Inizio della scuola alle porte, ma per gli homeschoolers?

La riapertura delle scuole è ormai vicina, e con l’inizio di un nuovo anno scolastico inizia anche, in parallelo, un nuovo anno “non scolastico”. Ma mentre tutti sanno con certezza indicare a che età si comincia ad andare a scuola, definire quando si inizia a fare homeschooling è meno semplice.
A livello burocratico, in realtà, la risposta è univoca: l’homeschooling inizia ufficialmente quando, al posto dell’iscrizione alla scuola primaria, si invia al direttore scolastico di riferimento la comunicazione in cui si dichiara che si assolverà personalmente all’obbligo dell’istruzione del proprio figlio, esercitando il relativo diritto sancito dalla Costituzione.
A livello pratico, trovo che la risposta sia più sfumata. E’ stato tema di confronto, qualche tempo fa, in un gruppo tematico sull’apprendimento naturale, e le risposte erano eterogenee. Mi è venuta voglia di condividere un po’ di riflessioni in proposito, sperando che alle mie si aggiungano le vostre.
Personalmente, ritengo poco descrittivo includere nel fenomeno dell’homeschooling solo i maggiori di sei anni. Poco descrittivo perché non si inizia certamente ad apprendere (e nemmeno a leggere o scrivere, e neppure a “studiare”) a sei anni. Se una delle ragioni per cui si intraprende un percorso di apprendimento descolarizzato è il rifiuto delle categorizzazioni scolastiche basate sull’apprendimento per età, non ha molto senso mutuarne le tempistiche e le definizioni.
Se ogni ciclo scolastico è strutturato in modo da avere un inizio e una fine legate all’età (si inizia la primaria a 6 anni, le medie inferiori a 11 ecc.), un percorso di apprendimento che si proponga di preservare la naturalità e la libertà dell’apprendimento non può non essere visto come un processo continuo, in cui i “fatidici sei anni” non sono poi così “fatidici”, ma sono un momento di crescita e di apprendimento vissuto in piena continuità con i momenti precedenti e successivi.
La scelta di non iscrivere i propri figli alle scuole primarie ha quasi sempre un percorso pregresso importante. Un percorso che investe diversi piani: educativo, ideologico, didattico…
Percorso che può trovare conferma nell’ufficializzazione della propria decisione ai 6 anni del bambino, oppure no (molto dipende anche dalle circostanze, del resto non è un percorso a senso unico nel quale si possa entrare ma non uscire, uscire ma non rientrare…Sono molte le famiglie in cui, per una vasta ridda di motivazioni, l’homeschooling si sia intersecato con periodi di scolarizzazione tradizionale), ma della cui importanza credo sia doveroso non dubitare.

E’ difficile pensare che si possa arrivare ad ufficializzare la propria scelta di educazione familiare senza considerare la centralità di questo percorso pregresso.
Parlando della nostra esperienza diretta (che ho scoperto essere non molto originale, ritrovando in altre famiglie una certa comunanza di percorsi) nella nostra scelta di non scolarizzare le nostre figlie non c’è stato un “momento X”.

Pur conoscendo l’homeschooling e appassionandomi molto delle forme di apprendimento informali e familiari non mi ero posta il proposito di attuarle come mamma, inizialmente. La decisione è emersa “da sola”, era la naturale conseguenza di quello che avevamo creduto e perseguito come genitori… da sempre, probabilmente. Dalla nascita, addirittura.
A ben vedere, comunque, anche la scolarizzazione è ormai un processo che inizia molto prima dei sei anni e le cui varie fasi sono pensate come legate l’una all’altra (il che spinge a presentare la scuola dell’infanzia come “propedeutica” alla scuola primaria, ad esempio). In una società che prevede la larghissima diffusione di forme di scolarizzazione precoci ed intensive, scegliere un’alternativa è nei fatti già homeschooling. I genitori che sottraggono i propri figli alla prescolarizzazione si confrontano già con problematiche, pratiche, curricola, interrogativi e, non ultimo, pressioni sociali già pienamente inerenti all’homeschooling “ufficiale”.
Se è pur vero che solo con la dichiarazione inviata al dirigente scolastico la scelta dell’homeschooling cessa di essere un fatto “privato” e diventa “ufficiale”, lo è anche il fatto che di privato in questa scelta c’è ben poco anche prima, per chi la vive. Mediamente la domanda “Vai a scuola?” è la terza che viene rivolta a un bambino, dopo “Come ti chiami?” e “Quanti anni hai?”.

