VIDEO – I bambini in cucina imparano a condividere il cibo

Chi lo dice che in cucina si mangi e basta? In cucina si impara, e più spesso di quanto crediamo siamo noi a dover apprendere dai nostri bambini che sorprendentemente ci pongono di fronte ai nostri stessi limiti.
Guardate questo video girato per la raccolta di fondi contro la fame nel mondo di Experimento Comparte promosso dall’ACH. Alcune coppie di bambini vengono fatei sedere ad un tavolo trovando di fronte a loro dei piatti il cui contenuto è celato da un coperchio, ma solo uno tra di loro troverà un delizioso sandwich, eppure tutti i bambini coinvolti nel filmato dimostrano di voler condividere il loro panino con il compagno che invece non ce l’ha, e lo fanno con assoluta naturalezza e spontaneità.

Posti di fronte ad un dilemma che richiama il problema della iniqua distribuzione del cibo, tutti i bambini dimostrano di saper condividere e lo fanno senza bisogno di forzature da parte nostra perché naturalmente empatici e pronti ad immedesimarsi negli altri.
In un mondo che possiede le risorse per sfamare il doppio della sua popolazione totale, tre milioni e mezzo di bambini ogni anno muoiono per problemi legati alla denutrizione o alla malnutrizione. E’ un imperativo morale per noi genitori coltivare e sostenere qualità ed inclinazioni che sappiamo essere naturalmente presenti nei bambini per non lasciarli sprofondare nello stato di rassegnazione ed ineluttabilità nel quale ci troviamo noi adulti.
Un modo efficace per iniziarli a riflettere e sviluppare consapevolezza della dolorosa piaga della fame nel mondo.
Spesso infatti i nostri lamenti sulla denutrizione di bambini meno fortunati di loro di fronte all’ennesimo piatto di avanzi finito nella spazzatura suonano ai nostri figli come vuote ed astratte ammonizioni prive di valore, mentre l’esempio concreto risulta molto più efficace e persuasivo. Il messaggio è chiaro: se chi possiede di più rinunciasse ad un po’ di quello che ha, ci sarebbe cibo per tutti. Dolorosamente vero.

Michela Boscaro


Potrebbero interessarti anche


  • elisa

    Sono ovo-vegetariana per scelta, evito grassi idrogenati, glutammato e cose di questo genere, ma per il resto sono di bocca stra-buona. Mi piace tutto, assaggio tutto e all’estero gusto tutto. Evito di sprecare il cibo, e non butto nulla se non in casi eccezionali e con dispiacere (come quella volta che per cause di forza maggiore sono mancata di casa una settimana più del previsto e gli gnocchi sono ammuffiti). Però vedo intorno a me un sacco di gente schizzinosa, sprecona e dalla spazzatura facile. Per esempio quando si esce a mangiare ed è più quello che lasciano nel piatto perchè “non mi va più”, “è insipido”, “c’è un cubetto di sedano in un chilo di sugo e non mi piace”. Vivo con una persona che compra due melanzane perchè le vendono nella vaschetta, una la cucina e l’altra la butta perchè “tanto la lascio lì a fare la muffa”, che apre i vasetti di sott’oli, ne mangia un po’ e il resto lo butta perchè “domani non hanno lo stesso sapore”, cuoce del riso, ne mangia un po’ e quello che avanza lo butta perchè “non mi va di mangiare due volte la stessa cosa”, compra il pane confezionato a fette e butta la prima e l’ultima perchè “sono troppo spesse e poi hanno la crosta” e nemmeno le viene in mente di farlo seccare e farci il pangrattato… Guardo in televisione quelli che fanno le torte e che quando ce n’è qualcuna brutta la fanno finire direttamente nel sacco nero. Ogni volta provo una fitta al cuore. Trovo tali comportamenti estremamente menefreghisti e maleducati. E magari queste stesse persone sono quelle che, di fronte a una persona che muore di fame, magari pure al semaforo sotto casa, dicono “Poverino! Eh vabbè, noi che ci possiamo fare”. Non mi aspetto che a tutti debba piacere tutto come a me, e non sono dell’idea che si debba pretendere che i bambini vuotino il piatto per forza. Credo che anche il concetto del “mi abbuffo per non sprecare” possa condurre a comportamenti alimentari patologici. Però ritengo che ai bambini si possa insegnare con l’esempio ad avere riguardo per il cibo, ad apprezzare una varietà di gusti genuini, a non mettere nel piatto più di quanto pensino di riuscire a mangiare… E non sprecare il cibo credo sia prima di tutto una questione di rispetto, per la propria coscienza, per proprio denaro, per l’ambiente e per la vita umana.

    • Che dire Elisa. Quel che scrivi e’ drammaticamente vero e quel che possiamo fare dal canto nostro piuttosto limitato perche’ se c’e’ qualcosa di difficile da fare e’ scalzare le care vecchie abitudini che ci trasciniamo dietro. Molto piu’ facile crescere i nostri figli come consumatori consapevoli ed attenti a patto che ci sia a monte un lavoro di revisione critica da parte di noi genitori, che a differenza dei nostri genitori e nonni non abbiamo vissuto le privazioni della guerra e del dopoguerra e non siamo stati abituati in egual misura al rispetto del cibo.
      Ciao!