Massaggiare il bambino e la mamma con il rebozo

Dopo gli ultimi articoli più scientifici, oggi ho proprio voglia di tornare a parlare della pratica del massaggio. E allora ho pensato: perché non partire proprio da un’esperienza fatta negli ultimi giorni?
Sto seguendo una donna in gravidanza che continua a soffrire di un forte mal di schiena nella zona lombare. Premetto che è un problema di cui molte donne risentono, soprattutto dopo il 6° mese di attesa, e che sono stati scongiurati problemi di altro tipo (evito i particolari per brevità!). Alla fine di uno degli incontri di movimento e rilassamento in gravidanza che tengo in questo periodo, ci fermiamo a riflettere insieme sui momenti di miglioramento e peggioramento del suddetto mal di schiena, anche a seconda delle attività svolte dalla donna.

Risaliamo insieme a un incontro in cui abbiamo utilizzato dei teli (a mo’ di rebozo) per massaggiarci a turno e, ta-dan, scopriamo che in quella settimana la mia bellissima mamma non ha avuto mal di schiena!
Facciamo un passo indietro: cos’è il rebozo? È una specie di scialle, un indumento utilizzato dalle donne messicane. Semplice. Un accessorio che spesso è di cotone (ma anche di lana, di seta…), che messo intorno alle spalle o sulla testa viene utilizzato per ripararsi dal freddo oppure dai raggi intensi del sole. Viene usato anche per portare oggetti pesanti sulla testa senza perdere l’equilibrio, oppure per portare i bambini. È un accessorio che spesso si possiede sin da piccole, che è sempre presente nella vita delle donne.
Il rebozo è un rettangolo lungo mediamente da 1,2 a 3 metri, per intenderci “dovrebbe essere abbastanza lungo da cingere il corpo di una persona e poter sormontare un po’ questa legatura” afferma Doña Irene Sotelo in un articolo reperibile su Midwifery Today. La cosa interessante è questo scialle è anche uno strumento molto usato dalle ostetriche messicane, prima, durante e dopo il parto.
In gravidanza e durante il parto, il rebozo viene utilizzato per effettuare massaggi che favoriscano il corretto posizionamento del bambino o che ne correggano il malposizionamento (in caso di presentazione podalica, posizione occipito-posteriore, asinclitismo), oltre che per alleviare dolori muscolari in zona lombare, pubica o che interessino lo psoas.
Nel post-parto, il rebozo viene utilizzato soprattutto per un massaggio detto “di chiusura”, che viene effettuato su tutto il corpo, zona dopo zona, appunto “chiudendo” il corpo che si è aperto durante il parto. Viene anche utilizzato per un particolare massaggio al bambino, che mescola movimenti a fasce alterne a una serie di cullamenti a fasce unite.
L’idea principale di questo massaggio è quella di andare a rilassare le fasce muscolari tese attraverso una sorta di cullamento prodotto dondolando il telo che cinge la persona. Proprio il rilascio della tensione nelle fasce muscolari della schiena, dello psoas e della zona pubica è ciò che permette, in gravidanza e durante il parto, di correggere il malposizionamento fetale (il bambino avrà più spazio per muoversi e il cullamento potrebbe indurlo al corretto posizionamento) e di alleviare il dolore della donna.
Ovviamente l’uso del rebozo (o di un suo surrogato) è piacevole anche al di fuori del percorso nascita, soprattutto per chi soffre di mal di schiena o di mestruazioni dolorose.
Come vi ricordo sempre, anche questo tipo di massaggio andrebbe effettuato da una persona capace, soprattutto quando utilizzato per correggere il malposizionamento fetale. Per quanto riguarda il rebozo, effettuare il massaggio in modo sommario potrebbe essere controproducente: sia per chi lo riceve, se il movimento è fatto in maniera troppo veloce o intensa, sia per chi lo esegue, perché se non prende le giuste precauzioni per proteggere la propria schiena potrebbe farsi veramente male e soffrirne per i tempi a seguire.

Nel prossimo articolo vi darò qualche dritta per sperimentare questo tipo di massaggio preservando la schiena di tutti ma, nell’attesa, mi raccomando di fare attenzione!

Un piccolo pensiero per salutarvi: che cultura ricca quella in cui le donne portano con sé, una nascita dopo l’altra, un unico strumento, un rettangolo di tessuto (spesso realizzato con le proprie mani) che sarà utilizzato per prendersi cura di sé e degli altri in un modo allo stesso tempo così semplice e avanzato…

Nicoletta Bressan


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