Salute dei bambini, l’alimentazione giusta

Quando sento qualcuno lamentarsi della propria salute mi chiedo se si sia posto delle domande sulla sua vita, in generale, e se il medico ha proposto alternative ai farmaci.

Poco tempo fa mi è capitato di parlare con una signora, amica di famiglia, di un piccolo problema dermatologico ad un orecchio, probabilmente un eczema o dermatite.
Andando dal dermatologo questo le ha prescritto un medicinale, pastiglia, da prendere per un paio di mesi.

Non so se ora sia guarita del tutto e/o se il problema si ripresenterà. Forse, facilmente, ha risolto il sintomo, per un po’, ma non la causa.

Parlando con questa signora, ho potuto capire che il medico non si è minimamente informato delle eventuali cause, ma ha semplicemente consigliato la pastiglia che, forse, tutti i pazienti si aspettano da un medico. In effetti è più semplice prendere una pillola che mettere in discussione tutta la propria vita, e cambiare magari abitudini. Come è sicuramente più facile prescrivere una pastiglia piuttosto che essere informati in primis e poi provare a proporre un’alternativa più naturale.
Non molti dermatologi sono pronti ad accettare che tanti problemi della pelle sono legati a ciò che mangiamo. Io ho l’esempio lampante sotto i miei occhi: quando mia figlia mangia parmigiano (pochissimo per fortuna e solo dai nonni, ahimè ), prodotti lievitati e cacao (alimenti a cui è intollerante) inevitabilmente le vengono tante pustoline sul viso che possono sfociare, se non ne interrompe l’assunzione, in una dermatite molto fastidiosa, come le è capitato qualche mese fa.
Il dermatologo mi ha assicurato che non ci sono relazioni tra la dermatite e sfoghi della pelle e ciò che mangiamo, ma il dato empirico mi dà ben altri risultati.

Non voglio con questo dire di non andare dal medico o di non fidarsi di lui, me ne guardo bene…. Dico solo di provare a tornare ad ascoltare il nostro corpo che tante cose può dirci sulla nostra salute.
Siamo intossicati da mille porcherie, non ultimi lo smog, polveri sottili, metalli pesanti, diossina, pesticidi, ormoni, antibiotici…

Avete notato che i bambini sanno molto meglio di noi cosa può fargli male e cosa no?

Io ho fatto più volte attenzione a questo aspetto durante i pasti, e mia figlia, oltre al fatto che sa ascoltare il suo senso di sazietà, rifiuta praticamente sempre un alimento che poi scopro non essere proprio buono.
Questo deve insegnarci primo a non insistere quando un bambino ci dice “basta”, secondo che sa ancora ascoltare i messaggi che il suo corpo gli invia. Magari “sente” che un alimento non è adatto a lui, senza far analisi sa individuare a cosa è intollerante.
Poi arriviamo noi che diciamo ai nostri figli di mangiare tutto, che quello proprio è indispensabile per crescere, il pediatra ci carica di sensi di colpa e aggiunge che “deve solo abuituarsi” (a cosa, a star male??) e i nostri piccoli dapprima iniziano a tacitare i campanelli d’allarme fino ad arrivare all’età adulta in cui non “sentono” più nulla e imputano i propri malesseri a qualcosa di astratto e così comincia l’assunzione di medicinali di vario genere : pillola per dormire, per la pressione alta/bassa, per l’eczema, per la tosse, per il prurito, per….

Riabituiamo il nostro organismo a “sentire” quando qualcosa non ci fa bene. Fidiamoci di più di “lui” e dei suoi aiutanti: del gusto, dell’olfatto, della vista, del tatto.

Lasciamo liberi i nostri bambini di scegliere il cibo più appropriato per loro; ma questo vuol dire che prima di tutto noi adulti dobbiamo saper proporre alimenti buoni, genuini e poco o nulla lavorati ed elaborati.
La maggior parte degli adulti è intollerante al lattosio ma se ne dimentica solo per soddisfare il gusto e non vuole sentire parlare, per esempio, della quantità di pus contenuta in esso; le carni degli animali d’allevamento contengono antibiotici e ormoni che entrando in circolo nel nostro corpo producono danni, come la resistenza agli antibiotici da parte di alcuni batteri.
I problemi sono molteplici e potremmo fare molto già solo cambiando la nostra alimentazione.

Almeno proviamoci! Anzi: provateci!

Alla prossima.

Clara D’Attorre


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