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Genitorialità a rischio in Italia

genitorialità a rischioNel vasto contesto della civiltà occidentale e dei suoi valori – il profitto di pochi a discapito di molti, la competizione e il consumismo – l’Italia purtroppo s’inserisce perfettamente.

Quella che Scott Nearing chiama distruzione provocata dalla civiltà occidentale anche sulla famiglia americana, che è sparita come unità e forza sociale, la possiamo riferire anche alla società italiana.

Come negli Stati Uniti, anche in Italia nella maggior parte dei casi lavorano entrambi i genitori e i bambini passano ore a scuola, spezzando così un ritmo di vita domestico e rinunciando ad abitudini e consuetudini che sarebbero molto significative nella vita dei bambini. I nostri bambini, anche con l’aumento delle malattie croniche e della disabilità di apprendimento, sono lo specchio del fallimento della civiltà occidentale. Anche le madri e i padri, trascurati nei loro ruoli, rispecchiano questo fallimento.

La triste realtà che vediamo nella civiltà occidentale, compresa l’Italia, è l’oppressione della genitorialità, dove i genitori e la famiglia mancano di un sostegno concreto da parte della società a tutto vantaggio di stili di vita che derivano direttamente dal mettere al primo posto i disvalori di una civiltà capitalista, industrializzata e alienante.

Ai genitori che vogliono allevare bene i propri figli tocca quindi fare un enorme sforzo, così in America come in Italia, dove andrebbe preso ad esempio il bellissimo ed esaustivo Manifesto per i genitori del XXI secolo, che nasce con l’intento di proteggere i figli dai pericoli della società frutto della civiltà occidentale.

Dal Manifesto, diviso in 24 punti riguardanti tutti gli inutili traumi cui è sottoposto il bambino costretto a crescere nella civiltà occidentale, si evince che dovrebbe essere adottato alla lettera anche in Italia. Ma non è così semplice, così come in tutte le altre parti del mondo occidentale.

A cominciare dallo stress che la madre italiana, e con essa il suo bambino – la mamma spesso lavora per molti mesi prima della nascita del bimbo – subisce nella fase prenatale, per continuare con i traumi alla nascita (uso della forza, di droghe inutili e di interventi nocivi) , che dovrebbe essere invece il più naturale possibile. Ma parliamo anche di allattamento al seno: quante mamme ancora ci rinunciano, convinte di non avere abbastanza latte o di dare al bambino latte “non buono”: questo del mancato allattamento al seno è forse l’esempio più eclatante di disinformazione a vantaggio delle case produttrici di latte in polvere. Lo stesso discorso di disinformazione a vantaggio delle industrie farmaceutica e alimentare si può fare per quel che riguarda i vaccini e l’abitudine ai cibi tossici e non sani.

Di disinformazione continuiamo a parlare per quel che riguarda l’abitudine a tenere in braccio i bambini piccoli il meno possibile, l’abitudine a lasciarli piangere disperatamente per l’assurda credenza che il pianto rafforza i polmoni, l’abitudine (tutta figlia della società consumistica) di lasciarli ore davanti alla TV, ai video giochi e al computer, condannandoli così a una vita sedentaria, a disturbi neurologici e a un pericoloso distacco dalla vita all’aria aperta, a contatto con la natura. Ci sono bambini che si addormentano sui banchi di scuola perchè privati del sonno, perchè costretti a seguire i ritmi degli adulti.

Ma di genitorialità a rischio di deve parlare anche quando i bambini sfuggono al contenimento dei genitori. Un esempio lo vediamo nella “moda” di ragazzini di dodici anni (favorita da un’istituzione quale è la scuola che  dovrebbe in realtà collaborare con i genitori) di fare il pranzo di fine anno scolastico senza insegnanti e senza genitori. Il fenomeno è recente ma si espande a macchia d’olio.

Ci sono poi, sia in America che in Italia, traumi più sottili, più difficili da individuare ma non meno dannosi, come il trauma dell’adultismo, per cui il bambino (per mancanza di rispetto e perchè è “solo” un bambino) viene maltrattato, redarguito pesantemente, ferito, umiliato, e il trauma della condiscendenza, dove si minimizza e si sottovaluta l’intelligenza del bambino. E quanti bambini vediamo subire la disperazione cronica dei genitori, le loro depressioni; quanti bambini vengono privati del salutare messaggio che i problemi possono essere risolti, e questo anche con il loro aiuto.

Come si è visto, nella civiltà occidentale i bambini sono sacrificati nelle loro esigenze fisiche, educative, psichiche e morali, così negli Stati Uniti come in Italia. Alcuni passi avanti sono stati fatti rispetto alla situazione che si verificava alla metà del XX secolo, ma molto, moltissimo ancora resta da fare. Soprattutto: informare. Ma anche impegnarsi in prima persona come mamma e papà. Per questo noi crediamo che il Manifesto per i genitori del XXI secolo debba essere diffuso e applicato il più possibile anche in Italia, a tutto vantaggio di “eroici genitori” e di figli che cresceranno sereni, senza paura, sani ed equilibrati.

Anita Molino

Per approfondire consigliamo la lettura di I vostri figli hanno bisogno di voi e del recente articolo Genitorialità a rischio nella cultura occidentale.

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