo niente di un qualcosa che nostro figlio ha diritto di apprendere?
Per prima cosa, impariamolo: partiamo ad armi pari insieme ai nostri bambini. Nessuno di noi sa questa cosa, ci interessa e ci serve sapere questa cosa, scopriamola. Questo addirittura ci mette nella miglior condizione per tutelare il processo di apprendimento da tutti quei meccanismi di ingerenza tipicamente adulti che inibiscono il desiderio e il “coraggio” di apprendere nei bambini.

Una situazione in cui il bambino sa che l’adulto possiede già la risposta a tutte le domande poste, anche se non la fornisce, anche se si astiene dall’indirizzare, dal correggere o dall’inibire volontariamente, non è l’ideale per un bambino, che saprà benissimo di essere “la parte svantaggiata”. Di contro, sperimentare in qualche campo l’inesperienza dell’adulto, avere la possibilità di vedere come la fronteggia, vederlo scegliere tra le varie metodologie didattiche quella più adatta a sé, osservare in quale modo quest’adulto principiante cerca risorse per superare la propria iniziale ignoranza, sono possibilità estremamente formative per un bambino. Gli daranno un esempio vivente di educazione permanente.

Come anche, ai fini del consolidarsi del suo senso di auto-efficacia, sarà preziosa la possibilità di essere lui stesso a spiegarci qualcosa che stiamo scoprendo insieme ma che lui potrà capire prima di noi.

Oltre a metterci personalmente in gioco, non scordiamoci che possiamo sempre chiedere aiuto ad altri: decidere di non delegare tutta l’istruzione dei propri figli all’istituzione scolastica non significa “fare tutto da soli”. Gli altri sono una risorsa. Uno dei pregi più importanti dell’home schooling è la possibilità di ricorrere a “molti più altri” di quanto non accada a scuola e di poter scegliere “a quali altri” rivolgersi.

Altri che possono essere… tutti: amici, parenti, altri genitori che fanno scuola parentale, a cui chiedere direttamente consiglio o da cui trarre indirettamente spunto leggendo le loro esperienze. Insegnanti privati, se lo riteniamo opportuno. Anche il vecchio caro zio Google è un valido alleato.
La tecnologia può aiutarci molto, sia in termini di singole ricerche sia come inesauribile contenitore di “offerte formative”. Le possibilità di e-learning sono sconfinate… e moltissime sono anche gratuite.
L’e-learning viene tradizionalmente visto come surrogato dell’insegnamento faccia a faccia, di cui accontentarsi quando vi è impossibilità di compresenza spazio-temporale tra insegnante e alunno. Questa convinzione va ripensata: le nuove piattaforme per e-learning che utilizzano interfacce multimodali (con video e avatar espressivi e modalità espositive che non passino soltanto attraverso lettura e scrittura ma che attivino diversi canali sensoriali, già naturalmente recettivi in ogni bambino) mettendo “a disposizione stimoli in più di una modalità sembrano facilitare l’elaborazione e il recupero” (si veda l’interessante articolo di Gloria Galloni).

Come evidenzia Gloria Galloni: “è importante considerare il fatto che nella quotidianità raramente ci troviamo di fronte ad oggetti le cui caratteristiche siano percepibili tramite una sola modalità sensoriale: per la maggior parte del tempo, siamo circondati da informazioni che ci giungono in più modalità percettive, le quali non si sommano banalmente assieme ma interagiscono fortemente tra di loro durante l’elaborazione del fenomeno percepito. Dunque, il pensare di doverle studiare nella loro interazione non è che la logica conseguenza del fatto che, se la percezione è un flusso continuo di informazioni in varie modalità sensoriali, i meccanismi cognitivi nel corso dell’evoluzione devono essersi adattati ad una percezione che è, per sua natura, multisensoriale. Senza alcun dubbio assumere una prospettiva di questo tipo permette di studiare i processi cognitivi in maniera più ecologica”.
Tutto ciò è profondamente coerente con l’home schooling, non vi pare? Proprio perché uno dei vantaggi dell’home schooling è non separare apprendimento e dimensione esistenziale-esperienziale. Il ricorso a sussidi informatici si inquadrerà quindi in un contesto di apprendimento “multimodale” a tutto tondo… in cui non siamo solo noi (e anzi non siamo tanto noi) ad insegnare “tutto”, e quindi a dover sapere “tutto” , ma è la vita stessa nei suoi vari aspetti, attraverso i vari strumenti che della nostra vita fanno parte, che a noi basterà saper cogliere, o al più cercare.

