Allattamento al seno: bisogno della mamma o norma biologica?

I pregiudizi sull’allattamento al seno sono tanti quanta è l’ignoranza della nostra cultura sulla fisiologia della lattazione umana. Nel mio libro ne ho elencati 71 e di questi quello che mi sembra sempre più inaccettabile e offensivo è: Una mamma che allatta un bimbo oltre i primi mesi lo fa per un suo bisogno non certo per il bene di suo figlio.


Certo, perché se anche fosse, i bisogni della mamma non contano. Mai.

Finché la donna è in “stato interessante” interessa a tutti, il suo corpo rappresenta la fertilità ed è custode della vita che prende forma e spirito. Dopo che è nato il bambino invece, la donna non interessa più a nessuno ma anzi, più passano i mesi, più le sue scelte sono poste sotto riflettori, puntati ben bene sulla sua persona, carichi di giudizi e di presunte colpe foriere di altrettanto presunte patologie psicofisiche sue o provocate da lei stessa sul proprio bambino.

In un certo senso tutte le scelte che prevedono le cure prossimali – cioè la vicinanza tra il corpo della madre e quello del bambino – vengono criticate sempre più man mano che il bimbo cresce. Sembra che il corpo della madre e il contatto che ne deriva scadano come uno yogurt inacidito o addirittura rappresentino e/o rivelino un grave pericolo per la salute di entrambi.

La nostra cultura è basata sulla convinzione che serva il distacco forzato per crescere: il bambino bravo sarà quello che dorme da solo prima possibile, che si stacca dal seno da solo prima possibile; che starà in camera sua a giocare da solo senza disturbare il prima possibile, e così via.
Tutto questo non trova alcun riscontro né nello studio dell’antropologia, né nella letteratura basata sulla fisiologia.

Anzi! Esistono decine e decine di studi che dimostrano senza alcun dubbio esattamente il contrario di ciò che continua ad affermare la nostra cultura. Non solo, ma tutto questo non riflette in alcun modo le indicazioni mondiali di organi autorevoli come l’OMS, l’UNICEF, l’AAP o la nostra ACP che hanno prodotto da anni documenti ufficiali dove si dice a chiare lettere che “se mamma e bambino lo desiderano l’allattamento al seno può continuare fino a due anni e oltre e che questo non provocherà alcun problema al bambino né fisico, né psicologico”.

E allora perché le donne che compiono tale libera scelta dopo essersi attentamente informate, o anche soltanto per istinto, e aver avuto il coraggio di andare controcorrente, devono subire tali giudizi da parte di chi sta loro intorno, o peggio da molti disinformati operatori del settore?

Il primo motivo è che manca l’esempio visivo di una mamma che allatta liberamente il suo bimbo grandicello in pubblico, in quanto le donne sono costrette spesso a nascondersi, a non dire – per esempio – al pediatra che allattano per non essere derise o appunto giudicate come donne egoiste che tengono legati a sé i loro figli per propri scopi.
Vorrei sapere poi quali sono questi scopi. Se il bisogno è quello di portare avanti la norma biologica dell’essere umano e di non sacrificare l’allattamento sull’altare dell’ignoranza, allora sì, questo è un bisogno delle donne che compiono questa scelta e di tutta la specie umana.

Se il bisogno è quello di godere a lungo degli effetti della prolattina e dell’ossitocina prodotte durante l’allattamento, che aiutano la mamma a dormire meglio perché mantengono la sincronia del sonno con quello del bambino (nel rispetto di questo profondo regalo che la gravidanza fa ad ogni donna), allora sì, anche questo è un bisogno di ogni donna che scelga di allattare quanto vuole.

Se il bisogno, inoltre, è quello di essere agevolate in toto dagli ormoni che aiutano nelle cure materne in generale, e a innamorarsi dei propri bambini anche (e non solo ovviamente) grazie all’allattamento protratto per tutto il tempo che si desidera, allora anche questa è una necessità delle mamme.

Se il bisogno è quello di essere spesso impegnate in un compito talvolta molto faticoso, no, non si tratta di un bisogno ma di un atto d’amore scelto con coscienza da molte donne, giudicate senza ritegno per mero pregiudizio culturale. Se il bisogno è quello di doversi nascondere per un atto che dà gioia e fa stare bene, no, neppure questo è un bisogno delle mamme e dei bambini, ma al contrario rappresenta una mancanza di libertà inammissibile in una società come la nostra, apparentemente civilizzata.

Inoltre sfido chiunque allatti per anni a costringere il proprio figlio ad attaccarsi al proprio seno. Perché nella nostra cultura oltre ad avere così poca fiducia nelle mamme e a farle sentire in colpa per questo, si ha così poca stima dei bambini? Nessun bambino ciuccia dal seno di sua madre se non vuole, è impossibile. E lo farà capire molto bene. Come nessun bambino starà nel lettone dei genitori quando cresce e comincia a stare scomodo o a sentire l’esigenza di avere il suo spazio.

Nella danza relazionale fra adulti e bambini presente in ogni famiglia, nel rispetto della diversità dei ruoli e delle esigenze, perché dobbiamo sempre andare a ficcare il naso? Allattare è un atto che prevede una scelta informata e che necessita di impegno, fatica, coraggio e rispetto. La suzione del bambino mantiene la caratteristica di essere ricercata anche per fini non nutritivi fino al quarto anno di età e questa è la norma biologica dell’essere umano.

