Sostegno alle neomamme: libere di scegliere la propria maternità

Raccolgo ogni giorno storie di mamme che raccontano di maternità uniche e speciali e scopro quotidianamente, con dolore, che le mamme non scelgono.

Affermazione dura la mia, ma consapevole, dello stato attuale di noi donne e della scarsa rete di sostegno che promuove la nostra autonomia e competenze.

Già, iniziamo dalla rete, spesso invisibile, spesso con maglie troppo larghe che lasciano sfuggire emozioni e bisogni silenziosi espressi dalla mamma con gli strumenti di cui dispone e che spesso non ricevono la giusta attenzione.

Le mamme arrivano ai Corsi di Accompagnamento alla Nascita e dalle analisi delle aspettative, attraverso la semplice domanda: “Perché siete qui?”, si apre un mondo di insicurezze, in cui si svela il bisogno di medicalizzazione per sentirsi più sicure.
Perché avviene questo? E soprattutto, come operatori, come accogliamo questo bisogno?
Non voglio fornire risposte, ma solo spunti di riflessione, dove ognuno di noi possa iniziare a chiedersi cosa non funziona in questa fantomatica “rete” spesso esaltata e sopravvalutata.
Bene, continuiamo, sorvolando il parto e le gioie e i dolori di un momento unico per la donna, tanto temuto e tanto sognato, ricco di momenti spesso “indimenticabili” perché “non scelti”.
Il postpartum, poi, si trasforma in una giungla, dove la mamma prova a “scegliere” sebbene sottoposta costantemente a numerose critiche ed eventuali difficoltà che non sostengono la consapevolezza mammesca, ma minano le piccole e grandi certezze acquisite nei 9 mesi.
Anche in questo caso, la mamma molte volte non sceglie, a partire dall’allattamento, dal sonno e dall’accudimento, per arrivare alla “scelta più idonea” del contatto, e potrei continuare per ore.
E non finisce qui, arriva il rientro al lavoro, una ripresa non facile per noi mamme. Anche in questo caso la mamma spesso non sceglie. E non parlo di decidere o no di riprendere il proprio lavoro, ma di una scelta più sottile dove qualsiasi decisione venga presa sarà sempre sottoposta a critica e a giudizio esterno.
Un esempio? Se la mamma ricomincia a lavorare a pieno ritmo, non va bene, perché trascura troppo il proprio bambino. Se decide di prorogare i tempi di rientro, è una lavoratrice che approfitta e che non protegge il proprio lavoro. E altri innumerevoli esempi che come donne e mamme abbiamo vissuto e viviamo sulla nostra pelle.

Anche in questo caso, dov’è la scelta, la mia scelta? Una scelta è consapevole, matura, libera, perché legata ai miei bisogni di madre e a quelli del mio bambino. Una scelta è senza filtri e mediazioni, e permette di vivere la mia maternità gustandone appieno momenti unici e irripetibili, perché legittimati da una “rete” che dovrebbe sostenermi e tutelarmi e che spesso, ahimè, giudica e condiziona.
Come donna e mamma voglio scegliere, perché competente per i miei figli.
Come psicologa che lavora nella rete, ne riconosco il “mal funzionamento”, e voglio ricominciare da qui, perché una mamma ha il diritto di scegliere consapevolmente il suo “essere mamma”, e noi il dovere di sostenerla, sempre.
Cecilia Gioia


Potrebbero interessarti anche