Irene Malfatti


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  • Arianna

    Questa rubrica affronta un tema che mi è molto caro a cui presto attenzione da anni. Ho una bimba di quasi 3 anni e vorrei poter fare homeschooling ma ho mio malgrado un attività lavorativa che mi impegna molte ore che purtroppo non posso per ragioni economiche neanche ridurre. Dott.ssa Malfatti trovo le sue rubriche estremamente interessanti tanto che vorrei permettermi di chiederle di parlare nuovamente visto che in alcuni pezzi marginalmente l’ha fatto della problematica dei genitori obbligati entrambi a lavorare anche a tempo pieno realtà credo oggi sempre più diffusa! È possibile secondo lei un apertura verso l utilizzo di una metodologia mista che preveda l’utilizzo dei sistema scolastico contrapposto ad un homeschooling nel tempo che il genitore ha la possibilità di dedicare al figlio a casa in modo da colmare le la lacune lasciate dal sistema scolastico o fornire una chiave di lettura diversa su qualsiasi tematica. Sono veramente ansiosa di leggera sull’argomento che penso interesserà a molti che come me non possono pensare ad un homeschooling puro in quanto il tempo non lo permette ma che pensano che sia veramente importante sopratutto il tema dell’allontanamento da alcune discipline anziché un avvicinamento che il sistema scolastico alle volte può creare. Grazie fin d’ora.

  • Arianna

    Questa rubrica affronta un tema che mi è molto caro a cui presto attenzione da anni. Ho una bimba di quasi 3 anni e vorrei poter fare homeschooling ma ho mio, malgrado un attività lavorativa che mi impegna molte ore che purtroppo non posso per ragioni economiche neanche ridurre. Dott.ssa Malfatti trovo le sue rubriche estremamente interessanti tanto che vorrei permettermi di chiederle di parlare nuovamente visto che in alcuni pezzi marginalmente l’ha fatto della problematica dei genitori obbligati entrambi a lavorare anche a tempo pieno realtà credo oggi sempre più diffusa! È possibile secondo lei un apertura verso l utilizzo di una metodologia mista che preveda l’utilizzo dei sistema scolastico contrapposto ad un homeschooling nel tempo che il genitore ha la possibilità di dedicare al figlio a casa in modo da colmare le la lacune lasciate dal sistema scolastico o fornire una chiave di lettura diversa su qualsiasi tematica. Sono veramente ansiosa di leggera sull’argomento che penso interesserà a molti che come me non possono pensare ad un homeschooling puro in quanto il tempo non lo permette ma che pensano che sia veramente importante sopratutto il tema dell’allontanamento da alcune discipline anziché un avvicinamento che il sistema scolastico alle volte può creare. Grazie fin d’ora.

  • Irene Malfatti

    Arianna mi scusi, avrei voluto darle risposta da tempo ma come vede ho problemi con il login.
    Affronterò sicuramente più diffusamente la tematica dell’home schooling “part time”, più che mai sentita adesso che, essendo estate, un po’ tutti i genitori fanno “home schooling”.
    La ringrazio per l’interesse ma non diamoci del lei!
    E non sono dottoressa, va bene Irene. 🙂

  • Arianna

    Grazie Irene sarò felice di darti del tu se farai altrettanto. Ho visto il tuo sito linkato nella prima pagina della rubrica e perdonami se mi prendo questa libertà ma trovo il tuo scrivere talmente confidenziale e coinvolgente che mi sembri già una persona conosciuta da tempo. Mi permetto umilmente di consigliarti di pensare ad un libro anche per bambini con le avventure delle tue bambine di homeschooling e non. Un racconto dalla viva voce della Panz (scusami la libertà) io lo comprerei. Aspetto con impazienza di sapere dell’homeschooling part time e Grazie!