Bambini e computer a scuola, meglio aspettare

Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e di computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo! La Scuola dell’Infanzia e i primi due
anni della Scuola Primaria devono essere luoghi completamente liberi da schermi.”

Questa la preghiera di Franco Lorenzoni, maestro elementare, sul numero 117 della rivista Il Quaderno Montessori. Un appello che non mancherà di essere accusato di anacronismo, oggi che l’avanzata digitale pare inarrestabile e che presto conquisterà la scuola.

Il progetto del Ministero dell’istruzione prevede l’introduzione delle lavagne digitali multimediali nelle scuole primarie, e l’abolizione del libro cartaceo.

Quando i nostri figli – già a casa – sono dipendenti da videogiochi, consolles, tablets, telefonini…”Bambini sempre meno capaci di attenzione prolungata“. C’era bisogno anche di questo?

Il punto non è tanto tecnologia sì/tecnologia no, semplicemente cercare di non “appiattirsi sul presente e seguire l’onda“. La scuola, almeno nei primi anni, dovrebbe offrire altro: una realtà al di fuori dei confini di uno schermo, libri con pagine da toccare, sfogliare, un “mondo vero per nutrire i loro pensieri e la loro immaginazione. [I bambini] Hanno bisogno dei loro corpi tutti interi, capaci di toccare con mano le cose e non essere ridotti solo a veloci polpastrelli. Hanno bisogno di sporcarsi con la terra piantando, anche in un piccolo giardino, qualche seme che non sappiamo se nascerà. Hanno bisogno di essere attesi e di conoscere l’attesa, di sviluppare il senso del tatto e gli altri sensi e non limitarsi al touch screen.

Di seguito l’appello per intero, per indurci a riflettere su quale sia il tipo di istruzione – ed educazione – che desideriamo davvero per i nostri bambini

Appello perché bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, siano liberi da schermi e computer nella scuola. 

Il Ministero dell’Istruzione progetta di portare in sempre più aule le LIM (Lavagne Interattive Multimediali), cioè schermi giganti collegati a un pc, in un momento in cui le classi si affollano sempre più di bambini – fino a 30 e 31 – e, quando è assente un insegnante, spesso le classi si accorpano e il numero cresce. A partire dal prossimo anno, inoltre, i libri di testo cartacei saranno progressivamente sostituiti con supporti informatici da leggere su tablet.
Tutto ciò avviene in un contesto in cui, con la diffusione di I-phone e cellullari dell’ultima generazione, genitori ed adulti sono ovunque e sempre potenzialmente collegati alla rete, dunque sconnessi o connessi solo a intermittenza con i bambini che hanno vicino.

Il nuovo tsunami in arrivo
Ben prima del diluvio tecnologico, dilagato in ogni casa e ogni tempo, bambine e bambini si sono trovati a fare i conti con adulti distratti. Ciò che sta cambiando radicalmente e rapidamente è che ora, nel reagire alle consuete distrazioni adulte, bambini anche molto piccoli trovano facilmente anche loro attrazioni altrettanto potenti.
Le industrie, per vendere, escogitano marchingegni sempre più attraenti, maneggevoli e sofisticati, rivolti a bambini sempre più piccoli. Ai genitori, spesso immersi anche loro nel grande gioco virtuale onnipresente, molte volte fa comodo che un figlio abbia a disposizione un gioco elettronico o un cellulare, perché diventa muto e trasparente e può restare interi pomeriggi tranquillo, in quanto completamente immerso in uno schermo interattivo.
Il risultato è che i bambini sono sottomessi, fin dalla più tenera età, ad un bombardamento tecnologico senza precedenti e si moltiplicano le ore che, anche da molto piccoli, passano davanti a schermi di ogni misura. Chi prova ad opporsi sa quali battaglie quotidiane deve combattere in casa per limitare l’uso compulsivo di play station di e videogiochi sempre più accattivanti. L’attaccamento a schermi grandi e piccoli ha tutte le  caratteristiche di una droga, perché ormai nessuno può più nutrire dubbi sulla dipendenza che crea.

La scuola, in questo contesto, deve affrontare con intelligenza e sensibilità la questione, rifiutando di appiattirsi sul presente e seguire l’onda. L’illusione che, di fronte a bambini sempre meno capaci di attenzione prolungata, li si possa conquistare lusingandoli “con gli strumenti che a loro piacciono” è assurda e controproducente.
Liberiamoli finché siamo in tempo
Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e di computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo! La Scuola dell’Infanzia e i primi due anni della Scuola Primaria devono essere luoghi completamente liberi da schermi.
Non ho nulla contro la tecnologia (che tra l’altro può essere di grande aiuto per i bambini che hanno bisogni educativi speciali, come nel caso della dislessia), ma è necessario reagire alla troppa esposizione tecnologica
dei più piccoli. L’uso di computer e supporti informatici va introdotto, con gradualità e cautela, solo dopo gli 8 anni. L’ingresso nel mondo e il primo incontro con le conoscenze strutturate è cosa così delicata da meritare la massima cura e un’aula dotata di un grande schermo cambia la disposizione dello spazio e della mente.

