Massaggiare il bambino: fermarsi e ascoltare

Prendiamoci tempo. Fermiamoci un attimo. Restiamo in ascolto. È inutile fare un massaggio con fretta, come se fosse solo un’altra delle cose che bisogna fare nella giornata, tra tantissime altre. Poggiamo le nostre mani ferme sull’altro o, perché no, su di noi. Sono qui, mi fermo per dedicare un po’ di tempo a te (o a me).

Ma tutte le cose che dobbiamo fare ancora prima che arrivi l’ora del riposo, di tutto ciò che ancora dovremo fare domani, di tutti i pensieri e le preoccupazioni che ci portiamo in giro ogni giorno come uno zaino pesantissimo pieno di sassi… cosa ne facciamo? Poggiamo a terra lo zaino e lo lasciamo lì, per un po’. Scuotiamo un po’ le spalle, risvegliamole dopo tanta fatica. Ahhhhh, che sospiro di sollievo.

Ora sì, ascoltiamo cosa accade sotto le nostre mani poggiate, cosa succede a noi, cosa succede all’altro. E persino… cosa succede tra noi. Un grande silenzio si diffonde nell’aria, carico di sensazioni, vibrazioni, emozioni: “(…)proprio adesso noi stiamo vivendo e qualche cosa proprio ora ci stiamo scambiando” dice un grande poeta moderno*.

L’energia che scorre in noi e tra noi può essere semplicemente chiamata elettricità, ma le diverse culture l’hanno chiamata in modi differenti e ne hanno fatto la base della teorie e delle pratiche riguardanti la salute e la malattia. Lo scompenso delle nostre energie porta sempre al malessere (ne ho già parlato in un articolo precedente, trattando il sistema di calma e connessione e il sistema di attacco o fuga), eppure uno dei modi più semplici e meno dispendiosi per curarsi sta semplicemente nel fermarsi e ascoltare. Il corpo non mente.

Fermarsi. Punto. Anche se a volte abbiamo paura che ci cada il mondo addosso se ci fermiamo. Ma spesso fermarsi non è sinonimo di “perdere tempo”, quanto di guadagnarlo: il tempo dedicato a sé e ai nostri cari si dilata, si allunga, si vive a pieni polmoni. Ecco del tempo di qualità, che ci fa sentire subito meglio.

Ascoltare. A volte con gli occhi chiusi. Ma con i sensi vivi, con le orecchie aperte a percepire ogni respiro, ogni fremito, ogni sospiro. Il tatto sente le tensioni e i muscoli che si rilassano, il tono delle membra, la temperatura della pelle. Le inserzioni muscolari dicono se siamo a nostro agio, se siamo scomodi, se apprezziamo o meno ciò che sentiamo. Il respiro diventa più profondo. Il ritmo si impossessa dei nostri gesti.

Se ci fermiamo sentiamo in profondità il battito del cuore. Nostro e altrui. Certo, è tutto molto intimo, perché chiediamo a qualcuno di entrare nel suo spazio personale: persino quando è una persona che conosciamo bene, a noi cara, bisogna entrare in punta di piedi e a volte attendere sull’uscio finché non siamo invitati ad avanzare. Però io mi stupisco sempre, andando da anni da un terapista professionale, della freschezza di questo incontro che ti aiuta, senza mai essere invadente.

Quando poi è una mamma con il suo bimbo, o un papà con la sua bambina o con la sua compagna, questa intimità è un prosieguo e un arricchimento di quella già esistente nel rapporto.

 
Rimango sempre fortemente meravigliata della poesia che c’è in un solo tocco. In un massaggio, ma anche solo in uno sguardo che accarezza, in una frase che vibra sulla pelle. Mi meraviglia sapere che, ancora nel 2013, tra oggetti, consumismo, tecnologie, progressi della medicina, scoperte……… siamo capaci di tornare alle profondità di quello che siamo, di toccare la carne che ci rende umani e le emozioni che ci rendono unici, di comunicare stando in silenzio e di capirci ancor meglio che con le parole, di arrivare così vicini fino a sfiorarci le anime e poi di poter tornare, smisuratamente ricchi, finalmente leggeri.

È un miracolo ed è qui, tra le nostre mani.

Nicoletta Bressan

*Lorenzo Jovanotti, Falla girare, Buon Sangue-Lorenzo 2005, 2005


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