Nel sentire comune si inizia ad andare, e anche a non andare, a scuola molto presto.
Anche il confronto con le problematiche, i curricola e le pratiche che investono la dimensione strettamente didattica inizia ben prima dell’età prefissata come inizio “ufficiale” della didattica formale nel percorso scolarizzato. Quando un bambino si avvicina spontaneamente all’alfabetizzazione e chiede al genitore di affiancarlo e facilitarlo nell’imparare a scrivere, leggere, contare (ma anche quando un bambino si appassiona di storia, scienze, geografia…In realtà qualunque spinta alla conoscenza include genitori e figli nella didattica), i contenuti hanno molto in comune con gli obiettivi didattici della scuola primaria, anche se l’età non coincide con essa.
Dunque quando si può iniziare a fare homeschooling? Come sempre la risposta dipende dal bambino. Secondo alcune scuole di pensiero – ad esempio quella montessoriana- un inizio precoce risponderebbe alla naturale inclinazione e al naturale desiderio del bambino di apprendere. La Montessori chiamava questa fase “assorbimento”, per indicare come i bambini appunto “assorbissero” con estrema facilità competenze e conoscenze semplicemente per imitazione.

“Approfittare” di questo naturale istinto comporta benefici a più livelli: permette di affinare le capacità legate alla manualità fine, potenzia l’attitudine all’ascolto, concorre a rinforzare i legami di attaccamento. In un’età in cui il bisogno della presenza genitoriale è primario, passare molto tempo insieme pone le basi di un rapporto fondato sulla fiducia reciproca. Introiettare la fiducia che il genitore ha nelle proprie capacità ha effetti a lungo termine a favore dell’indipendenza e della capacità di affrontare sfide (e l’apprendimento è una sfida continua!).
Inoltre, il fatto che a quest’età (o meglio: a quest’età più che mai, niente vieta che questo resti vero…per sempre!) apprendimento e gioco siano inscindibili rappresenta un ulteriore e importante vantaggio: apprendere si lega a  esperienze divertenti e gratificanti, e questo consente al bambino di sviluppare un amore per l’apprendimento che lo accompagnerà per tutta la vita.
Consideriamo poi che l’emergere del cosiddetto “periodo epistemico” (la fase dei “perché”) rappresenta il non plus ultra in termini di apprendimento naturale. I processi cognitivi di questa fase, improntati a una curiosità inesauribile e a un bisogno incessante di conoscere cause e funzionamenti della realtà circostante, permettono di apprendere in modo massimamente creativo e quasi impone la trasformazione di situazioni quotidiane in occasioni di apprendimento.
Ciò nonostante è importante non avere fretta e non precorrere i tempi individuali, con pressioni e insistenze che si rivelerebbero non solo controproducenti ma anche in aperta e palese contraddizione con l’aspirazione ad offrire ai propri figli la possibilità di apprendere in modo naturale.
La fase di assorbimento si prolunga fino a 4-5 anni ed oltre, in più ha una capacità di attenzione e concentrazione maggiore, e tempi di attenzione fisiologicamente più lunghi.
Vale sempre la pena tenere presente che, come non esiste un bambino uguale a un altro, non esisterà un homeschooling uguale all’altro: il senso di fondo è consentire al bambino di essere il protagonista del suo apprendimento, seguendolo in quello che resta il suo cammino, senza spingerlo e senza trattenerlo.
Per tornare alla domanda iniziale dunque, il vero inizio dell’homeschooling è individuale.
Forse l’unico che può fissare il momento di inizio del proprio percorso di homeschooling è il bambino con cui si fa homeschooling. Mi riprometto di indagare con la diretta interessata – con la diretta interessata dialogante, intendo.
Aspetto però anche le vostre risposte: quando è iniziato, a vostro parere, il vostro homeschooling? E a parere dei vostri figli? I rispettivi “inizi” coincidono?

Irene Malfatti


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