La gravidanza raccontata dalla pancia delle mamme

Sono tante, tutte diverse, le pance delle mamme,  e tutte raccontano la storia di una maternità cercata, altre volte “arrivata”, con radici profonde che segnano e si rivelano, lasciando un alone che ricorda e riecheggia in tutte noi.

In fondo è facile riconoscerci attraverso delle smagliature o morbide forme, in una postura che ha il sapore di mamma.

La pancia delle mamme è sfacciatamente bella, sorprendentemente femminile, perché Ricorda.

In lei sono impressi nove mesi di accoglienza, di protezione e di crescita in uno scambio che genera e nutre. Il suo valore? Incommensurabile, perché portatrice di un mistero che è Vita.

La pancia delle mamme spesso è nascosta, camuffata, schiacciata in abiti che mascherano e non danno dignità ad una forma che è sorprendentemente donna, perché morbida come un caldo abbraccio. Le curve che disegnano il corpo di una mamma ci regalano paesaggi inaspettati dove tutto è bellezza, tutto è contenimento.

I nostri ventri segnati urlano agli occhi spesso “non vedenti” la loro forza generatrice, in un’esplosione di orgoglio di donna che ha accolto. Le pance delle mamme, poi, spesso diventano un morbido cuscino che accoglie i figli che nascono dal cuore, e il corpo si trasforma in una casa che protegge, luogo sicuro dove rifugiarsi durante gli acquazzoni della vita.

Le mille facce della maternità, che si rivelano negli sguardi complici di ogni madre, ci ricordano che mamme non si nasce ma si diventa, attraverso numerose strade che la vita ci propone.

Armonizziamo le nostre forme di donne e di madri, senza inseguire modelli preconfezionati che annullano un passato che ci appartiene perché presente nella nostra vita, per sempre. Guardiamo a noi stesse con amorevole complicità, perché in ognuna c’è una storia che va narrata e ascoltata perché ricchezza inesauribile, scaturita da un’eredità che si tramanda sin dalla notte dei tempi.

Iniziamo dalla nostra pancia, adesso, sussurriamo a noi stesse parole di orgoglio e di tenerezza, ridisegniamo quella smagliatura che proprio non ci va giù, perché traccia indelebile che non va via, proviamo a ricordare la nostra cicatrice del cesareo e, se facciamo fatica, ri-scopriamola sorridendo a questo strano varco tra noi e la vita.

Ricordiamo alle nostre braccia, magari non più così definite, tutte le volte che hanno accolto, sostenuto, abbracciato i nostri figli di pancia o di cuore, e ridiamo alla vita, che ci ha donato tanto, un corpo e un cuore di mamma da amare.

Cecilia Gioia


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