Sonno dei bambini, tra fisiologia e ascolto

Quello della nanna è uno degli argomenti di maggior interesse per i neogenitori (assonnati!) che sono alle prese con i bisogni notturni del loro bambino. Spesso a rendere la situazione più faticosa è un problema di aspettative, dato che nell’immaginario comune il neonato “mangia e dorme”. Non a caso la domanda classica che si rivolge alle mamme riferendosi al nuovo nato è proprio: “È bravo, dorme?”
Parte da qui il nostro tascabile La nanna è facile, facendo chiarezza sulla fisiologia, ovvero il funzionamento del sonno nei più piccini. Perchè i neonati dormono sì, ma non come noi adulti.
I loro cicli di sonno sono più brevi e i momenti di passaggio dalla fase di sonno più profondo (non REM) a quella di sonno meno profondo (REM) sono più frequenti. Ed è in questi momenti di passaggio che più facilmente il bimbo si sveglia.
Con la crescita, la durata dei singoli risvegli si riduce progressivamente fino a diventare di pochi secondi (come accade anche agli adulti) e il bambino impara pian piano a riaddormentarsi in modo autonomo.
Ma finchè è piccino, il bimbo ha bisogno di sentirsi rassicurato dalla presenza di mamma e/o papà per riprendere sonno quando si sveglia di notte. È normale che sia così. E proprio la risposta del genitore a questa esigenza di rassicurazione aiuta il bambino a crescere più sicuro di sè e quindi, quando sarà più grande, maggiormente autonomo.

vignetta sonno bambiniEppure, tra i vari suggerimenti che vengono offerti ai genitori messi a dura prova dalla mancanza di sonno, il più diffuso è quello di “lasciar piangere” il bambino, perché impari a non cercarli più quando si sveglia la notte. In pratica, il genitore dovrebbe attendere prima di rispondere al pianto, per un lasso di tempo sempre più lungo, finchè il piccolo impara che piangere è inutile.

Ma se ci pensiamo, il pianto è l’unico modo che il bimbo ha a disposizione per segnalare un suo bisogno. Ed è grazie alla risposta del genitore che il bimbo acquisisce fiducia negli adulti e, allo stesso tempo, nelle proprie competenze, dato che si scopre capace di richiamare a sé la mamma e il papà.
Ciò non significa che il genitore debba intervenire al primo sussurro del bambino. A volte, infatti, il piccolo si riaddormenta da solo dopo qualche secondo. Altre volte è sufficiente una parola rassicurante, una carezza, o la semplice presenza del genitore perché riprenda sonno serenamente.

Ma il suggerimento contenuto nelle pagine di La nanna è facile è quello di diffidare degli esperti che propongono ricette “magiche” per far dormire i bimbi. Ogni bambino è diverso e così ogni famiglia, come può lo stesso metodo funzionare per tutti?
Infine, forse conviene diffidare di qualunque metodo vi imponga di comportarvi diversamente da come vorreste. I genitori siete voi, chi conosce vostro figlio meglio di voi? Chi può dirvi come dovete accudirlo?

E allora, a ogni famiglia la sua soluzione. Quella che più si adatta alla propria realtà e che permette a tutti, grandi e piccini, di riposare al meglio.
Con la consapevolezza che anche i risvegli notturni fanno parte dell’avventura di genitori. E soprattutto che si tratta di una fase. Quando si torna a dormire di più, la stanchezza di questi primi tempi diventa solo un lontano ricordo. Anche piuttosto vago!

Finchè non ha inizio una nuova fase di notti in bianco, in attesa che l’amato figliolo rientri a casa dopo una serata con gli amici. Ma per questo c’è tempo, per fortuna 🙂

Giorgia Cozza

Per approfondimenti La nanna è facile!

libro sonno bambini


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