Esperienze per loro, non il mondo virtuale

Bambine e bambini hanno bisogno del mondo vero per nutrire i loro pensieri e la loro immaginazione. Hanno bisogno dei loro corpi tutti interi, capaci di toccare con mano le cose e non essere ridotti solo a veloci polpastrelli. Hanno bisogno di sporcarsi con la terra piantando, anche in un piccolo giardino, qualche seme che non sappiamo se nascerà. Hanno bisogno di essere attesi e di conoscere l’attesa, di sviluppare il senso del tatto e gli altri sensi e non limitarsi al touch screen. Se lasciamo che pensino che il mondo può essere contenuto in uno schermo, li priviamo del senso della vastità, che non è riproducibile in 3D. Gli altri e la realtà non si accendono né si spengono a nostro piacimento. I primi anni di scuola rischiano di trasformarsi in un tempo dove regna l’irrealtà.

Ma i bambini hanno un disperato bisogno di adulti che sappiano attendere e accogliere le parole e i pensieri che affiorano, che siano capaci di ascoltarli e guardarli negli occhi. Esigono tempi lunghi, muovere il corpo
e la testa, dipingere e usare la creta. Devono essere condotti a entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. E cominciare a scrivere e a contare usando matite, pennelli e pennarelli, manipolando e costruendo oggetti per contare, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole.
Toccare, annusare modificare…
Hanno bisogno di scontrarsi e di incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi. Tutto questo davanti a uno schermo NON SI PUO’ FARE! Scuole dell’Infanzia e Scuole Primarie in questi anni sono state tra i rari luoghi pubblici in cui gli immigrati hanno trovato in molti casi spazio e accoglienza. La scuola italiana è tra le poche in Europa che cerca di integrare i disabili. La convivenza non è un insegnamento, ma una pratica difficile e quotidiana, che richiede spazi, tempi e strumenti adatti. Se una generazione di giovani insegnanti entreranno in scuole dotate di LIM e tablet inevitabilmente, inesorabilmente, si troveranno a fare cose che fanno male ai bambini, dimenticando ciò che è essenziale, semplice e difficile a farsi.

I nativi digitali: chi sono?
Si usa chiamare i neonati nel nuovo millennio nativi digitali. La sorte  dei nativi, in molti continenti, è stata segnata da colonizzazioni violente e distruttive, giustificate in nome della civiltà e del progresso. Evitiamo
che anche i nostri piccoli nativi siano colonizzati precocemente e pervasivamente da tecnologie che, nei primi anni, impoveriscono la vita e l’immaginario infantile.

Franco Lorenzoni
maestro elementare


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  • Clara

    Sono assolutamente d’accordo con questo maestro. Trovo assurdo e deleterio per la crescita dei bambini questo abuso di supporti tecnologici…Avranno tempo per adoperarli quando le loro “sinapsi” saranno “mature” per affrontare il touch screen, l’ebook, l’ipod… Già dai nomi sono riduttivi, concisi, essenziali. I bambini devono svilupparsi in altezza, larghezza e profondità di sguardi e pensieri. Se ci fosse una petizione la firmerei subito!

  • camillo

    Sono sostanzialmente d’accordo col maestro e la sua proposta, ossia “limitare” l’uso dei dispositivi elettronici (tablet, pc, etc.) almeno fino agli 8 anni del bambino, soprattutto se a scuola. Però per me non deve essere una limitazione totale, ossia una privazione, non possiamo comunque rifiutare la tecnologia e i suoi strumenti, quel che bisognerebbe fare (e lo so che è la cosa più difficile da farsi) è di limitare il loro uso ad una integrazione, un complemento rispetto alle altre attività e strumenti “tradizionali” (ossia non tecnologici) che il bambino deve utilizzare nel suo apprendimento, nel percorso scolastico e di vita in genere, dosando la tecnologia con il giusto criterio. Non è neanche giusto che il bambino si carichi 4 kg di libri e quaderni in uno zaino quando basterebbe un tablet di pochi grammi per contenere centinaia di testi multimediali. Insoma, ci vuole sempre il giusto mezzo e misura, in tutte le cose.