Nessuno dice nulla se un bambino di 3 anni utilizza ciucci o biberon mentre ciucciare al seno viene visto come un atto disdicevole o addirittura come indice di patologia materna e di futuri problemi nel bambino. È proprio l’atto relazionale a dar fastidio. Quanta ignoranza c’è sulla relazione madre/bambino da una prospettiva transculturale, antropologica e basata sulla fisiologia anziché sulla presunta patologia?

Quindi la nostra società ha un problema circa la conoscenza della fisiologia della lattazione umana e circa il giudizio negativo contro una relazione madre/bambino basata sul contatto, sulle cure prossimali e sull’affettività. Questo succede anche perché manca una formazione adeguata e specifica in moltissimi operatori del settore: numerosi pediatri, educatori e la maggior parte degli psicologi sono ancorati a teorie antiche e prive di riscontro scientifico che portano a dire alle madri, dopo alcuni mesi dalla nascita del bambino, di smettere di allattare per presunti rischi alla salute psicofisica del piccolo.

Laddove vengano chiesti a costoro gli inesistenti studi a riprova di tali rischi, presentando loro invece gli studi che provano esattamente il contrario, si assisterà il più delle volte a scene esilaranti che nulla hanno a che vedere con la professionalità di cui tutte le mamme hanno bisogno (sì, anche questo è un loro bisogno) nel preciso momento in cui affidano la salute dei loro figli ad un esperto.

Perché le mamme hanno bisogno di fare le mamme, non le pediatre, le educatrici o le psicologhe se queste non sono informate e non hanno alcuna intenzione di alzare l’ancora e di salpare verso la corretta informazione e l’aggiornamento professionale. E hanno bisogno di essere ascoltate e accolte dagli esperti come dai familiari e dalla società. Invece di giudicarle per le loro scelte, chiediamo loro come stanno, se hanno bisogno di aiuto o anche “soltanto” di ascolto, sostegno e incoraggiamento.

In conclusione quali sono i bisogni delle mamme qualsiasi scelta compiano (anche quella di non allattare affatto)?
Le madri hanno bisogno di essere libere di scegliere; di accedere ad informazioni chiare, condivise, aggiornate, documentate e indipendenti da interessi economici da parte degli operatori sanitari e non, ma soprattutto hanno bisogno di essere rispettate, incoraggiate, sostenute e non giudicate.

Alessandra Bortolotti


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  • Lia

    Bellissimo articolo…ora lo stampo e lo faccio leggere alla mia pediatra, chissà che non le si apra un mondo e decida di informarsi ed adeguarsi alle esigenze di mamma e bambino, una volta tanto!!! Spero presto ex pediatra…

  • lisa

    Grazie bellissime parole….peccato non tuttile condividano,anzi… già ora che mio figlio di sei mesi ha iniziato le pappe mi fanno commenti sull’allontanarlo dal seno quanto prima… ma perché, dico io?! Se leggeste anche il libro stupendo di Gonzalez sull’allattamento…

  • Maurizia

    Sicuramente ognuno a diritto di fare come vuole ma allora non bisognerebbe giudicare neanche chi ad allattare proprio non ci pensa.

    • redazione

      ma chi giudica? Di fatto però sotto accusa sono sempre le madri che ad allattare ci pensano, eccome, essendo questa la norma biologica…

  • laura

    buonasera, Sono una mamma che allatta felicemente al seno da 25 mesi, mia figlia e io siaml molto legate, è una bimba serena e in salute, entrambe abbiamo subito un parto traumatico a causa della violenza ostetrica subita nell ospedale dove ho partorito, l allattamento è stato anche terapeutico per riprenderci da quellabruttoa esperienza tuttavia ho iniziato a soffrire di attacchi di panico scaturiti da quel trauma e soffritere d insonnia. Mi sono ricolta alla psicologa dell asl, la quale ha puntato il dito su allattamento e sonno condiviso pretendendo di interrompere entrambi e costringere mia figlia a dormire tutta la notte, sobo scappata piangendo alla seconda seduta, poi ho iniziato a seguire una psicoterapia cognitivo comportamentale mettendo in chiaro sin da subito che la mia idea di maternage soddisfaceva me , mia figlia e la famiglia dunque non ero disposta a metterla in discussione, la d.ssa inizialmente ha detto di non aver nulla contro l allattamento e si è mostrata empatico poi a lungo andare ha iniziato a dirmi che dovevo allontanare dal lettone mia figlia, parlando di autonomia e di ricomposizione della coppia, ho spiegato che per Noi tutti era fattore di stress stare lontani e sembrava avesse abbandonato l idea, ieri invevemi dice che il fatto che io allatti ancora è inutile perché se smettessi mia figlia non avrebbe ne scompensi fisici ne psicologici, io ho ribadito chesicuramente le apporto benefici e lei ha abuffato, sta diventando veramente frustrante per me questo suo approccio e ho ribadito che l allattamento oltre i benefici che produce e’ per noi un alleato per ridurre lo stress che insonnia e pensieri mi causano. Non posso cambiarla perché ormai ho investito troppo e non posso ricominciare da capo e per il resto non sembra male, sebbene dopo 3 mesi non sia migliorato nulla. Vorrei scriverle una lettera nella quale le spiego una volta per tutte perché allattero a termine e vorrei citare fonti scientifico così magari potrò darle uno spunto per supportare le mamme anziché Continuare a seguire il suo motto “mamma serena, bimbo sereno” indicando il latte artificiale come soluzione di serenità. Per me è fatidioso, ma io sobo di coccio e seguo il meglio per mia figlia, ma altre mamme sicuramente cedono alla sua pressione e si occupa proprio di supporto a famiglie neonate quindi mi preme far qualcosa. Mi date una mano? Grazie infinite e compkimenti per la pagina